Proscrizione

Questo tipo di narrativa era proscritto duramente dall’ufficialità letteraria. I lettori dei quotidiani ne andavano pazzi, ma i feuilleton bisognava importarli dall’estero, traducendoli. Pochi, pochissimi autori nostrani ne scrivevano, disonorandosi. Il coraggioso De Marchi ci si provò, col proposito di dimostrare che si poteva fare un buon libro anche tenendo in considerazione le esigenze e le attese di un pubblico più numeroso e meno acculturato. Non solo: pensò di adottare la struttura di un genere romanzesco ancora agli albori ma già di successo: il poliziesco o, come allora si diceva, il giudiziario. A caratterizzarlo era la narrazione delle procedure d’indagine relative a un caso delittuoso: donde l’appello alle emozioni truci, procedendo per colpi di scena sensazionali, salvo ristabilire l’ordine della giustizia in sede conclusiva.

Vittorio Spinazzola, dalla Introduzione, 2006.

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