La vita segreta

Siamo divenuti schiavi del web molto prima di capire in che misura la tecnologia avrebbe cambiato le nostre vite. In un certo senso internet ha fornito gli strumenti della creazione letteraria a chiunque avesse un computer e fosse disposto a nuotare in quel pozzo senza fondo di alterità che è la rete. J.G. Ballard aveva previsto che lo scrittore non avrebbe più avuto un ruolo nella società — che sarebbe presto diventato superfluo, come certi personaggi dei romanzi ottocenteschi russi. «Dal momento che la realtà esterna è pura finzione,» scrisse Ballard «lo scrittore non ha bisogno di inventare nulla, tutto è già dato». Ogni giorno in rete si ha la riprova delle sue parole; internet è un mercato dell’identità. Grazie alle mail, ognuno può comunicare in maniera istantanea e invisibile, nei panni di se stesso o in quelli di qualcun altro. Ci sono sessantasette milioni di nomi ‘inventati’ su Facebook, molti dei quali conducono chiaramente una seconda vita, meno ordinaria, e comunque meno tracciabile. Nessuno sa chi siano realmente. La crittazione ha reso l’utente medio un fantasma —uno pseudonimo, un simulacro, un riflesso. In questo contesto, solo il nostro potere d’acquisto ci rende reali, e quell’io di cui ancora possiamo disporre è bersagliato da offerte di potenziamento – un nuovo colore degli occhi, un’assicurazione migliore, un corpo più snello — da parte di aziende di marketing e compagnie telefoniche che poi trasmettono i nostri dati ai governi, i quali mirano a renderci nuovamente visibili nell’interesse della sicurezza nazionale.

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