Etruscan Mystery – I.1

I
UN ANTICO INGINOCCHIATOIO
mercoledì

Quando mise mano all’inginocchiatoio scorticato dal tempo, Carletto Massi si rese conto che sarebbe stato difficile farlo passare per un tardo Cinquecento. L’usura delle superfici era buona, ma la fibra del noce era troppo grigiastra e il telaio dell’antina era assemblato con incastri a dentello, anziché a mezzo e mezzo come nell’ebanisteria rinascimentale.
L’antiquario s’allontanò di un passo, per inquadrare meglio l’insieme di listelli disseccati. Sollevò il coperchio del basamento e ne scrutò il rovescio, corrugando scettico la faccia carnosa.
Stavolta, forse, il vecchio Milesi non ci sarebbe cascato. Il vegliardo era già imbufalito per l’interruzione dei lavori di boiserie nel suo palazzotto di Pontassieve, dove aveva versato un anticipo sostanzioso, e ora avrebbe aguzzato la vista e cercato il cavillo. Eppure lo spessore dei fianchi era grosso, benché l’inginocchiatoio non avesse più di centocinquant’anni. La ferramenta era giusta, le assi dello schienale erano fissate orizzontalmente con bei chiodi fatti a mano. Un lavoro sopraffino per un falsario dell’Ottocento, a parte quella maledetta antina.
Fece scorrere le mani tozze lungo il mobile, senza trovare scassi sospetti, e quando estrasse il cassetto s’irrigidì sdegnato. Le infami code di rondine che ne incastravano i pezzi quasi gli rivoltarono lo stomaco.
Sedette su uno sgabello e si mise a ragionare, puntando nel vuoto gli occhi grigi e ravvicinati. I raggi densi di pulviscolo piovevano dalle finestrelle sui cumuli di masserizie che invadevano lo spazio.
Il vecchio Milesi avrebbe letteralmente sbavato per un inginocchiatoio del Cinquecento. Gli avrebbe perdonato non solo i ritardi nei lavori di restauro, ma anche il pezzo di soffitto a cassettoni che s’era andato a fracassare sul pavimento. Colpa di quella mummia isterica, naturalmente, con la fretta che gli metteva.
Attraversò rannuvolato l’ampia rimessa, grattandosi la testa ingrigita. Spostò un gruppo di poltroncine Luigi Sedici e un canapè senza le molle. Cassettiere vecchie e antiche, cassoni semisfasciati, tavoli accatastati lo costrinsero a un percorso labirintico fra legni secchi e polverosi. Raggiunse un cassone pieno di assicelle e vi frugò senza fretta, con attenzione, sollevando nuvolette che rotearono nell’aria. Dopo aver estratto alcuni listelli di legno intagliato, li rigirò nelle mani valutandone la compatibilità con la venatura del mobile. Un’aria soddisfatta gli distese il volto. Il materiale, tarlato e annerito dai secoli, c’era.
«Eccoti servito, bischero» borbottò beffardo. Gliel’avrebbe fatto vedere al vecchio ramarro di cos’era capace. Sarebbe stato uno spasso. Innanzitutto una bella patina calda, poi un cassetto ricostruito a regola d’arte, col frontalino d’epoca da inchiodare nello spessore dei fianchi. E Infine, l’antina: anche quella da rifare.
Prese i legni, li portò sul mobile e ve li dispose sopra. Montati, rifiniti e scuriti, quei pezzi d’Alta epoca avrebbero dato autenticità. Per il vecchio sarebbe stato un affare comunque, considerato il livello dei restauri a prova d’esperto che gli aveva eseguito finora.
Era l’altro affare, invece, che gli dava da pensare. Un affare delicato, da prendere con le molle. Si grattò le parti basse, lo sguardo preoccupato, pizzicando i calzoni pieni di macchie. Lì bisognava studiarlo bene, il modo di muoversi.

(I.1 – continua)

Annunci