la carta

Chi usa il social per fotografare ed esibire l’articolo di giornale o di rivista che parla di un certo libro (proprio o altrui), in pratica invita a fare due cose: “andare” a comprare il giornale o la rivista per leggerne la recensione e il trafiletto, e in seconda istanza “andare” a comprare il libro.
Ma se uno passa il tempo su Facebook, difficilmente va a distrarsi uscendone, se non per incombenze o commissioni necessarie. Si ha l’impressione che pensare d’indurre ad andare in edicola — con una foto postata sul social — chi d’abitudine legge, consulta, si esprime e vive nel social diventi sempre più velleitario. «Hai visto? Vallo a comprare e cerca questa pagina!» sarebbe il messaggio. Cioè, si documenta l’esistenza dell’articolo stampato e si chiede di andarselo a procurare dal giornalaio, cercando la pagina dove c’è la recensione o la segnalazione. E lo si fa lì, in un mare dove già nuotano recensioni segnalazioni e articoli di tutti i generi, di tutti gli orientamenti, di tutte le levature, che sarebbero capaci di riempire tutte le giornate di tutti i navigatori. «Perché la qualità sta nella carta stampata», sarebbe il messaggio di seconda istanza: cosa sempre meno vera, purtroppo, ma anche sempre meno utile, soprattutto in un habitat dove le abitudini e le prassi vengono sempre più condizionate.
Io vedo un lungo, lento tramonto.