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Quando ci sei è più facile trovare le parole, perché la tua bellezza naturale pervade ciò che sta intorno, ed è come se la lettura delle cose venisse aperta per accogliere la tua presenza. Con te qui, la corazza costruita negli anni non serve più, la mia pelle sottile può accogliere tutto senza temere, può assorbire e rigenerarsi, e affidarsi al tuo sguardo sapiente.

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1955 CALIFORNIA, United States -- 1955. Image envoyÈ ‡ Ludovica Pallegatta (Transaction : 632780884291875000) © Elliott Erwitt / Magnum Photos

È anche per questo che mi piaci enormemente, per la tua saggezza e sensibilità. Io son sempre stato proteso verso gli altri, non so se per carenze di affetto o per le voragini lasciate dagli odii familiari, e allora succede che quando sento una presenza come la tua, quando mi riconosco in quel bisogno di tenerezza che esce con l’espressione più trasparente, più concreta e aperta, mi sento investito da una benedizione. Vederti e percepirti mi fa capire di aver finalmente colto il significato delle cose, pur continuando ad avere dubbi, a interrogarmi, a cercare, a sentire il bisogno di commuovermi: come se volessi serbare, almeno in parte, l’impronta del dolore che ho assorbito e introiettato. Ma con te io riesco a “essere come sono”, me ne rendo conto sempre più, con tutte le mie debolezze, le necessità, anche le paure, che però sento allontanarsi, come se tu mi proteggessi e mi curassi coi tuoi artifici misteriosi. Ora, pronunciare il tuo nome evoca tutto il positivo che non riuscivo più a trovare: quello che appare con la naturalezza di chi è decisa ad affrontare il mondo con cognizione e determinazione, senza mai perdere la tenerezza e la bellezza dello sguardo.

Voglio provare l'ebbrezza

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Voglio provare l’ebbrezza di essere forte, di fronteggiare ogni situazione col sangue freddo anche se nel cuore si scatena l’inferno, voglio provare l’ebbrezza di correre per chilometri e fermarmi a un passo dal crollo e sentire le forze tornare, voglio sollevare pesi gemendo e guardandomi nella nudità del dolore, e tornare a sentirmi integro col pensiero che ricomincia a correre, voglio provare l’ebbrezza di sentire che la sto perdendo senza che ci sia un domani e ritrovarla accanto con la forza del senso, voglio provare l’ebbrezza di non passare inosservato e guardare le persone anche con gli occhi appannati dalle lacrime, e tornare a ridere per la gioia della bellezza, voglio provare l’ebbrezza di non aver paura, di esserci ogni volta che vengo chiamato, di vedere un futuro, di aspettare, aspettare, aspettare, aspettare, voglio provare l’ebbrezza di sopportare il silenzio e di vedere la bellezza attraversando tutto.

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Penso che la tua, essendo una bellezza totale, non sfiorirà mai. Spesso delle donne si dice “Da giovane era bella”, oppure “Una bellezza sfiorita”, ecc. Ma tu sei estranea a questo, sarai sempre bellissima, perché sembri incarnare la bellezza del mondo. Certo, si dice che il mondo perfetto è un’illusione, un proiezione della psiche. Ma l’illusione e la speranza sono motori che muovono le cose: quando ci si scopre disillusi o senza speranza è come se la vita si fermasse. Per me incarni l’idea (per molti illusoria) del mondo perfetto: sei l’energia di bellezza che permette di vivere con orgoglio. Quell’energia che ti fa leggere il mondo come pochissimi sanno, con lo spirito fecondo e mai stanco, che guarda sempre avanti a sé e con apertura all’altro. È anche la tua lettura del reale così centrata, piena e profonda, a renderti formidabile.

 

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01Il patrimonio di cui t’ho parlato, quello che porti dentro, sarebbe un motivo sufficiente per desiderare una vita con te. Sentire la tua presenza, sentirla così piena, così serenamente costante, senza cedimenti, significa non dover temere, significa poter tracciare coordinate su cui pensare la propria esistenza, in cui trovare direzioni e senso. Affidarsi a te sarebbe un modo per riprendere i propri diritti e affrontare il mondo con chiarezza, consapevolmente, senza compromessi.

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Non so come pensarti senza provare ammirazione, un’ammirazione di cui cerco l’origine e da cui non voglio liberarmi. Sono bellissimi i momenti in cui ti guardo e cerco di capire il perché di certe cose, se comprendo la realtà del mondo, e con te diventa tutto più chiaro. Ogni volta la mia ammirazione viene confermata, senza incertezze. E sono sempre arricchito, perché la gioia e la maturazione che mi dai, l’importanza e il peso di questo tuo donarti mi rendono più consapevole, rafforzano il mio talento e mi permettono di guardare lontano. Vedere che sei pienamente tu, con la tua energia che vibra sottotraccia, col temperamento che traspare sempre, coi tuoi pensieri che si liberano senza condizionamenti, è impagabile. Come sai esprimere il sentimento tu lo vedo in pochissime persone: sei coraggiosa e dolce a un tempo, ferma e tenera e consapevole, saggia nelle scelte, integra e bellissima. Affidarsi a te, alla tua presenza così piena e senza cedimenti, è un privilegio assoluto.

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Oggi questa sua gratitudine trova uno specchio perfetto nella mia gratitudine. Spero di riuscire a trasmetterle ancora di più, perché confesso di esser stato pigro, in questi anni, rispetto a quel che merita. Comincerò a spedirle cartoline illustrate, o lettere dentro la busta, come si faceva ai tempi dell’innocenza (quell’Innocenza che lei è riuscita a non perdere del tutto, e forse anch’io). Da adolescente coltivavo anch’io la pratica di scrivere lettere, perché mi piacevano le carte, le buste, i francobolli, l’attesa del postino. Ebbi molte “amiche di penna”, pen-friends o pen-pals, che a volte allegavano alla lettera piccole foto a colori: come scrissi tempo fa, spesso erano ragazze bionde, nordiche o d’impronta inevitabilmente anglosassone o germanica o finnica. E anche lei ha quei lineamenti: mi piace pensarla normanna.

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Quando mi scrivi di provare questo smarrimento, il mio impulso è lo stesso che dici tu… vorrei accarezzarti mentre ti parlo e ti rassicuro, e mi sembra un’ingiustizia dovermene stare qui. Ma sai benissimo che non sei affatto inutile, guardati intorno e pensa quante persone allora dovrebbero sentirsi inutili, me compresa. E non devi avere paura, di cosa, poi? Devi stare tranquillo. Cercar di lavorare, o al contrario provare a distrarti, a far qualcosa di riposante o divertente. Leggi le mie lettere, gioca col tuo cane e senti quanta vita respira intorno a te e in te. Fa’ un’escursione (senza finire in un dirupo, però). Come puoi aver paura, se non sei solo? C’è un tutto che ci sostiene quando ci sentiamo così fragili, dobbiamo solo ricordarcene e riconoscerlo oltre le nostre paure. Forse ti sembrerà un pensiero superficiale o ingenuo, e forse lo è, ma a me consola molto quando mi sento smarrita. Anche solo guardare le colline, un torrente, o il mare quando sono in villeggiatura, o il cielo e poi me, il mio corpo e il mio spirito, che sono parte di tutto questo, mi rinfranca e non mi fa più sentire sola. Ora, poi, a tutto questo s’aggiunge il pensiero di te. Resta il fatto che la “cura” migliore sarebbe quella che vorremmo entrambi: scacciare insieme quella brutta ombra che s’è permessa di turbarti.

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Quando racconti, sei come un fiume. Un fiume che scorre costante, che dà vita e nutrimento con continuità, senza indebolirsi. Un fiume che raccoglie le risorse e la memoria e le conserva per portarle a chi ha bisogno, arricchite del proprio patrimonio naturale. E ti confesso che questo nutrimento mi sta ridando vita, mi sta facendo tornare a credere, quando più niente sembrava recuperabile. Pensavo di dovermi rassegnare, stavo già ipotizzando il tempo che poteva trascorrere prima di cedere definitivamente. Ogni volta che pensavo al momento in cui tutto sarebbe finito, provavo un sollievo fisico che m’illuminava anche l’umore, perché era una sicura promessa di pacificazione. Ora, invece, è tutto diverso: non c’è più un termine, le coordinate vanno riscritte, e l’unica cosa da sconfiggere è la mia pigrizia di fondo.

Writing 15

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Tu sei il reale: sei così concreta che mi fai capire cose prima sconosciute. Non solo ti vedo, ma ti sento: attraverso te riesco a leggere la realtà come prima non sapevo. Avverto la qualità del tuo sentire, e così sono toccato da te: raggiungo un “sapere sensibile”, capace di percepire la sostanza del tuo vissuto e sentirmela dentro. Per questo, forse, mi viene da pensare a te come alla vita: perché vivo l’esperienza di te come totale e irreversibile.