Come cocchieri ubriachi

Ugo Mulas, James Rosenquist, New York, 1964

Vende galletti d’oro il Signor Niente,
spille e pifferi sparsi di pupille.
Madame Evenidus regala succo di mele,
ma nasconde dietro il sedere una trappola,
per ingabbiare i fantasmi di questa kermesse.
Entrate nella poesia, fratelli in Cristo,
ponetevi nei versi come lampade, voi verdi.
Con sciarpe corvine ci abbindola il Niente,
con un ammiccare di frange. Ma a un tratto
scopre di avere un mantello di ghisa, un rovente, un maldestro
cappuccio di piombo. E non parla più, si vergogna,
non parla, non ciarla. Ma niente paura. Ben presto
altri fonografi scagliano traumocanzoni,
e riprende a imbrogliarci Madame Evenidus
con paesaggi tromboni e svenute venezie, con Hauptsouvenirs.
A zigzag, a zigzag, come cocchieri ubriachi,
tornano gonfi fantocci dai cimiteri,
e ricomincia su un filo di gondola
il balbettio d’ogni giorno, d’ogni vita.

Angelo Maria Ripellino, in Gruppo 63. L’antologia