Fiat e il Capitale

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Secondo indiscrezioni di stampa, Fiat avrebbe sondato le banche per organizzare un aumento di capitale, e questo oggi ha provocato un crollo del titolo, che è arrivato a perdere oltre il 5% toccando un minimo di 3,464 euro. Ovviamente, è arrivata la smentita di Fiat, che ha permesso al titolo di recuperare buona parte del terreno perduto.

La quantità di denaro di cui la società avrebbe bisogno – da 1 a 2 miliardi di euro, secondo le indiscrezioni – servirebbe per concludere l’acquisto del 41,5% di Chrysler oggi posseduto da Veba, il fondo sanitario del sindacato americano dei lavoratori dell’auto. Fiat, che oggi possiede il 58,5% di Chrysler, ha bisogno di salire al 100% della proprietà se vuole attingere al suo ricco cash flow (circa 1 miliardo di euro all’anno, si stima). Questo perché, allo stato attuale, i vincoli interni sul debito impediscono a Chrysler di distribuire liquidità alla controllante Fiat. E Fiat, che nel disastrato mercato europeo “brucia denaro”, ha un gran bisogno di quella liquidità, visto che nel solo 2012 la perdita operativa in Europa sarà di 700 milioni di euro.

Per l’acquisto di queste quote, c’è un accordo tra Fiat e Veba secondo cui la prima può acquistare ogni sei mesi il 3,3% di Chrysler a un prezzo determinato secondo i multipli medi del settore auto. Ma quest’estate Veba ha contestato il prezzo, e la vicenda è andata in controversia legale dinanzi al Tribunale del Delaware. Fiat intende pagare le azioni Chrysler sulla base di una valutazione del 100% dell’azienda pari a 4,4 miliardi di dollari; secondo Veba, invece, il 100% di Chrysler vale 10,4 miliardi di dollari, che è tutta un’altra faccenda: quindi Fiat dovrebbe pagare 4,36 miliardi di dollari (circa 3,3 miliardi di euro) per acquisire il 41,5% mancante. Superfluo sottolineare che per Fiat è importante ottenere la totale proprietà di Chrysler, così procederebbe rapidamente alla fusione fra le due aziende e avrebbe accesso diretto al mercato finanziario Usa: non so se mi spiego.

 

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A quanto dicono, Fiat è sempre più dipendente da Chrysler: i risultati del quarto trimestre 2011 mettono in rilievo questa forte dipendenza del gruppo. Fiat ha archiviato un quarto trimestre con un trading profit di 765 milioni di euro, di cui ben l’85% (pari a 639 milioni di euro) è stato generato da Chrysler. Questo a causa del basso contributo ai risultati di Fiat Auto, che nel trimestre ha addirittura perso 15 milioni di euro a livello di trading profit. Un risultato che è comunque meglio delle aspettative, che vedevano pessimisticamente un trading profit in rosso per 100 milioni di euro.
Per il 2012 vengono buone indicazioni da Chrysler e dal Brasile, mentre le prospettive per l’Italia restano deboli. Nella composizione dei profitti si prevede che crescerà ancora il contributo di Chrysler e del Brasile, mentre continuerà a diminuire quello dell’Italia e dell’Europa, nonostante il lancio in grande stile della nuova Panda (“ma fateci il piacere…”,  verrebbe da dire). Il contributo negativo dell’Europa dovrebbe essere controbilanciato dal buon andamento del Brasile, dove per il 2012 Fiat stima una crescita del mercato.
Quest’anno dovrebbe essere ottimo per Chrysler, che prevede di vendere dai 2,2 ai 2,4 milioni di auto, in crescita dai “soli” 2 milioni del 2011. Ma nella seconda metà del 2012 pare difficile che riesca a mantenere tassi di crescita così robusti: quest’anno l’unico nuovo modello che verrà lanciato è il Dodge Dart, mentre a gennaio in Italia e in Francia le vendite del marchio americano sono crollate rispettivamente del 17% e del 24%. Mica tutti hanno i portafogli gonfi, no?

Carramba


Il sogno di stanotte — o meglio, quello del mattino, visto che si ricordano sempre i sogni più recenti — è stato abbastanza ordinario. Sono in auto, la mia utilitaria piccola e scattante: qualcuno sulla strada va troppo lento e io lo sorpasso con un movimento secco e deciso. Ma ci sono i carabinieri, che mi fermano subito. Io scendo, mi rivolgo a loro amichevolmente e guardo le loro facce, che a loro volta si guardano con aria “possibilista”, del tipo: “siamo indulgenti, via”. Del resto sono uno del luogo, sono innocuo e non minaccio gli equilibri della comunità, e nell’auto irregolarità non ce ne sono. Ma a quel punto i carabinieri sulla strada diventano un consesso di militi non più in comune uniforme, assumono l’aria di essere graduati, e mi ascoltano attenti mentre espongo loro certi argomenti, che quando mi son svegliato mi apparivano ben chiari, ma ora che scrivo lo sono molto meno, anzi sono svaporati e non li acchiappo più. Ricordo però che argomentavo in maniera assertiva e convinta, forse convincente, fino al punto in cui la voce mi si affievolì fin quasi a spegnersi, non mi usciva se non bassissima, e l’uditorio faticava a comprendere. Mi accade spesso, di perdere la voce nel sogno, proprio quando si avvicina il momento del risveglio.