appunti #0

MeyerDussackenOL

La massima di Stephen King — Scrivi di ciò che sai — è senz’altro azzeccata, lui non è l’unico a sostenerlo. E io sono d’accordo. Penso che farei esattamente questo: raccontare uno scenario, un ambiente, delle situazioni che siano moderne ma universali: non importa in che anno ci si trova. Ci saranno naturalmente i computers — come ci sono nella nostra vita — ma il protagonista vivrà in un villaggio di costa in cui i tempi sono ancora scanditi all’antica, dove ci sono i focolari e in cui si raccontano ancora le storie degli avi.
Penso che l’Inghilterra più autentica sia quella dei sixties-seventies, e che dopo di allora sia cambiata poco, se non nella megalopoli multietnica Londra, che però è un altro pianeta. Dunque scriverei con naturalezza e senza preoccupazioni, e penso che mi uscirebbe bene. Poi: ai lettori dovrebbero interessare l’Avventura e l’Azione, non specificamente l’accurata ricostruzione storica: quest’ultima sarà una struttura che regge il narrato, ma non potrà assumere troppo peso.
Una volta lessi un aneddoto su un produttore cinematografico di Hollywood: quando un regista o autore si metteva a raccontargli la storia di un progetto di film, con gli aspetti psicologici e di background ecc., lui esortava a venire al sodo: “Come to the chase”, diceva, “Vai all’inseguimento”, all’azione. La storia che vorrei è avventura, mistero, corsa, battaglia, amore, amicizia, valori. L’inquadramento storico dovrà essere accurato, ma quanto basta alla sua funzione di “nutrimento” di una storia complessa che in realtà è fuori del tempo, in quanto universale. Il messaggio universale è in grado di affascinare i lettori di tutto il mondo, come sappiamo. Gli stessi fantasmi che evoca King sono universali, e la serie della Torre Nera (che non conosco) suppongo stia fuori del tempo, ma sia dannatamente “dentro” tutto ciò che ci riguarda.

 

bike

Stamane sono uscito per la pedalata un po’ più tardi. Ho preso la direzione monte, quindi ho percorso un bel tratto in salita. I rapporti della bike erano al massimo della morbidezza, quindi i giri di pedale erano numerosi e facilitavano la marcia, ma la faccenda s’è rivelata dura lo stesso. Questa pratica salutista può ben investire anche la sfera esistenziale, come sappiamo: vedremo gli sviluppi. La temperatura è ben diversa da poco tempo fa, quando dovevo scegliere le ore mattutine per far le mie uscite: ad esempio alle sette, quando l’aria era più salubre. Voglio rinforzare le gambe, renderle capaci di affrontare lunghi tragitti, anche in salita. Quanto tempo ho perso, mi vien da pensare, in cui avrei potuto allenarmi: ma far pensieri così è dannoso, quindi non mi ci metto neppure. Si deve passare all’azione: il presente che si proietta nel futuro, ma soprattutto il presente vissuto nella sua continuità positiva. Anche se, a volte, qualcuno mi dice – o mi fa pensare – che ho sbagliato epoca.