appunti #1

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Mi sono messo a leggere/studiare certi aspetti del Seicento, e mi ci sto appassionando. Mi piace scoprire ad esempio come si svilupparono i traffici oceanici verso il Nuovo Mondo, le rotte, i porti, chi costruiva le navi e come gli olandesi ne svilupparono le funzioni di trasporto modificandone la capienza e il disegno, e come assunsero il predominio nel commercio, come avveniva il contrabbando, come si navigava in convoglio per proteggere i carichi preziosi; come le navi militari di scorta potevano trasportare a loro volta merci di contrabbando perché il capitano voleva fare un po’ di soldi; e poi l’industria dello zucchero, e come si combatteva la sifilide ecc., e ora sto leggendo i progressi medici che avvennero in Inghilterra proprio nel periodo che m’interessa. Andrò avanti cercando di scoprire le tecniche marinare e di battaglia; naturalmente mi dovrò procurare disegni esplicativi delle imbarcazioni con tutte le loro componenti, anche in sezione, e questo non sarà difficile. Per il resto, sarà fantasia e creatività narrativa. Secondo me, tutto è a portata di mano, basta prenderlo e avere pazienza.

 

appunti #0

MeyerDussackenOL

La massima di Stephen King — Scrivi di ciò che sai — è senz’altro azzeccata, lui non è l’unico a sostenerlo. E io sono d’accordo. Penso che farei esattamente questo: raccontare uno scenario, un ambiente, delle situazioni che siano moderne ma universali: non importa in che anno ci si trova. Ci saranno naturalmente i computers — come ci sono nella nostra vita — ma il protagonista vivrà in un villaggio di costa in cui i tempi sono ancora scanditi all’antica, dove ci sono i focolari e in cui si raccontano ancora le storie degli avi.
Penso che l’Inghilterra più autentica sia quella dei sixties-seventies, e che dopo di allora sia cambiata poco, se non nella megalopoli multietnica Londra, che però è un altro pianeta. Dunque scriverei con naturalezza e senza preoccupazioni, e penso che mi uscirebbe bene. Poi: ai lettori dovrebbero interessare l’Avventura e l’Azione, non specificamente l’accurata ricostruzione storica: quest’ultima sarà una struttura che regge il narrato, ma non potrà assumere troppo peso.
Una volta lessi un aneddoto su un produttore cinematografico di Hollywood: quando un regista o autore si metteva a raccontargli la storia di un progetto di film, con gli aspetti psicologici e di background ecc., lui esortava a venire al sodo: “Come to the chase”, diceva, “Vai all’inseguimento”, all’azione. La storia che vorrei è avventura, mistero, corsa, battaglia, amore, amicizia, valori. L’inquadramento storico dovrà essere accurato, ma quanto basta alla sua funzione di “nutrimento” di una storia complessa che in realtà è fuori del tempo, in quanto universale. Il messaggio universale è in grado di affascinare i lettori di tutto il mondo, come sappiamo. Gli stessi fantasmi che evoca King sono universali, e la serie della Torre Nera (che non conosco) suppongo stia fuori del tempo, ma sia dannatamente “dentro” tutto ciò che ci riguarda.

 

Cara Amica

Mia cara amica,

ho dibattuto a lungo tutti i punti della nostra conversazione, che mi ha colmato di ricordi e di idee. Le sono grato di avermi fornito lumi per riandare al mio passato di soldato, dove tanti eventi sono rimasti in sospeso, carichi di un’esperienza che aspettava tutto dalla vita. Le citerò soltanto un esempio:
Prima dell’attacco del 16 aprile 1917 a cui mi apprestavo a prender parte in qualità di aspirante ufficiale di fanteria, fui lungamente istruito dal mio comandante di compagnia. Mi ero reso conto che quel gesuita tenente (Louis Houdard) era l’ufficiale più valoroso e più santo della divisione di attacco di cui facevo parte (39a D.I., 196° reggimento di fanteria, 20° corpo). Mi aveva appena dato ordini minuziosi per l’esecuzione di un colpo di mano che dovevo tentare a fine attacco. Ordini duri, saggi, dove tutto doveva essere previsto. Gli uomini che dovevano prendervi parte con me non erano esonerati per nulla dall’attacco e dovevano esser scelti dalla  loro stessa sorte, poiché erano preventivamente elencati come i superstiti del plotone che avrebbe saltato il parapetto con me. Houdard si rende improvvisamente conto che sono al mio primo attacco; e, con molto ardore: «Una raccomandazione! Divieto categorico ai combattenti di fermarsi presso i feriti. Nulla autorizza un soldato che si batte a raccogliere i lamenti o le raccomandazioni di un soldato che muore». Continua a leggere “Cara Amica”