· 74


A proposito
della lettera di ieri: mi è piaciuto moltissimo quando hai scritto che notiamo le stesse cose e guardiamo la realtà con gli stessi occhi. È vero! Ed è anche vero che, dove abbiamo qualche diversità di veduta, ci sappiamo rispettare in pieno. È per questo che con te riesco a essere me stessa: perché mi sento rispettata e non giudicata. Non dimentico quando, dopo averti raccontato alcune delle mie vicissitudini, ti dissi che mi vergognavo, che temevo il tuo giudizio, che non mi apprezzassi più. E tu invece mi rassicurasti con tanta convinzione: proprio come anch’io non ti giudicherei mai per i tuoi comportamenti o le tue idee.
Oggi ho pensato a ieri, alle cose che ci siamo detti; e anche alle tue lacrime, dopo cena. Devi smetterla di tormentarti: devi sentirti sicuro, e sicuro sul fatto che non devi sentirti così “responsabile” per me, cioè mi piace ed è giusto che tu senta un po’ di responsabilità nei miei confronti (anch’io la sento per te), ma non al punto da caricarti di tutto un peso che in questo momento io non sento neanche!

 

· 73


Proprio prima
pensavo a come mi fai sentire bella. Non mi sono mai sentita brutta, però così bella come mi fai sentire tu non mi sono mai vista… È meraviglioso, il sogno di ogni donna, meglio di centomila sedute psicoanalitiche o non so che altro. Non pensavo che fosse così inebriante sentirsi bella, e poi mi fa venir voglia di esserlo ancora di più. E mi fa sentire più sicura con gli altri. Vedi che la cura funziona? Magari tutte le terapie e tutti i “medici” fossero così! Con te riesco a essere me stessa senza paura e a dirti tutto. Poi mi ha commossa ed entusiasmata quando hai dipinto una sorta di paradiso che per noi può essere concreto e reale, un meraviglioso intreccio di letteratura e sensualità, uno scambio intellettuale, fisico e spirituale insieme. Come un “manifesto programmatico”: anche questo dev’essere di stimolo per ritrovare ciò che abbiamo perduto.
Ma volevo dirti del libro di stamattina: è “terribile”, ma in senso buono. In certi momenti mi ha fatto anche pensare a te (non in generale, perché fortunatamente non sei un pazzo schizofrenico come il protagonista…)  e a certi nostri discorsi. È uno dei libri che dobbiamo decidere se è adatto a ragazzi di 14/15 anni, s’intitola “L’uomo che credeva di essere se stesso” e l’autore è David Ambrose. Be’, parla di un uomo che dopo un incidente crede di essere in un certo modo e di avere una certa vita, ma in realtà è tutta un’illusione, è come se in lui ci fosse un’altra persona autonoma e diversa. Detta così sembra una stupidata, ma ti assicuro che non lo è: intanto l’autore crea una tensione fortissima perché da un lato c’è lui con le sue convinzioni, dall’altro il Resto del mondo (tra cui la moglie) che non gli crede, così si genera un senso d’impotenza fortissimo. Sembra una situazione decisamente pirandelliana, mi veniva in mente “Così è se vi pare” (dove ognuno racconta una sua verità e ognuno sembra avere ragione e non sai più chi è il matto e chi no, perciò a te, lettore, sembra d’impazzire), ma molto più drammatica che in Pirandello. A un tratto, leggendo, sembrava che anche la mia mente dovesse dividersi in due per star dietro alla situazione. Considera anche che l’ho letto per tre ore di seguito! Mi ha smosso qualcosa dentro perché questa seconda voce non la vedo solo in negativo, ma anche come la possibilità di un’alternativa che noi tutti abbiamo, la possibilità di dire: la mia vita così non mi piace, è giusta per gli altri ma non piace a me. E ci ho ritrovato molto di certi nostri discorsi: per questo mi piacerebbe che lo leggessi anche tu quando l’avrò finito, che ne dici?

 

· 68

Penso che la tua, essendo una bellezza totale, non sfiorirà mai. Delle donne si dice: “Da giovane era bella”, oppure: “Una bellezza sfiorita”, ecc. Tu invece sei estranea a questo, che riguarda le donne comuni, sarai sempre bellissima perché incarni la bellezza del mondo. E poi: si dice che il mondo perfetto è un’illusione. Ma l’illusione e la speranza sono motori che muovono le cose: quando ci si scopre disillusi o senza speranza, è come se la vita si fermasse. Tu per me incarni l’idea (che per molti è un’illusione) del mondo perfetto: quindi sei l’energia di bellezza che permette di vivere. E quando sostieni che c’è grande bellezza anche in me, devo crederti: il fatto che tu la vedi significa che esiste, perché tu sai leggere il mondo come pochissimi sanno. La tua lettura del mondo è per me una guida, e continuerà ad esserlo: anche per questo, come dicevo fin dall’inizio, vivere senza te equivarrebbe a una vita monca.

 

· 67

Quei primi messaggi erano molto misurati, è vero, ma mostrano che avevamo la chiara consapevolezza di quel che ci stava accadendo, e che non avevamo nessuna intenzione di dissimulare i sentimenti. Li dichiaravamo senza fingere, pur mantenendo un tono composto e dignitoso, segno del rispetto che eravamo decisi a portarci l’un l’altra fin dall’inizio. Ma sapevamo in che direzione stavamo andando, e ci andavamo tranquilli e sicuri, senza dubbi: quello doveva accadere, e basta. Come ho detto molte volte, sei una creatura di una bellezza “totale”: rivederti e ripensarti  mi dà il respiro grosso. Non c’è nessuna manifestazione di te che non sia bella, delicata, spontaneamente vera. Hai tante e tali qualità, e sei così affascinante – per chi sa vedere – che, come ti ho scritto, meriti la dedizione di una vita intera. Sono straconvinto che una vita passata con te sarebbe semplicemente stupenda, un premio e una grazia assoluti. Vorrei proteggerti sempre, contro tutte le contrarietà e le minacce della vita. E continuerò a incoraggiarti, perché sei solo espressione di bene e di bellezza e di bravura. Non sapevo se una cosa del genere fosse ancora possibile, nel nostro mondo, e ho scoperto che lo è. Il bello di te è che, pur essendo così superna, quindi teoricamente distante, in realtà sei semplice e amica, terrestre nella maniera più normale, ma libera da qualsiasi aberrazione che la civiltà, nel suo osceno progredire, ci ha inflitta. È così intenso il tuo essere speciale, così profondo nella sua apparente normalità, che impone riflessione e contemplazione, oltre allo slancio d’amore. Bisogna fermarsi e guardarti, e vedere la tua anima così ben scolpita e rifinita e levigata, attraverso il tuo corpo e il tuo viso così “normalmente” belli. Una bellezza che non si nota nella moltitudine in cui ci muoviamo, nelle costrizioni in cui viviamo, proprio per questa sua apparente “normalità” che non sfiora le derive esistenziali che hanno invaso il mondo. Ma tu sei bellezza, sei musica, sei amore, sei profondo rispetto per il prossimo, sei intelligenza ed equilibrio, sei fantasia, sei intelletto che scava, sei consapevolezza, sei capacità di approfondire il reale. Sei tutto: sei la donna-ragazza capace di rivoluzionare la vita, per sempre.

 

· 43


Adesso che hai trovato una “luce” ulteriore, devi solo riuscire a rilassarti e ad accettarlo. È davvero paradossale che spesso si faccia tanta fatica nell’accettare anche le cose belle; a volte la bellezza e la bontà che incontriamo ci fanno soffrire quanto il dolore e il male, se non siamo disposti ad accoglierle, se non ci sentiamo pronti. Ci fanno venire i sensi di colpa che conosci bene, i dubbi. È naturale questo, ma è un modo chiuso di vivere la vita, arrotolati su se stessi come ricci. Bisogna aprirsi, rilassarsi. Tutte cose che dico a me stessa e che non sempre riesco a praticare ma quando ci sono riuscita ho sempre capito che era la cosa più giusta e buona. Nella Bibbia c’è scritto che una persona buona e giusta non è quella che non pecca (o non sbaglia) mai, ma è quella che se pecca 7 volte, fa il bene 70 volte. Cioè non sta lì a pensare ai propri peccati ed errori, li commette ma poi va avanti, è già proiettato ad amare, ad aprirsi, a lasciarsi stupire e travolgere da tutto quel bene che, nonostante peccati ed errori, può ancora e sempre dare e ricevere. Mi sembra un discorso che si può benissimo applicare anche a noi!

· 38

In tutto questo entusiasmo che mi è sbocciato sembra non esserci molto spazio alla razionalità: cioè, è bello viverlo passo dopo passo, e mi fa bene. Però ogni tanto sento una vocina, flebile e non fastidiosa, quasi un ronzio, che mi dice: “Sei sicura?”. Ma finora tutto è accaduto in modo naturale e spontaneo. Ti ho visto felice, oggi, e mi si allargava il cuore, perché mi sembra strano che qualcuno possa essere così felice semplicemente stando con me. Mi fai sentire più sicura, tu. E ti confesso che a un certo punto stavo bene, fisicamente, ma devi sapere che tra i miei vari difetti c’è quello di vergognarmi di mostrare o che si capisca quando sto bene o provo piacere, quindi è ben difficile accorgersene. Una cosa importante è che non devi stare senza scrivermi, perché se non mi scrivi neanche, anche solo un pensierino minuscolo che non ti porta via del tempo, poi sto male: infatti già oggi tutto il giorno mi mancavano le tue parole!
Stamattina sono andata a quel seminario. Doveva essere dalle 8,30 alle 12,30 per quattro venerdì. Invece al posto del prof. titolare abbiamo trovato una sua assistente che ci ha spiegato che a causa di gravissimi motivi di salute il prof. non potrà tenere il seminario, e siccome all’ultimo momento non sono riusciti a rimpiazzarlo, il seminario sarà trasformato in qualcosa “a distanza”: cioè non ci saranno lezioni, metteranno su internet del materiale con le indicazioni per le esercitazioni (tipo tesine), da presentare per la valutazione finale. Quindi non ho più impegni al venerdì (lavoro eventuale a parte). Meglio per me, perché avrò un giorno in più o per studiare o per uscire.

La bellezza scostante

Uno dei corsi che Terragni, attraverso la sua società di formazione, proponeva alle aziende di cui era consulente, concerneva l’uso razionale del tempo. Lo teneva una psicologa che aveva avvicinato anni prima a un congresso di operatori economici, dopo averne ascoltato l’intervento, debitamente conciso, su “Tempo e organizzazione”.
Era una giovane di una bellezza innegabile, ma scostante, anche perché si intuiva che la prima a considerarla tale era lei. Ansiosa di imporre le proprie capacità professionali, temeva fossero posposte alla avvenenza, da lei stessa sopravvalutata. Non sono rare le donne che, anziché esercitare il proprio fascino, lo subiscono, fino a esserne imbarazzate; e si sentono circondate da un desiderio che talvolta sono solo loro a provare. Con gli anni il peggioramento fatale dell’aspetto fisico coincide con il miglioramento dei rapporti umani, quasi si fossero liberate da quello che, invece di un privilegio, consideravano un peso. Anche se proprio allora lo scoprono come un privilegio e cercano con ansia tardiva, e ormai inutile, di riacquistarlo.

Giuseppe Pontiggia, La grande sera, Mondadori, Milano, edizione riveduta 1995

Amicizia

C’è chi afferma che l’amicizia è l’amore più puro che esista sulla terra e una delle realtà più concrete nella vita degli uomini. In questo senso, l’amicizia è qualcosa di più grande, profondo e vitale del cameratismo: si può essere compagni di viaggio, di lavoro, di divertimenti, di fede, ma il cameratismo — dicono — non arriva fino alle radici dell’animo e non si apre all’amicizia. Dicono che la vera amicizia supponga un patto di fedeltà e una capacità di dare senza aspettare risposta, e che sia al di sopra delle idee. E io ci credo: l’amicizia è questo. In quanto tale, se è nata non può morire; e non viene a mancare nelle avversità. E’ sempre fresca, come l’erba giovane, e non è condizionata né dal sesso, né dall’età, né dalla bellezza. Essendo incondizionata, non conosce pericoli, l’amicizia.

· 2

penna Quando scrivo — digito — la tua data di nascita per entrare con una password, ti sento entrare in me, ogni volta. E ho la sensazione che in quel giorno sia nata una dea, una vera divinità. Lo sento con ammirazione, ma anche con una certa angoscia, non so perché: forse perché sei troppo grande e irraggiungibile, o perché io sono troppo piccolo e lontano, o ignorante, o aberrato e quindi inabile. Ciò non toglie che mi piace pensare alla tua grandezza, perché è un pensiero bello, costruttivo, che porta con sé la positività delle cose buone.