Lo showman politico nello spazio pubblicitario (2)

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La classe politica ha poi smarrito la sua specificità: il suo elemento non è più tanto quello della decisione e dell’azione: paradossalmente, la decisione viene assunta in un ambito analogo a quello dei videogame. L’essenziale non è più essere rappresentativi, bensì essere collegati. Del resto, gli interventi dei politici si riducono il più delle volte a questa sorta di partecipazione straordinaria, di collegamento che è anche esibizione. Noi non siamo più oggetto di convinzione ideologica, ma solo elementi di contatto. così i politici perdono ovviamente la loro aura specifica, e possono essere sostituiti da personaggi provenienti da un’altra scena: ad esempio, in questo momento, dagli attori, con il concorso dell’immaginario forgiato dai professionisti dei media. Ciò non vale solo per gli attori: la regola non esclude eventualmente gli intellettuali, gli specialisti, ecc. purché le loro caratteristiche professionali possano riassumersi in una prestazione spettacolare.

Jean Baudrillard, “Lo showman politico nello spazio pubblicitario”, in Fine della politica?, Editori Riuniti, Roma 1984

 

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Lo showman politico nello spazio pubblicitario (1)

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La faccenda non funziona più con la stessa precisione; c’è una confusione di ruoli e quindi un cattivo funzionamento dello spazio della rappresentanza politica, che come tutti sanno si è perduta; e non tanto per una questione di coscienza politica, ma per il fatto che l’accelerazione dei flussi, l’accelerazione delle risorse ha bruciato tutti i circuiti, in particolare quello della rappresentanza.
Si può pertanto affermare che nessuna credibilità lega più i cittadini ai propri rappresentanti, come nessuna credibilità vincola le loro opinioni a quelle espresse nei sondaggi. Le persone non hanno letteralmente più opinioni, né volontà politica. La loro opinione è diventata aleatoria e si riflette in modo quanto mami versatile nel corso dei sondaggi, che diventano di conseguenza sempre più numerosi, visto che bisogna pur dare un significato a quello che forse non ne ha alcuno.
Al limite, questi episodi consultivi che sono poi i sondaggi, e che hanno in buona parte occupato la scena elettorale, hanno le funzioni degli spot pubblicitari televisivi: ciò significa che allo spazio pubblico si è sostituito uno spazio pubblicitario. non è più una macchina di rappresentazione, ma una macchina di simulazione; non di manipolazione, si badi, perché il cittadino non deve essere più manipolato, alienato, mistificato: questa è una visione consona alla classe politica che utilizza l’alienazione per conservare il monopolio delle coscienze, anche attraverso i media. La realtà è invece che i cittadini sono una simulazione di cittadinanza e il potere una simulazione del potere; la cosa potrebbe andare avanti all’infinito.

Jean Baudrillard, “Lo showman politico nello spazio pubblicitario”, in Fine della politica?, Editori Riuniti, Roma 1984

 

Fratelli d’Italia

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Pertanto i prìncipi italiani che, dopo essere stati a lungo sul trono, lo hanno poi perso, non accusino la fortuna, ma la loro inettitudine: non avendo mai, nei tempi tranquilli, pensato che il clima può mutare (è un difetto diffuso fra gli uomini quello di non prevedere la tempesta finché c’è il bel tempo), quando poi arrivarono le avversità, pensarono a fuggire e non a difendersi; e sperarono che i popoli, irritati dalla tracotanza dei vincitori, li richiamassero. In mancanza di meglio si può fare anche questo. Ma è molto male farlo per aver trascurato di adottare altre soluzioni, perché non si dovrebbe mai cadere con l’idea che tanto ci sarà qualcuno a sorreggerti. Questo può non accadere, e se accade non ti offre sicurezza, perché il tuo modo di proteggerti è stato vile e il tuo rialzarti non dipende da te. Le uniche difese del tuo potere che siano buone, certe e durevoli sono quelle che dipendono da te e dalle tue capacità politiche.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XXIV-3, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

I tempi

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Ma, passando ai dettagli, dico che possiamo vedere un principe oggi aver successo e domani andare in rovina, senza che i suoi caratteri e le sue qualità abbiano subìto alcun cambiamento. Ritengo che questo dipenda innanzi tutto dalle ragioni che sono state a lungo esposte nelle pagine precedenti, vale a dire che un principe appoggiatosi unicamente sulla fortuna va in rovina non appena la fortuna cambia direzione. Ritengo inoltre che abbia successo colui che adatta metodi e mezzi alla qualità dei tempi, e analogamente che vada incontro all’insuccesso colui che viceversa non sa adattarsi ai tempi.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XXV-4, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

I buoni consigli

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Un principe, pertanto, deve consigliarsi sempre con qualcuno, ma quando vuole lui, non quando vuole qualcuno. Deve anzi scoraggiare tutti dal fornirgli consigli, se lui non li chiede. Deve però chiederli spesso, e poi ascoltare con pazienza le verità che gli son dette; anzi, se capisce che qualcuno, per timore o per scrupolo, non gliele dice, deve preoccuparsene. Molti credono che i prìncipi reputati saggi, debbano questa reputazione di saggezza ai loro consiglieri e non a loro stessi; ma chi la pensa così si inganna. Una regola generale che non sbaglia mai ci dice infatti che un principe, il quale non sia saggio lui stesso, non può esser ben consigliato, a meno che per caso non si affidi interamentre a un uomo che lo governi e che sia uomo assai saggio. La cosa sarebbe possibile, ma durerebbe poco, perché quell’uomo, in breve tempo, sottrarrebbe al principe il potere. Se ascolterà più di un consigliere, questo stesso principe privo di saggezza, non riceverà mai consigli concordi, né sarà mai in grado di metterli d’accordo lui stesso. Ogni consigliere penserà al proprio interesse e il principe non saprà né rimediare né giudicare. Le cose non possono andare altrimenti, perché gli uomini finiranno sempre per servirti male, se non ci sarà una necessità che li costringerà a operare bene. Perciò possiamo concludere dicendo che i buoni consigli, da qualunque parte provengano, dipendono sempre dalla saggezza del principe, mentre la saggezza del principe non dipende dai buoni consigli.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XXIII-4, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

Uomini saggi

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Un principe prudente, pertanto, dovrà percorrere una terza via: sceglierà all’interno del suo Stato alcuni uomini saggi e darà solo a essi la facoltà di dirgli la verità, e unicamente a proposito delle cose su cui lui li interroga, e non d’altro. Ma deve interrogarli su tutto, udire le loro opinioni e poi decidere da solo, a modo suo. Questi consiglieri avranno dedotto dal suo comportamento che, quanto più si esprimeranno liberamente, tanto più saranno graditi. Al di fuori di loro, il principe non deve udire nessuno. Deve invece andare avanti nella decisione presa e perseverare in essa. Chi si comporta diversamente, o si rovina a causa degli adulatori o risulta troppo volubile, con grave danno al suo prestigio.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XXIII-2, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

Adulatori

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Non voglio trascurare un punto importante, che riguarda un errore in cui i prìncipi cadono facilmente, a meno che siano prudentissimi e facciano buone scelte. Mi riferisco agli adulatori, di cui sono piene le corti. Gli uomini, infatti, si compiacciono delle loro vicende personali e per esse a tal punto si ingannano che difficilmente riescono a salvarsi da questa peste. Chi vuole proteggersi da essa, rischia di essere disprezzato, perché non c’è altro modo di difendersi dall’adulazione che quello di lasciar capire alla gente che non ti offende a dirti la verità. Ma quando ognuno può dirti la verità, non sei più rispettato.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XXIII-1, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

Sospetti

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I prìncipi, soprattutto quelli nuovi, hanno trovato maggior fedeltà e utilità in coloro che all’inizio consideravano sospetti, più che negli amici della prima ora. Pandolfo Petrucci, signore di Siena, governava per mezzo di coloro che all’inizio gli erano parsi sospetti, più che per mezzo degli altri. Ma questa cosa non si può generalizzare, perché varia secondo i casi. Dirò solo questo: che il principe può con facilità grandissima conquistare coloro i quali, pur essendogli stati nemici all’inizio, hanno poi bisogno di appoggiarsi al principe per sopravvivere. Tanto più devono fedelmente servirlo, quanto più sanno di dover cancellare coi fatti l’idea sfavorevole che si aveva di loro. E così il principe trae maggior utile da essi che non da coloro i quali, servendolo con troppa confidenza, trascurano i suoi affari.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XX-7, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

Nemici

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Senza dubbio i prìncipi diventano grandi quando superano le difficoltà e le opposizioni. La fortuna pertanto, soprattutto quando vuol far diventare grande un principe nuovo – bisognoso di prestigio più di un principe ereditario – gli crea nemici che conducano imprese contro di lui, dando modo al principe stesso di superarle. In tal modo, grazie alla scala che i nemici gli hanno offerta, egli può salire più in alto. Molti, perciò, sono convinti che un principe saggio deve crearsi apposta qualche nemico per sconfiggerlo, e in tal modo diventar più grande.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XX-6, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013

Temuti o odiati

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Il principe deve farsi temere in modo tale che, pur senza farsi amare, gli riesca tuttavia di non farsi odiare. Si può essere temuti e nello stesso tempo non odiati. E anzi il principe riuscirà sempre a raggiungere questo risultato se rispetterà i beni dei suoi cittadini e dei suoi sudditi, nonché le loro donne. Se gli è necessario colpire qualche famiglia, lo faccia, ma soltanto se egli dispone di una giustificazione adeguata e di una causa evidente. Si astenga soprattutto dal prendere la roba degli altri, perché gli uomini dimenticano più presto la morte del padre che la perdita del patrimonio. D’altra parte le occasioni per depredare qualcuno non mancano mai. Chi comincia a vivere di rapine trova sempre occasioni per impadronirsi dei beni altrui, mentre le occasioni per colpire le famiglie sono più rare e più brevi.

Niccolò Machiavelli, Il Principe (1513), XVII-3, versione contemporanea di Piero Melograni, Mondadori, Milano 2013