· 46

Pensa che per uscire dal portone dell’università ho dovuto letteralmente scavalcare (cioè proprio scavalcare) i corpi seminudi (cioè proprio seminudi) di punkabbestia stravaccati esattamente davanti alla porta, con i loro cagnacci enormi senza museruola né guinzaglio e le loro bottigliacce di birra per non parlare di altro. E poi ho attraversato un eguale (ma molto piu compatto) tappeto umano (“umano” è dire tanto) in piazza Verdi, con questa gentaglia che allunga le manacce e dice volgarità solo perché una poveretta non può difendersi (ed è meglio che non ci provi nonostante vorrei tirargli un libro in testa); e questo mi offende. E se per caso all’università dovessi andare in bagno? Non posso perché ci trovo quegli stessi esemplari di sottouomini che ci fanno i loro comodi. Questo degrado che attraverso fisicamente quasi ogni giorno mi deprime profondissimamente, è una realtà orribile, sotto tutti i punti di vista. Orribile per me e anche per quella gente, anche se forse non se ne rende conto. Poi esco di lì e mi ritrovo travolta dal traffico e dalla puzza. Insomma tutto ciò non fa per me, io non c’entro niente con questo schifo, non condivido nulla di ciò che vi sta alla base eppure devo conviverci… E certe volte mi pesa più del solito… Altro che civiltà e progresso!
Bene, dopo questo sfogo, dico: meno male che nonostante l’abbrutimento in cui vivo tu mi vedi così “bella” e positiva… Capirai che essendo questa la mia realtà io penso a te come in un quadro idilliaco, tra colline, fronde mosse dal vento e usignoli; e la cosa mi rincuora.

· 29

Oggi ho fatto un giro e ho visto cose molto belle… fossi milionaria saprei come spendere i miei soldi; soprattutto le opere illustrate sono molto costose, troppo, per le mie tasche. Poi, trovandomi lì, passo da momenti di entusiasmo in cui penso di poter in futuro dare un contributo col mio lavoro a momenti in cui mi sento una formichina inutile… Ci sono moltissimi visitatori stranieri, vestiti nei modi più bizzarri. Le donne giapponesi sono indubbiamente le più eleganti, questo è da tempo che lo constato. Veramente eleganti e aggraziate. Pensa che lungo la strada per la Fiera, sul marciapiede ci sono tante prostitute giovanissime (e quasi tutte molto belle), in pieno giorno… mi mette un po’ di tristezza. Oggi ho anche partecipato a questa discussione: una dei miei capi sosteneva che nell’editoria per ragazzi occorrerebbero più editors per togliere sbrodolamenti vari e “sistemare” i libri, io invece sono abbastanza contraria a questa “pratica”, soprattutto se usata in forma pesante (qualche suggerimento o richiesta può anche andar bene; ma intervenire in modo più forte non mi sembra giusto); in fondo, un autore dev’essere capace di scriverseli da sé i libri. Poi capisco che la casa editrice possa avere certe esigenze, ma gli “sbrodolamenti”, per esempio, dovrebbe esser l’autore a riconoscerli ed eliminarli da sé… se no che scrittore è? Tu con chi sei d’accordo (se non hai tempo di scrivermelo me lo dici a voce)?

Risvegli


Mi piace il ritorno del sole: c’era anche ieri, e questo mi ha aiutato. Stamattina, dopo essermi riaddormentato — cosa che ogni uomo saggio dovrebbe fare quando disgraziatamente apre gli occhi — ho sognato di trovarmi in una facoltà universitaria, sicuramente umanistica e sicuramente a Bologna, perché i locali erano antichi e fatiscenti, con percorsi labirintici. A un certo punto ho dovuto “scalare” alcuni gradini che erano altissimi, e la cosa non mi stupiva più di tanto, data la vestustà dei luoghi. Ma mi piaceva trovarmi lì, visto che era un’università. Poi sono finito nella Biblioteca, un luogo ugualmente labirintico e più enigmatico: volevo uscirne, ma qualcuno, fra le persone che incontravo, mi diceva: “Sì, ma per farlo devi compilare il foglio d’uscita…”, e lo diceva in un tono non rassicurante, come se volesse avvisarmi della complessità dell’operazione. Le difficoltà  paiono sempre crescere, quando s’approssima il momento del risveglio. Stamattina, comunque, ho dormito un’ora in più, come m’ero ripromesso: il primo passo concreto per cominciare a rimettermi in sesto.

Spazzavento

Ho cominciato a frequentare degli incontri letterari che si tengono a Bologna, attualmente presso la Biblioteca Sala Borsa, uno dei più recenti gioielli culturali della città. E’ probabile che il nome a questi incontri — Spazzavento — l’abbiano dato i principali animatori dell’iniziativa, gli scrittori Gianni Celati e Ermanno Cavazzoni. Oltre a loro ne partecipano altri, fra cui Paolo Nori e Ugo Cornia, emiliani anch’essi.
Gli incontri sono interessanti, vi si propongono testi e racconti per immagini e filmati, si dialoga, si tracciano linee che possono diventare progetto. Il nome Spazzavento, a quanto ho capito, richiamerebbe l’intento di spazzar via, di far piazza pulita di certe condizioni e devianze che inquinano, menomano, snaturano il mondo editoriale e letterario.
Ebbene, il prossimo incontro del gruppo si terrà sabato 7 maggio a Bologna, nella cosiddetta Sala Borsa, in Piazza del Nettuno, e invito chiunque mi legga a parteciparvi. Un invito che difficilmente potrà essere ignorato, dopo aver letto la mail con cui Ermanno Cavazzoni ha convocato gli interessati: in particolare, è istruttivo vedere il rapporto che l’autore del Poema dei lunatici (come molti altri scrittori, suppongo) ha con la matematica.

Cari amici tutti, amiche ecc., la prossima riunione di Spazzavento è stata fissata per il 7 maggio ore 16, sempre Sala Borsa (p.zza Maggiore, Bologna), però al piano terra, a sinistra dopo l’entrata, nella sala detta Auditorium.
Non ci sarà impianto d’amplificazione, qualcuno dice che è meglio.
Che cosa faremo? Elisabetta Menetti propone lezioni accademiche di massimo dieci minuti, su temi però lontani dall’accademia. Continua a leggere “Spazzavento”

due aprile

Oggi è il quarto anniversario di un incontro decisivo della mia vita, direi quasi fatale, perché ha avviato un rapporto di amicizia totale che da allora ci ha investiti senza risparmio. Oggi la mia amica ha usato la formula giusta: «Sono stati quattro anni pieni di noi». E il bello è che dovranno arrivare cose ancora più importanti e gratificanti.
Il 2 aprile 2007 c’incontrammo personalmente a Bologna, in una sala di soggiorno a Palazzo d’Accursio, la sede del Municipio. C’eravamo scritti intensamente e, sapendo che quel pomeriggio si trovava lì, le feci un’improvvisata per poterci guardare. Il tempo trascorse su un piano diverso, in un modo che non ricordavo più. Quel giorno lei scrisse: «Per me la primavera è iniziata oggi e me l’ha portata una persona che mi ha fatto una grande sorpresa: mi ha regalato un pochino del suo tempo e un po’ (molto) di sé». Ricordo che quel pomeriggio, a un certo punto, le avevo preso le mani, che erano fresche. E aggiunse: «Mentre parlavo e ascoltavo, quel macigno che porto sulla testa mi è rotolato via e so che tornerà, ma intanto mi sento leggera e respiro».
Per me quel parlare e ascoltare fu come una rivelazione, qualcosa che aveva finalmente trovato il senso, che non avevo mai sperimentato così.