Bunga Bunga al Covent Garden

Leggendo su Vanity Fair un’intervista — intitolata Bunga Bunga al Covent Garden — al giovanissimo direttore d’orchestra Daniele Rustioni, “che per 15 anni ha fatto solo casa-conservatorio, poi ha imparato a sopravvivere all’orchestra ed è diventato famoso”, trovo dei temi che, se non nuovi, restano comunque interessanti nella loro trasparente semplicità. Perché aiutano a mantenere chiaro il fatto che in tutti i campi — tutti — c’è un filo comune che unisce la vita e l’esperienza e riesce a rappresentare le cose.

“… in Inghilterra ti fanno crescere in modo graduale, senza spintarelle, lobby, famiglie… Piccoli passi e meritocrazia”.

“In altri paesi — sì certo, anche in Italia — ci possono essere altre logiche. Quando girano sempre gli stessi nomi, qualche domanda bisogna farsela.”

“Un nome straniero appare più interessante. Vale anche per me: se non fossi andato in Inghilterra forse non mi avrebbero dato spazio, invece qualcuno avrà pensato: Ah, Rustioni! E’ a Londra, allora è bravo!”

“In Italia siamo tutti molto passionali, con poca cultura del cosiddetto collettivo: ognuno pensa di dover dire la sua, e a volte è difficile tenere durante le prove la stessa serietà e professionalità che ci vuole davanti al pubblico. Così, se in altri Paesi a volte l’orchestra dà il meglio durante la prova, in Italia non ci sono dubbi, ed è incredibile, l’orchestra si trasfigura quando si alza il sipario: scatta la magia, il fuoco, la passione, il miracolo all’italiana.”

“Il silenzio e la disciplina delle persone con cui lavori vanno conquistati con la concentrazione, la fiducia, la passione. L’autorevolezza la si acquisisce con competenza, estrema autenticità, studio.”

Com’è l’Italia, vista dall’estero?
“Sconcertante. E’ chiaro che in questo momento ci facciamo ridere dietro, e a volte mi vergogno. Ma il vero problema non è Berlusconi, che privatamente può fare quello che vuole, è la pratica di governo, la politica dei tagli: la cultura è la nostra risorsa, eppure non creiamo più nulla, perfino in Tv ci limitiamo a copiare. La musica e la cultura sono valori sociali: purtroppo la nostra classe dirigente è formata da ignoranti. Che dire? Se Bocelli rimane il nostro unico baluardo, siamo messi male.”

Il bunga bunga della domenica

Visto che i professori della scuola pubblica «inculcano valori diversi da quelli delle proprie famiglie, c’è bisogno di educare liberamente i propri figli e quindi di non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato». E poi, i gay non avranno mai matrimoni equiparati a quelli delle famiglie tradizionali, perché di famiglia ce n’è una sola, né il governo consentirà adozioni agli omosessuali e ai single. «I ragazzi che sono qui sono così belli e simpatici che li invito al bunga-bunga, che significa divertirsi, fare quattro salti, magari bere qualcosa ma senza nulla d’immorale…». «Berlusconi è entrato e si è seduto sul letto. Quella notte abbiamo parlato e parlato fino alle quattro di notte. Ha parlato di politica». «Prevediamo un ormai inevitabile esodo biblico di profughi dalla Libia, e il pericolo islamico è alle porte, non dimentichiamo che siamo sempre nel mirino di Al Qaeda». «Tesoro, devo dare un nome entro dieci minuti per questa markettina… vuoi farla tu?»