Il vero me stesso

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La mia scrittura è ingessata. Finalizzata. Canonizzata. Finché non riuscirò a tirar fuori me stesso, a mettermi sulla pagina così come sono, temo che non ce la farò a superare la crisi. Da tempo mi son reso conto che non riesco ancora a parlare di me, nonostante l’esperienza di scrittura. Credo che il momento sia arrivato, ma forse lo temo: per questo sono reticente, omertoso. È che fin dall’adolescenza mi sono fatto del male, anche consapevolmente, così ho molti segreti. Alcuni inconfessabili, almeno finora. Per questo, scrivere una pagina di diario potrebbe essere un atto salvifico e naturale, ma raramente ci riesco. Gli sprazzi di adolescenza che misi su carta sono andati distrutti, e le poche pagine che eruppero più tardi, quando la vita mi diede i colpi più duri, non le ho ritrovate. C’era un dannato timore a trattenermi, come una specie di ritegno, come se mi sentissi inadeguato al compito, incapace di tradurre in segni il vero me stesso. Mi sembrava di non esserne all’altezza. Invece c’è chi ha bisogno di affidarsi al diario perché altrimenti gli resterebbe l’impressione di non aver vissuto.

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Speriamo che l’occhio guarisca presto (sei sicuro che quella pomata va bene?), però mi sarebbe piaciuto vederti con l’occhio gonfio, e comunque tu non puoi essere “orribile” in nessun modo. Be’, è normale che tu sia ancora disordinato e dispersivo, mica puoi cambiare in due secondi… vedrai che con perseveranza ed entusiasmo riuscirai a incanalare meglio le tue energie senza dover però forzare troppo o “tradire” il tuo carattere, che è già un bel carattere così, va solo un po’ “regolato”. E anch’io grazie a te posso migliorare il mio, per esempio tu m’infondi sicurezza e fiducia e poi è bellissimo sentirmi così felice e leggera. Perché poi affronto le situazioni in modo più spavaldo perché ho come un retropensiero che mi dice: se anche nessuno ti capisse c’è una persona che crede in te, e nessuno qui lo sa quanto sei fortunata! E’ come se il tuo pensiero fosse una specie di scudo protettivo che mi sostiene sempre, non so se mi spiego.
Domattina vado di nuovo in sede. Abbiamo una riunione in cui discuteremo di alcuni romanzi da proporre. Ormai leggo a un ritmo vertiginoso! Hai presente le misere statistiche sulla scarsa o nulla quantità di libri letti dagli italiani? Be’, ci penso io a compensare! Anche se in realtà preferirei leggere un po’ meno libri godendomeli di più e con un ritmo più lento che mi permetta di assaporarli meglio. Così mi sembro un robot!