L'eptalogo di Spinazzola

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Nella raccolta di saggi di Vittorio Spinazzola, La modernità letteraria (Net – Il Saggiatore, 2005), incentrata sul genere romanzo dell’ultimo secolo, si ragiona sulla contrapposizione fra testi facili e difficili, fra produzione d’élite e di largo intrattenimento, e sulla dialettica dei rapporti – per lo più contrastati ma necessari – del mondo letterario con l’imprenditoria editoriale.
Nel Prologo, intitolato “Leggere e saper leggere”, Spinazzola enuncia un vero e proprio eptalogo: sette regole auree per la corretta fruizione delle opere letterarie e per il giusto funzionamento dell’industria editoriale e delle strutture culturali legate al libro, visto ancora nella tradizionale struttura di distribuzione cartacea.

1. Il lettore moderno ha innanzitutto diritto a esigere una formazione scolastica che lo metta in grado non solo di leggere ma di saper leggere: cioè intendere adeguatamente il sistema di norme linguistico-letterarie secondo cui i testi che gli interessano sono stati scritti, e apprezzare con proprietà le intenzioni espressive di chi li ha creati.

2. In secondo luogo, ha diritto che le istituzioni statali gli rendano disponibile un sistema di biblioteche pubbliche articolato ed efficiente, dove possa rifornirsi senza difficoltà e senza spesa delle opere necessarie a soddisfare i suoi bisogni di lettura.

3. Se non un diritto, certo un’esigenza primaria è che il commercio librario sia organizzato in modo da rendere largamente accessibile la merce-libro, attraverso punti di vendita diversificati rispetto alle librerie tradizionali: grandi empori, concepiti come contenitori universali bene ordinati; reparti librari dei grandi magazzini, per la produzione di maggior smercio; librerie specializzate, provviste non solo delle ultime novità, ma delle opere più durevoli per un pubblico competentemente motivato; oltre beninteso ai vari tipi di remainders.

4. Un’altra esigenza indiscutibile è quella di provvidenze legislative a sostegno di una distribuzione, magari in forma cooperativistica, che non penalizzi inesorabilmente i piccoli editori ma consenta l’ingresso nei circuiti di mercato anche dei prodotti a bassa tiratura e confezione artigianale.

5. Agli editori il lettore non può che chiedere un maggior sforzo di intelligenza imprenditoriale, come capacità di mediare razionalmente i rapporti tra autori e lettori, senza prevaricare né sugli uni né sugli altri; il che certo significa tenere conto delle domande e attese reali dei vari settori di pubblico, ma non implica la rinuncia all’impegno di prevederne gli sviluppi, fuori delle oscillazioni nevrotiche tra lo sfruttamento smanioso dei filoni di successo consolidato e il rinnovo frenetico dei cataloghi.

6. Un diritto vero e proprio riguarda la richiesta che le attività di promozione libraria rispettino un codice di lealtà, evitando di far passare opere mediocri per capolavori assoluti o libri sofisticatissimi per testi di agevole lettura: tendenze destinate a produrre effetti di frustrazione e disorientamento che si traducono in una diffidenza complessiva verso il prodotto librario.

7. Infine, il lettore ha diritto di chiedere ai critici di svolgere il loro lavoro pensando soprattutto a lui. La questione è di evitare sia l’asservimento agli interessi dei grandi gruppi editoriali sia anche i pregiudizi rigidi a favore di determinate correnti letterarie: e non per la solita pretesa di neutralità informativa, anzi al contrario per fornire indicazioni di lettura chiaramente motivate, ma non imposte autoritariamente. L’importante è che il lettore sappia come regolarsi, dinnanzi alle preferenze dimostrate dal critico: e se ne senta anzi sollecitato a responsabilizzarsi personalmente di fronte al testo. La facoltà di valutare come ognuno crede i libri che legge è un diritto di tutti, da salvaguardare ed estendere sempre più largamente.

Vittorio Spinazzola, La modernità letteraria, Il Saggiatore, Milano 2005.

L’eptalogo di Spinazzola

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Nella raccolta di saggi di Vittorio Spinazzola, La modernità letteraria (Net – Il Saggiatore, 2005), incentrata sul genere romanzo dell’ultimo secolo, si ragiona sulla contrapposizione fra testi facili e difficili, fra produzione d’élite e di largo intrattenimento, e sulla dialettica dei rapporti – per lo più contrastati ma necessari – del mondo letterario con l’imprenditoria editoriale.
Nel Prologo, intitolato “Leggere e saper leggere”, Spinazzola enuncia un vero e proprio eptalogo: sette regole auree per la corretta fruizione delle opere letterarie e per il giusto funzionamento dell’industria editoriale e delle strutture culturali legate al libro, visto ancora nella tradizionale struttura di distribuzione cartacea.

1. Il lettore moderno ha innanzitutto diritto a esigere una formazione scolastica che lo metta in grado non solo di leggere ma di saper leggere: cioè intendere adeguatamente il sistema di norme linguistico-letterarie secondo cui i testi che gli interessano sono stati scritti, e apprezzare con proprietà le intenzioni espressive di chi li ha creati.
2. In secondo luogo, ha diritto che le istituzioni statali gli rendano disponibile un sistema di biblioteche pubbliche articolato ed efficiente, dove possa rifornirsi senza difficoltà e senza spesa delle opere necessarie a soddisfare i suoi bisogni di lettura.
3. Se non un diritto, certo un’esigenza primaria è che il commercio librario sia organizzato in modo da rendere largamente accessibile la merce-libro, attraverso punti di vendita diversificati rispetto alle librerie tradizionali: grandi empori, concepiti come contenitori universali bene ordinati; reparti librari dei grandi magazzini, per la produzione di maggior smercio; librerie specializzate, provviste non solo delle ultime novità, ma delle opere più durevoli per un pubblico competentemente motivato; oltre beninteso ai vari tipi di remainders.
4. Un’altra esigenza indiscutibile è quella di provvidenze legislative a sostegno di una distribuzione, magari in forma cooperativistica, che non penalizzi inesorabilmente i piccoli editori ma consenta l’ingresso nei circuiti di mercato anche dei prodotti a bassa tiratura e confezione artigianale.
5. Agli editori il lettore non può che chiedere un maggior sforzo di intelligenza imprenditoriale, come capacità di mediare razionalmente i rapporti tra autori e lettori, senza prevaricare né sugli uni né sugli altri; il che certo significa tenere conto delle domande e attese reali dei vari settori di pubblico, ma non implica la rinuncia all’impegno di prevederne gli sviluppi, fuori delle oscillazioni nevrotiche tra lo sfruttamento smanioso dei filoni di successo consolidato e il rinnovo frenetico dei cataloghi.
6. Un diritto vero e proprio riguarda la richiesta che le attività di promozione libraria rispettino un codice di lealtà, evitando di far passare opere mediocri per capolavori assoluti o libri sofisticatissimi per testi di agevole lettura: tendenze destinate a produrre effetti di frustrazione e disorientamento che si traducono in una diffidenza complessiva verso il prodotto librario.
7. Infine, il lettore ha diritto di chiedere ai critici di svolgere il loro lavoro pensando soprattutto a lui. La questione è di evitare sia l’asservimento agli interessi dei grandi gruppi editoriali sia anche i pregiudizi rigidi a favore di determinate correnti letterarie: e non per la solita pretesa di neutralità informativa, anzi al contrario per fornire indicazioni di lettura chiaramente motivate, ma non imposte autoritariamente. L’importante è che il lettore sappia come regolarsi, dinnanzi alle preferenze dimostrate dal critico: e se ne senta anzi sollecitato a responsabilizzarsi personalmente di fronte al testo. La facoltà di valutare come ognuno crede i libri che legge è un diritto di tutti, da salvaguardare ed estendere sempre più largamente.

Vittorio Spinazzola, La modernità letteraria, Net (Il Saggiatore), Milano 2005

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Io sono contrario all’eccessiva ingerenza degli editors che “sistemano” i libri: così facendo si rischia di togliere l’anima all’opera. Lo scrittore deve sapersi correggere da sé e deve avere l’autocritica necessaria, altrimenti non è uno scrittore completo. Se non ne è capace, non lo si pubblichi. Perché non credo alla letteratura fatta dagli editors.
Anche a me capita di passare da momenti di entusiasmo, in cui mi vedo capace di tante cose positive, ad altri in cui mi sento abbastanza inutile. Sono altalene che vorrei riuscire a sconfiggere. È lunga la strada che percorri, eroicamente, sulla tua bicicletta: sei una ragazza coraggiosa, oltre che bella e sensibile.

· 29

Oggi ho fatto un giro e ho visto cose molto belle… fossi milionaria saprei come spendere i miei soldi; soprattutto le opere illustrate sono molto costose, troppo, per le mie tasche. Poi, trovandomi lì, passo da momenti di entusiasmo in cui penso di poter in futuro dare un contributo col mio lavoro a momenti in cui mi sento una formichina inutile… Ci sono moltissimi visitatori stranieri, vestiti nei modi più bizzarri. Le donne giapponesi sono indubbiamente le più eleganti, questo è da tempo che lo constato. Veramente eleganti e aggraziate. Pensa che lungo la strada per la Fiera, sul marciapiede ci sono tante prostitute giovanissime (e quasi tutte molto belle), in pieno giorno… mi mette un po’ di tristezza. Oggi ho anche partecipato a questa discussione: una dei miei capi sosteneva che nell’editoria per ragazzi occorrerebbero più editors per togliere sbrodolamenti vari e “sistemare” i libri, io invece sono abbastanza contraria a questa “pratica”, soprattutto se usata in forma pesante (qualche suggerimento o richiesta può anche andar bene; ma intervenire in modo più forte non mi sembra giusto); in fondo, un autore dev’essere capace di scriverseli da sé i libri. Poi capisco che la casa editrice possa avere certe esigenze, ma gli “sbrodolamenti”, per esempio, dovrebbe esser l’autore a riconoscerli ed eliminarli da sé… se no che scrittore è? Tu con chi sei d’accordo (se non hai tempo di scrivermelo me lo dici a voce)?

Il malanno di Madama Letteratura III

Continuando a ragionare sulla malattia di Madama Letteratura — di cui ho parlato qui e qui — torniamo a leggere un altro passo della prefazione del Grosso Esponente della cultura italiana — il più noto a livello mondiale — al graffiante opuscolo I 21 modi di non pubblicare un libro di Fabio Mauri, edito nel 1991 da Il mulino.
In questo passo della prefazione, nella quale il quadro patologico viene tracciato con criteri scientifici, si considera da dove generalmente provengono i libri pubblicati dagli editori.

Da dove vengono allora i libri che gli editori pubblicano? Da autori noti, anche se sono alla loro opera prima. Una casa editrice ti prende in considerazione solo se ti conosce già. Anche se ti raccomanda l’Autore Eccelso, gli dà ascolto solo se ti conosce già. Continua a leggere “Il malanno di Madama Letteratura III”

Il malanno di Madama Letteratura II


Sulla malattia di Madama Letteratura, come ho spiegato nel precedente post, si è soffermato un Grosso Esponente della cultura italiana, forse il più noto a livello mondiale, nella prefazione a un simpatico opuscolo pubblicato nel 1991.
In questa prefazione il quadro della patologia viene tracciato con criteri scientifici, ed è interessante leggerne un altro passo.

Dunque occorre dare i 115 manoscritti giornalieri in lettura. I calcoli economici fatti da F. sono oggi da correggere, ma non credete che un manoscritto di ignoto possa essere dato al Celebre Critico. Il quale, se è serio, per leggere un libro chiede una settimana, vuole essere pagato  in proporzione, e dopo che ne ha letto uno deve riposarsi, perché ha altro da fare. Quindi i manoscritti vengono dati a consulenti esterni il cui ritratto esemplare è quello di un signore che ho conosciuto, il quale viveva giorno e notte sdraiato sul letto a leggere tutti i manoscritti che gli arrivavano, dalla prima parola all’ultima, scriveva per ciascuno una recensione di tre o quattro cartelle, accurata, sarcastica e impietosa, prendeva per ciascuna lettura una somma corrispondente a un pasto in trattoria,e così viveva, lettore onesto, crudele e irritato, sempre deluso di non poter scoprire il nuovo Proust. Continua a leggere “Il malanno di Madama Letteratura II”

Il malanno di Madama Letteratura


L’impareggiabile amico — quello che mi fa visita in sogno — anni fa pubblicò sul suo blog una serie di post in cui narrava la grave malattia da cui era stato colpito il manoscritto del suo romanzo Mia nonna Emilia: era una specie di peste fulminante che provocava un improvviso marasma seguito da decomposizione.
Nella puntata “Diagnosi della malattia di mia nonna emilia” era spiegata l’origine di questo flagello:

“Maria Strofa non dica stronzate! Non c’è preservativo che tenga per scongiurare il contagio con un simile puttanone. Un tempo la clientela di Madama Letteratura era colta e selezionata: oggi la mignotta si concede a tutti.
Fra i suoi clienti ci sono minorenni che pubblicano il diario scolastico, accalappiacani che scrivono l’autobiografia, pescatori di pescigatti che scrivono di una vita da cani, casalinghe e pensionati convinti che la loro vita è un romanzo, personaggi televisivi e comici: tutti scrivono, tutti fottono con la letteratura. Tutto il mondo scrive, Dio stoevskij [imprecazione infernale], scrivono tutti e non legge più nessuno!
Questa massa di fornicatori letterari, bramosa di godere anch’essa le grazie della fama, a forza di rapporti continui e promiscui, ha trasformato la sublime cortigiana in una baldracca vecchia e malata.
Un tempo creatura forte e sana, si è fatta vieppiù fragile, perdendo gli anticorpi organici e diventando vulnerabile all’attacco di qualsiasi virus. E’ stato il mio titolare, il demonio, a mandare il flagello: ma a farlo attecchire ci ha pensato la stoltezza dell’umanità scribacchina che intasa le case editrici…”


È facile immaginare che, avendo colpito un romanzo, la malattia raccontata da Maria Strofa sia opera di finzione.
E invece pare di no. La malattia esiste, anche se le vengono attribuiti nomi diversi: lo attesta la prefazione a un opuscolo pubblicato nel 1991, in cui un Grosso Esponente della cultura italiana, forse il più noto a livello mondiale, traccia con criteri scientifici il quadro da cui origina questa patologia. Continua a leggere “Il malanno di Madama Letteratura”