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Per me
è difficile insegnarti a essere ligia, perché sono appunto un “maestro nel perdere tempo”. Ma la vita è fatta soprattuto di “cose pratiche”, che spesso sopravanzano e rendono obsolete tutte quelle speculazioni che ci hanno impegnati e preoccupati in precedenza. Pensare di fallire un obiettivo agognato ci dà l’immagine di un castello di carte che crolla: ma è un’immagine del tutto fuorviante, perché si concentra sul concetto in sé e non tiene minimamente conto del fattore “realtà del mondo esterno”: un fattore che invece è molto più importante e decisivo, perché è con quel fattore che ci si dovrà confrontare, e non con altri, è sul quel campo che ci si dovrà esprimere, e non altrove. Alla fine dei conti, potrebbe anche aprirsi una porta che dà molte opportunità e soddisfazioni, che spiana il terreno a un ulteriore maturare e a traguardi molto gratificanti, mentre il corso delle cose proseguirebbe comunque, per portarci al suo compimento. La vera forza sta nel far progetti e guardare avanti, nel darsi da fare, a prescindere dalle proprie performances del momento. Anch’io tendo a rammaricarmi per il tempo perso, eppure l’esperienza mi ha insegnato che c’è un tempo per ogni cosa: se una cosa, pur anelata, non riesce in un certo periodo, significa che non era il suo momento. Per noi il momento è arrivato ora, e sta facendo emergere e coagulare molti, moltissimi nostri bisogni, e dà voce e sfogo a tutto ciò che ci è maturato dentro negli ultimi anni.

 

DetFic 9: lo svelamento

L’episodio più famoso di svelamento di un crimine lo troviamo nell’Amleto di Shakespeare.

Sulle torri che cingono Elsinore, capitale della Danimarca, negli ultimi tempi sta facendo la sua comparsa un fantasma, che aspetta il cambio della guardia di mezzanotte. Quando Amleto decide di andare a incontrare questo fantasma, rimasto solo con lui, ne raccoglie le rivelazioni.
Lo spettro è suo padre, defunto re di Danimarca, che svela ad Amleto la tremenda verità sulla sua morte: sua moglie Gertrude e suo fratello Claudio si amavano, e quest’ultimo, per usurpargli il trono, vedendolo un pomeriggio addormentato in giardino, gli versò  un veleno mortale nell’orecchio. Così, dopo questa tremenda rivelazione, lo spettro chiede al figlio di vendicarlo.

Deciso a smascherare il responsabile della morte del padre, Amleto approfitta dell’arrivo al castello di una compagnia teatrale per ideare un piano che riveli se il fantasma gli ha detto la verità. Così, decide di far recitare davanti alla corte di Danimarca il dramma di un assassinio che riproduca esattamente le circostanze di quella morte come gli è stata raccontata.
Già lo zio Claudio comincia a sospettare che Amleto possa aver intuito qualcosa dei suoi crimini, dopo aver ascoltato di nascosto – insieme alla regina Gertrude e al ciambellano Polonio – un suo dialogo con l’innamorata Ofelia, in cui egli rifiuta ogni idea di vita coniugale e le risponde con la tetra frase “Non avverranno più matrimoni e degli sposati uno morirà”. Claudio, quindi, comincia a meditare di esiliare Amleto in Inghilterra col pretesto di qualche incarico amministrativo.

Alla vigilia della rappresentazione del dramma, Amleto si preoccupa di raccomandare agli attori una buona interpretazione. Il suo piano è di verificare se “L’assassinio di Gonzago”, così simile alla vicenda raccontatagli dal padre, susciterà significative reazioni nello zio.
E questo accade puntualmente: dopo la scena dell’avvelenamento, il re resta fortemente turbato ed esce incollerito dal teatro. Per placarne l’ira, la regina chiama Amleto in camera sua per indurlo a spiegarsi con lo zio sui motivi di quella messa in scena.


Dunque, con questo stratagemma Amleto riesce a mettere alle strette il colpevole e lo induce a svelarsi, manifestando la propria agitazione. È il prototipo, se vogliamo, della classica “riunione finale” dei personaggi di un romanzo giallo, tanto cara ad Agata Christie e al suo Hercule Poirot, nella quale l’investigatore smaschera il colpevole “rappresentando” il suo delitto e ricostruendone il meccanismo.