Ah, sì? (6)

Due Parole sul famigerato Spread. Questo differenziale fra i tassi pagati dai titoli di Stato in Europa è un ottimo indicatore quando si vuole mettere a confronto un’economia stabile e forte con un’altra più precaria e instabile; ma se le due economie fanno parte di un sistema comune che ha un alto rischio sistemico (in quanto le sue economie sono tutte correlate), lo spread come indicatore della stabilità di uno Stato perde di validità. Ebbene, tanto per cominciare, corre voce che la situazione italiana sia al momento più salutare di quella di Francia e Germania, le quali sono parecchio più esposte sul mercato bancario. Poi, si è parlato moltissimo della situazione italiana, mentre non si parla di Gran Bretagna e di Cina, ad esempio. La Gran Bretagna è strettamente legata alla Royal Bank of Scotland (RBS) la quale, a sua volta, è legata alla Grecia. Poco tempo fa venne dimostrato, in base ad uno “stress test” simulato, che un ipotetico taglio sul debito greco avrebbe costretto RBS a una ricapitalizzazione di 12 miliardi di euro, seguita immediatamente dalla tedesca Deutsche Bank e dalla francese Societé Generale. E quanto alla Cina, la sua produzione sta rallentando e i consumi interni non riescono a ripartire, vista la pessima distribuzione della ricchezza e un’inflazione — combattuta a suon di taglio dei tassi d’interesse — che non favorisce le esportazioni; in più, è in agguato una vera e propria “bolla immobiliare” pronta a scoppiare, con effetti tutti da vedere. Tanto per essere chiari.

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I CINESI 2

PECHINO, 1 febbraio (Reuters) – Energia nucleare e ferrovie ad alta velocità saranno tra i principali obiettivi della Cina, che ha in programma di investire 1.500 miliardi di dollari in sette settori chiave.

Lo riferiscono alcune fonti, precisando che saranno le imprese di proprietà statale, piuttosto che il governo, a giocare il ruolo chiave nella gestione degli investimenti.

La Cina pensa che la produzione manifatturiera di alta gamma, comprese le ferrovie ad alta velocità e l’aviazione, diventeranno un pilastro della crescita economica insieme alle tecnologie per il risparmio energetico e ambientali, le biotecnologie, le telecomunicazioni e Internet.

Gli altri settori strategici sono considerati le energie alternative e le auto ibride.

“La Cina ha bisogno di innovare se vuole competere con le multinazionali nell’arena internazionale”, spiega Qiu Gang dell’ufficio di Pechino del Samsung Economic Research Institute. “La Cina spera di diventare un gigante industriale entro il 2015”.