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Quando dico che sei un tesoro è perché lo sei davvero. Sei qualcosa di prezioso e speciale in tutto il tuo essere. Quando guardo quel bimbo della foto e vedo te ora, la purezza e la sensibilità nello sguardo è la stessa. E questo non ti deve rendere infelice, non deve portarti a pensare al tuo passato nei termini in cui ci pensi in questi giorni (e nei momenti bui). E sai perché? Ci ho pensato oggi: tu dici che se avessi giocato meglio le tue carte, se avessi fatto scelte diverse, incontrato persone migliori, la tua vita sarebbe stata diversa. Questo è vero. Ma non sappiamo diversa come. Anche facendo scelte ottime, avresti potuto lo stesso fare altri errori; ti sarebbero potute comunque capitare disgrazie o sofferenze. Prima o poi, ne siamo tutti colpiti. Quindi tu sei triste per la vita che hai avuto e che conosci. Ma nessuno può garantirti che se avessi fatto altre scelte a quest’ora avresti una vita migliore; forse sì; probabilmente sì; ma anche no. Tutto quello che abbiamo è quel che abbiamo vissuto e quel che dobbiamo ancora vivere. Non buttiamo via anche il nostro presente e il nostro futuro a causa del rimpianto per il passato. Razionalmente sai che è così, ma emotivamente non riesci ancora a calmare i pensieri negativi. Ci riuscirai, però, lo so. Devi solo volerti bene, e non te ne vuoi ancora abbastanza. Guarda nei miei occhi quanto sei degno di stare a questo mondo, senti nei miei baci e nella mia ammirazione tutto il valore della tua persona… io ci riuscirò a fartelo capire, prima o poi, che nessuno dei tuoi errori più gravi ha intaccato la tua anima e la tua Bellezza e che quest’anima e questa purezza puoi ancora spenderle e trarne tanto, tante soddisfazioni anche per te stesso. Hai incamerato tanto in tutti questi anni: e ora, dolcemente e con sempre maggiore entusiasmo, tireremo fuori tutto. Non guardarti con gli occhi della tua severità: guardati coi miei occhi che da subito, ancor prima di vederti, si sono fissati sulla tua Bellezza di persona; guardati con lo sguardo un po’ tenero e un po’ sornione di Alf, che è un orso, eppure con te si è aperto subito: questa è una cosa grandissima: tu non ti rendi conto di che bella impressione fai nelle persone sagge, quelle che hanno un minimo di sensibilità. Allora, fidati di noi, di queste persone sensibili che il destino (o Dio) ti ha fatto incontrare. Non guardarti solo con gli occhi delle persone poco sensibili con le quali sei cresciuto (per es. i tuoi amici di gioventù o alcuni parenti). Sei un uomo dolce, generoso, capace di trasmettere tanto affetto; sei intelligente, arguto e simpaticissimo; sei stupendo, e prima o poi lo capirai anche tu. Ricordati che non sei mai solo, anche quando ti senti solo e dannato. Il mio pensiero ti abbraccerà e sosterrà sempre!

· 106

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Oggi, mentre in garage scendevo dalla macchina, mi sono guardata intorno pensando a quanto avevo aspettato questa vacanza e a come ora è già finita… però non l’ho pensato con tristezza ma con felicità, perché anche se queste settimane sono volate (mi sembra siano passate velocissimamente…) sono state stupende, e davvero sono già scolpite dentro me, come ti ho scritto, non le dimenticherò mai. Ti amo così tanto. È stato indescrivibilmente bello camminare con te, vedere tante cose, fare a lungo l’amore, addormentarci e svegliarci insieme, con te che mi sorridevi dolcemente, e poi finalmente non essendo incalzati dal tempo abbiamo potuto parlare con calma e profondamente, di tutto: di noi, di me, di te, di letteratura, di qualunque cosa. È stato bellissimo gironzolare in libreria e uscire carichi di libri e dischi e bere il tè insieme e riposarci stremati su una panchina, sedere al ristorante elegante con una zuppiera d’insalata davanti mentre tu rischiavi di far cadere tutte le bottiglie presenti sul tavolo, e poi fare colazione mentre tu spalmavi il burro e io mi gustavo le torte presenti e poi ormai (ma questo già le altre volte) mi sento così a mio agio con te, non m’importa se mi vedi con la fascia in testa o se esco dal bagno o cose del genere, e poi tu sei stato meraviglioso con le tue carezze, le tue coccole, quando abbiamo fatto l’amore (compreso anche quando eravamo stanchi e mi accarezzavi soltanto) mi hai fatta impazzire di piacere. Stamattina all’inizio ero un po’ strana: ero ancora stanca per la fatica di ieri e perché la notte avevo dormito poco e poi ero un po’ malinconica perché ormai dovevamo tornare a casa e così mi sono rattristata fraintendendo le cose che dicevi… Quando mi hai detto che a volte ti senti smarrito e poi ti sei commosso, be’, sappi che non sei solo e non sei smarrito: hai solo bisogno di esprimere il te stesso più vero, di conoscerti e di farti conoscere e di prendere contatto con certe parti di te che ancora possono farti soffrire.

 

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Negli ultimi giorni ho ricominciato a ricordare i sogni, quelli fatti prima di svegliarmi, naturalmente. Quelli di stamattina sono troppo confusi, perché ho lasciato passare troppo prima di mettermi a parlarne, ci ho frapposto una bella colazione fatta di frutta, di pane di kamut con la marmellata senza zucchero, di biscotti bagnati nel caffè. Quindi ricordo solo l’immagine — le immagini — più forti che mi si sono impresse: quelle di una show-woman che identificavo come Simona Ventura, la quale indossava un lungo vestito di scena rosso e stava di spalle su un palcoscenico, e lentamente si girava e mostrava un viso imbruttito e artefatto, visibilmente truccato, lamentandosi del suo imbruttimento. Poi tornava a volgere le spalle, e dopo un po’ si girava di nuovo e mostrava un volto ancor più brutto e deformato, somigliante a un mostro; poi si girava ancora per qualche secondo e, quando tornava a mostrare la faccia, aveva una specie d’impalcatura orrenda in cui gli occhi si distinguevano a malapena, un mostro ancor più orrendo da trucco di cinema. Ma è naturale, pensavo, sono effetti speciali; però è evidente che va sempre peggiorando, e questo non rassicura.
Quando ho aperto gli occhi, come mi accade raramente ho avvertito l’ultimo sussulto del russamento (stavo a pancia in giù).

 

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Penso sia un’ottima idea, quella di soffermarsi a considerare — o meglio, a riassaporare con la mente e con la penna — le piccole (grandi) cose belle, intese come quei gesti quotidiani che danno endorfine e serotonina e alimentano il benessere. Perché una forma di alimentazione del benessere è sempre necessaria, non la si può trascurare come spesso accade nella vita quotidiana. A me, ad esempio, piace molto il rito della colazione, dove se si è in compagnia ci si scambiano le considerazioni e i sorrisi, anche dello sguardo. Essere guardati come ti guarda l’amica o l’amico che hai di fronte (sappiamo cosa significa per me e per loro l’amicizia) è un piacere così importante e intenso che rientra nelle forme principali di alimentazione del benessere. Il benessere non è edonismo: è il modo di vivere in maniera davvero umana, presupposto fondamentale — secondo me — per comprendere e vivere i rapporti col prossimo, la chiarezza, il gesto disinteressato, la solidarietà. Lo sguardo dell’amica e dell’amico è quella cosa preziosissima che può dar senso alla vita.