L’ombra e la Grazia

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Non dimenticare mai che hai il mondo intero, la vita tutta davanti a te…. Che per te la vita può e deve essere più reale, più piena e gioiosa di quanto forse non lo è mai stato per nessun essere umano. Non la mutilare in anticipo con una qualsiasi rinuncia. Non ti lasciare imprigionare da nessun affetto. Preserva la tua solitudine. Il giorno, se mai verrà, che una vera amicizia ti sia concessa, non esisterà opposizione fra la solitudine interiore e l’amicizia; anzi è da questo segno infallibile che la riconoscerai.
L’amicizia non va cercata, nè sognata, nè desiderata, nè definita o teorizzata. L’amicizia si esercita (è una virtù). Essa semplicemente “esiste” come la bellezza. E’ un miracolo, misterioso e insieme incastonato nella realtà.
Non bisogna desiderare l’amicizia come compenso, non va inventata, non per alleviare la solitudine; non deve basarsi su visioni deformate di te e dell’altro. Molte volte vendiamo l’anima per l’amicizia ed è facile corrompere e corrompersi.
La nostra vita interiore si compiace di accogliere in folla fantasmi, costruzioni; nel sentimento invece bisogna tagliare via senza pietà tutto quanto vi è di immaginario e permettersi solo ciò che corrisponde a scambi reali.
Per questo bisogna vietarsi “slanci di cuore” che non trovano nell’altro ugual risposta. Non bisogna pretendere di venir capiti quando ancora non ci siamo chiariti a noi stessi.
Non ingannarsi sull’altro significa anche non ingannarlo e non pretendere da lui più di quanto può dare.
Più dai, più dipendi dagli altri per la tua felicità e infelicità. E una parola o un gesto possono darti più felicità di quanta tu non ne hai data in un anno di dedizione. Ti metti in una situazione di mendicante, di cane che aspetta l’osso.
E infine per un meccanismo inevitabile, non si può dipendere dagli esseri umani senza aspirare a tiranneggiarli, senza aspirare a piegarli ai nostri scopi, compresi quelli più nobili o del cuore.

Simone Weil, L’ombra e la grazia, Bompiani, Milano 2002

Legami

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«l’amicizia durante l’adolescenza acquista dei connotati fortemente etici. (…) Essa costituisce una grande costruzione simbolica e culturale e prepara la relazione d’amore prefigurandone gli eventi e precorrendone il sentimento di scoperta e, allo stesso tempo, di ritrovamento. Si tratta di un evento straordinario perché (…) l’amico è un coetaneo estraneo alla famiglia e rappresenta, da ogni punto di vista, una grande novità relazionale. (…) Assurgerlo al ruolo di amico del cuore è un evento culturale, simbolico e relazionale straordinario, poiché rappresenta il debutto nella capacità di amare e investire un essere vivente estraneo alla cerchia dei legami familiari.»

(G. Pietropolli Charmet)

Questo mi fa pensare a quanto sarebbe stato importante avere un amico del cuore, cosa che son riuscito a ottenere nell’adolescenza solo per periodi brevi, quindi amicizie “del cuore” che si son rivelate effimere: una specie d’inconcludenza che mi è sempre pesata. Direi che il peso di questa mia condizione, che m’ha privato di amici del cuore di lunga data, ha avuto un ruolo determinante nelle mie giornate. Me ne rendo conto soprattutto ora, nella maturità, forse perché le conseguenze di questo “fallimento” si consolidano e si fanno presenza.
Mi colpisce l’idea dei connotati fortemente etici dell’amicizia adolescenziale: questa era la sua caratteristica eminente, l’eticità che avrebbe consentito di affrontare il mondo con lo sguardo aperto e libero e pulito. Cose di cui tutti abbiamo bisogno, e quando ce le portano via ne veniamo in qualche modo menomati. Non a caso, in questo tipo di amicizie è spesso presente un elevato tasso di idealizzazione, che le rende magiche, spesso irripetibili.

· 98

Antonio Donghi


Hai colto nel segno, sai? Tu cogli spesso nel segno, perché hai saggezza e sensibilità; ma a volte sembri anche ingenua come una ragazzina: quindi anche in te convivono le due nature. È anche per questo che mi piaci immensamente. Io da ragazzo ero fragile, incline a soffrire terribilmente, a ingigantire ogni cosa. Ero sempre proteso verso gli altri, come fai tu; in definitiva, i miei bisogni somigliavano – e somigliano – molto ai tuoi. È stata una benedizione averti incontrata e riconosciuta subito. E ora ho bisogno di starti al fianco, di pensarti, desiderarti e sorridere ogni volta che vedo comparire i tuoi scritti e le tue attenzioni per me. Quando poi ti vedo comparire di persona, mi sembra di aver finalmente colto il significato della vita. È vero, continuo ad avere dubbi, a interrogarmi, a cercare, e sento il bisogno di commuovermi. Io con te riesco a “essere come sono” proprio perché sei così stupenda, ma ho sempre avuto la tendenza ad aprirmi e a mostrarmi con le mie debolezze, e questo mi creava difficoltà, come puoi immaginare, perché in genere venivo sopraffatto da chi era più furbo o più insensibile o più canaglia. Ora, solo pronunciare il tuo nome mi evoca tutto ciò che di bello e di buono può esserci. Hai qualcosa dentro, una specie di “luccicanza”, che ti rende quella che sei: una creatura che sembra inimitabile, ricca di cose belle oltre ogni immaginazione. Quando ci scrivemmo le prime volte mi dicesti che non avevi voluto perdere la tua innocenza, se non in minima parte. E ci sei riuscita: sei una creatura innocente, dunque irresistibile. Spesso hai avuto il coraggio di espormi le tue debolezze denudandoti completamente, e quindi, forse, sentendoti in una condizione ancor più indifesa. Ma forse sapevi che anche disarmandoti così di fronte a me, non rischiavi quello che avresti rischiato con un’altra persona, perché con me ti senti protetta sempre. E sapere questo, che con me ti senti protetta sempre, mi fa stare benissimo, mi fa capire che la mia vita non è da buttare, ma potrebbe essere qualcosa di molto importante.

 

· 97

Picasso_Ragazza allo specchio


E io mi sono dimenticata di dirti che appena entrata in casa, dopo averti salutato, passando davanti allo specchio mi sono un attimo voltata e… che sorpresa! Mi son vista bellissima. Ero, non so come dire… LUMINOSA! E sorridente! Mentre nei giorni precedenti, incrociandomi allo specchio, mi ero vista così scialba e insignificante, brutta e “grigia”. Capisci che potere hai? Basta un tuo sguardo, un tuo abbraccio, per farmi rifiorire! Anch’io penso sempre a quante cose potremmo fare/dire insieme. Per le mie potenziali qualità di attrice… grazie: in effetti, penso che starei bene in quei filmini di famiglia che piacerebbero anche a te, in bianco e nero, ambientati nel passato. Di filmini un giorno potremo anche vederne un po’ (non tanto da annoiarti): ci sono mia mamma e i miei zii da bambini, c’è tutto il contorno familiare, con le loro arie da alta borghesia, c’è lo zio scapestrato che fa il buffone per sedurre certe signorine in visita; le atmosfere, i vestiti, le automobili ecc. sono quelle degli anni ’50 e’60, bellissime!

 

· 96

Vittorio Corcos


Una cosa che m’ero dimenticato di dirti: oggi, mentre facevamo quei discorsi seri, eri senza occhiali e per tutto il tempo mi sono perso nel tuo sguardo profondo e bellissimo. Ti ho guardata da molto vicino, quei tuoi occhi color del mare erano attenti e riflessivi, e quello sguardo mi è rimasto dentro,
lo vedo ancora molto nitido e ne sento la profondità. Anche questa è stata un’esperienza importante, qualcosa che non si cancella. Ed è importante che amiamo dirci tutto, perché ci fa star bene e ci arricchisce e ci rende più consapevoli e forti. La simpatia, poi, la trovo anche in te, fortissima: anzi, credo che la tua simpatia alimenti la mia, com’è successo fin dai primi giorni. Ci piace ridere insieme delle cose della vita, siamo due buontemponi! Invece, quando sono in giro e non sono con te mi annoio, e mi dico quante belle cose potremmo fare, di quanti argomenti interessanti potremmo parlare. Poi hai una voce che suona come una melodia leggera, hai una dizione impeccabile, quasi ricercata, da attrice.

 

· 95

Vittorio Corcos - Sogni


Quando dico grandiosa intendo che sei bella, appassionata, elegante: un’eleganza data dai modi, dal portamento, dalla voce e dallo stile di vita e di pensiero. Anche per questo ti ammiro, non solo per la tua bellezza e sensualità, che sono indiscutibili. Tu vivi secondo princìpi che senti e conosci veramente, sai riconoscere un tracciato da seguire, sei consapevole di ciò che può riservare la vita, sai valutare e rispettare il prossimo, e metterti in relazione col mondo. E tutto questo lo sai fare dalla tua angolazione specialissima, da ragazza di altri tempi, completamente avulsa dai modelli conformistico-consumistici imperanti. È per tutte queste cose che sono pazzo di te. E posso dirti un’altra cosa: star con te è l’esperienza più bella che ho avuto nella vita. Tutto ciò che mi è capitato non arriva alla meraviglia che sto vivendo con te. Tu hai una reattività, una dolcezza, una morbidezza compatta e fresca che non ricordo d’aver trovato da nessuna parte. Partecipi a tutto con una naturalezza e una concretezza che mi portano in paradiso, come non m’era mai accaduto.

 

· 93

abbraccio


La nostra vita è ora: ti sto vedendo, chiara di pelle e sorridente, con la borsina a tracolla, che mi corri incontro con un vestitino adeguato (domani farà caldo, dicono) per farmi festa, abbracciarmi, accarezzarmi e farti accarezzare con tutta la passione che proviamo. Le tue guance saranno fresche, e così la tua bocca, che bacerò dapprima dolcemente, assaporandoti, per poi baciarti il collo e le spalle, e dietro l’orecchio, e sulla fronte e sulle palpebre socchiuse, e sul tuo bellissimo nasino, godendo del tuo sorriso felice: perché una delle cose che veramente mi piacciono e mi fanno impazzire, che potenziano la mia beatitudine quando sto con te, è il sorriso di contentezza che hai sempre, mentre ti bacio ti coccolo ti accarezzo e ti stringo a me. Quel sorriso dice tutto: è aperto, felice, entusiasta e sereno, è l’espressione perfetta della tua felicità quando sei con me. Quel sorriso non lo perdo mai: l’ho sempre in mente, mi accompagna giorno e notte e mi aiuterà nelle difficoltà e pericoli e infelicità che dovessero aggredirmi. Unirmi a tutte queste cose, assaporarle, sentirle vivere e palpitare in me è un’esperienza che non potrò dimenticare, mi resterà sempre, a ricordarmi che la felicità esiste e l’ho provata, che la bellezza mi ha fatto suo con grande generosità. Il tuo sorriso, la tua voce, il tuo corpo, i tuoi pensieri sono ciò che mi salverà. Io non ho più paura di nulla.

 

· 92


Anche a me il solo averti vicina rinfranca e rassicura. La sera di quella presentazione mi giravo spesso a guardarti, perché mi annoiavo e la tua presenza al mio fianco m’attirava irresistibilmente. Le presentazioni dei libri mi annoiano quasi sempre, non c’è rimedio: ascolto per un minuto, poi la testa va per conto suo. Mi giravo a guardare il tuo profilo e ti vedevo un leggero sorriso, forse perché eri consapevole della mia vicinanza.
Ma mi preoccupa il fatto che, lontana da me, ti senti “con pensieri tristi, con un peso sulle spalle, goffa, impacciata, brutta e nervosa”. Come sarebbe? Con tutte le qualità che hai e con un futuro così radioso davanti? È assurdo, non c’è nemmeno bisogno che lo dica. Devi sentirti sempre bella e fiduciosa, anche quando sono fisicamente lontano. A me capita sempre più spesso di sentirmi sereno sul nostro futuro (anche se il disagio dato dall’incertezza e dai dubbi non cessa di emergere): basterebbe questa consapevolezza, molto fondata, a metterci al riparo da stati di ansia o di timore e dai sensi di colpa. Non mi domanderò più se merito questa fortuna e questi privilegi, perché devo – dobbiamo – solo coglierli e usarli al meglio, con scrupolo, e dobbiamo vivere positivamente, con la fiducia che ci accompagna sempre. Io sono pronto a concedermi senza risparmio, a non farti sentire mai sola. Penso che più il tempo passerà più saremo presenti l’uno all’altra, così ti rafforzerai, acquisirai ancor più fiducia per i tuoi compiti e per esprimerti secondo le tue inclinazioni. Dire quanto mi mancano il tuo profumo e il tuo sorriso, le tue parole e la tua voce di ragazza è scontato, ma non perde mai il suo senso, è una cosa quasi necessaria.

 

· 91

jack vettriano


Ecco, hai detto bene a proposito della mancanza di contatto fisico tra noi: mi sento anch’io fragile, con pensieri tristi, con un peso sulle spalle, goffa, impacciata, brutta e nervosa. Perché ho bisogno di te tutto intero! Oggi pomeriggio, quando mi sentivo sperduta, ho semplicemente immaginato di tendere la mano e di trovare la tua, anche solo questo minuscolo contatto mi darebbe il sollievo che cerco e che solo tu mi puoi dare. Solo tu e nessun altro che conosca. Ti ricordi quando eravamo all’incontro di presentazione di quel libro organizzato dai tuoi amici? Eravamo semplicemente seduti accanto senza neanche guardarci, eppure già essere al tuo fianco e sentirti vicino a me mi faceva sentire bene.
Comunque, quando dico che sei bello non lo dico tanto per dire. Piuttosto starei zitta, non te lo ripeterei continuamente. Prima, quando mi hai scritto che hai comprato delle camicie, ti ho visualizzato come ti ho visto le ultime volte: con i pantaloni leggeri, con la camicia che lascia scoperti gli avambracci e mi permette di insinuare le mani fino a carezzarti la schiena, e con i tuoi occhiali da sole: non solo bello, ma anche sexy. Molto. Poi ti ho visto come sei alla guida della macchina, quando mi volto a guardarti (o meglio, ad adorarti) e ti vedo di profilo, sia con gli occhiali sia senza, anche lì sei stupendo. Insomma, ti ho proprio visualizzato in quella posizione, che guardi la strada con le mani sul volante (e ogni tanto ne allunghi una per accarezzarmi) e ho provato un brivido e un languore violento che quasi mi son vergognata! Sei stupendo, non solo interiormente ma anche esteriormente. Te l’ho detto: anche non conoscendoti, se ti avessi visto per strada o seduto da qualche parte non lontano da me, ti avrei subito notato. Poi, in questo periodo mi son detta più volte che è bellissimo leggere gli stessi libri, perché è bello confrontarci e sentirci uniti anche in questo. “La regina degli scacchi” mi è piaciuto forse più de “L’uomo che cadde sulla terra”, ti tiene attaccato alla pagina, secondo me. Però finora sei tu che hai letto i libri che volevo leggere io, ma se ne hai qualcuno che vuoi leggere tu, mi accodo io. Sì, “Il male oscuro” l’ho letto tutto ed è stata una delle letture più dolorose (forse proprio la più dolorosa) in assoluto. C’è questo rapporto col padre, e con la famiglia… terribile. Adesso sto leggendo un romanzo di Palahniuk (“Soffocare”), volevo vedere come e cosa scrive, dato che è uno di quegli autori che ha un popolo di lettori fanatici e adoranti, ma non mi sta convincendo molto, per ora. Comunque, almeno so come scrive. Entro giovedì l’avrò finito.

 

· 90

magritte


Oggi ho provato a immaginare cosa mi succederebbe se dovessi separarmi da te e non vederti più. Già ne ho sentite sulla pelle le ipotetiche conseguenze – in scala ridotta – quando strani e infondati pensieri ti mostravano allontanata da me. Facendo le debite proporzioni, visto che conosco il mio fisico e certe manifestazioni della mia psiche, provo a ricostruire uno scenario “pratico”, avvalendomi di un esempio.
Se mi accadesse di rendermi conto all’improvviso, in qualsiasi modo (una tua lettera di addio, oppure il vederti abbracciata a un altro, oppure se te ne andassi dicendomi o lasciandomi capire di non considerarmi più importante), che ti ho persa, che non ti vedrò più se non come semplice conoscente, che tutto è finito, sentirei esplodere in me una serie di reazioni fisiche che investirebbe il sistema nervoso, irradiandosi nel cervello e nella psiche. Il petto mi friggerebbe come se fosse collegato a cavi elettrici a basso voltaggio; la vista si annebbierebbe; tutti gli oggetti che mi circondano perderebbero significato, e così le cose che devo fare o sto facendo. Mi fermerei annichilito, con la sensazione di friggere che s’intensifica e si diffonde nel corpo, fino ad arrivare alla testa e alle facoltà percettive. Quindi, non sentirei quasi i richiami di chi mi è vicino, che magari mi chiede cosa mi stia succedendo. La vita intera, cioè tutto l’ambiente circostante e la consapevolezza delle mie funzioni, a partire da ciò a cui ero intento, diverrebbe estranea. Resterei così, inerme e inerte, senza sapere che fare e senza riuscire a rispondere alle sollecitazioni, coi battiti del cuore che martellano e il corpo che brucia. Improvvisamente la vita mi apparirebbe insensata, e anche il mondo che mi circonda perderebbe senso. Credo che uno stato simile alla “frittura interna” lo provai quando assunsi una medicina che mi colpì il sistema nervoso, facendomi soffrire per due giorni: l’unica differenza è che quella mi dava le allucinazioni, che qui non avrei. Qui avrei il vuoto, un vuoto doloroso e invalidante. Ecco, forse la parola giusta sarebbe questa: invalidante, perché resterei incapace di fare alcunché per un periodo imprecisato. Sarei stordito dal dolore, dal friggere interno, dal peso sul diaframma, dal galoppare forsennato del cuore, dallo smarrimento che m’invade e mi rende incapace di rispondere agli stimoli e di dire cosa mi sta succedendo. La preoccupazione di chi mi sta vicino, le domande ripetute e pressanti peggiorerebbero il mio stato, perché sarei impossibilitato a rispondere, non potrei dire: “Aiuto, ho un’improvvisa fitta nel cervello!”, oppure: “Oddio, mia madre è morta!” ed essere subito soccorso: no, non riuscirei a parlare, dovrei tenere dentro l’incendio senza poter aprire nemmeno una valvola, e allora la pressione interna crescerebbe, e la sofferenza pure, e anche l’annichilimento e il senso d’impotenza. Questo sarebbe l’inizio. Poi non so come e per quanto tempo proseguirebbe. Quello che temo nel senso più pratico e immediato è proprio l’esplosione interna che fa friggere il corpo e schiaccia il cuore fino a invadere la capacità di pensare e di muoversi e di riconoscere le cose e il senso del proprio esserci. Perché il seguito sarebbe proprio la perdita di senso. Cioè non riconoscerei più la funzione delle cose, ad esempio il fatto che mi sto mettendo a tavola: a che servirebbe mangiare? Se chi mi è vicino mi rivolgesse delle domande, lo guarderei cercando di assegnargli un ruolo, che in quel momento avrebbe perso. I miei libri mi diverrebbero estranei: mi aggirerei fra gli scaffali, con l’incendio che infuria dentro e la sensazione di dolore che cresce, chiedendomi perché mai ne ho accumulati tanti, a cosa mai potevano servire. Mi aggirerei per la casa come un fantasma dolente che ha perso l’orientamento. Ecco cosa succederebbe, se mi rendessi conto di averti persa. Quindi, su questa base empirica, posso affermare con buona approssimazione che tu, per me, sei tutto.