· 45


Pensa che prima di trovare la tua lettera “dubbiosa” avevo intenzione di raccontarti che stanotte ho avuto un incubo t r e m e n d o… tremendissimo e terribilissimo, in cui c’eri anche tu. Era molto contorto ma la scena più tremenda (e che mi ha svegliata) è stata quando, sull’orlo di un abisso, una donna dall’aspetto vampiresco e con delle unghie nere e lunghissime, mi ha artigliata per il polso, lacerandomi la pelle, e mi urlava in faccia che lei era morta ma se mi uccideva poteva prendere il mio posto e voleva buttarmi giù dal precipizio e io piangevo e con l’altra mano mi aggrappavo a te però lei era fortissima e mi strappava tutta la pelle del braccio e tu forse non saresti riuscito a trattenermi se continuava ma per fortuna mi sono svegliata, però mi batteva fortissimo il cuore e piangevo (cioè, oltre che nel sogno piangevo anche nella realtà da tanto era realistico il sogno!). Che angoscia! Be’, è solo colpa mia dato che ieri, quando ero già a letto sotto le coperte, ho iniziato a leggere l’ultimo numero di Dampyr appena acquistato ed era disegnato da Luca Rossi, mio disegnatore preferito, e c’erano delle scene spaventosissime che sicuramente hanno causato il mio incubo! Dopo ho dovuto lasciare la luce dell’ abat-jour accesa, perché se la spegnevo mi rivedevo quelle scene e mi sembravano vere! Nella confusione del momento credevo davvero che qualche essere soprannaturale potesse venire a uccidermi! Che stupida! E poi, visto che c’eri anche tu nel sogno, ho pensato a te e dopo un po’ mi sono calmata e riaddormentata… ma pensa che bello se tu ci fossi stato davvero! Mi sarei rannicchiata vicino a te come facevo da piccola con mio padre senza svegliarlo e mi sarebbe passato tutto! Stasera cos’altro potrei leggere di terrificante? Ci penserò!

· 38

In tutto questo entusiasmo che mi è sbocciato sembra non esserci molto spazio alla razionalità: cioè, è bello viverlo passo dopo passo, e mi fa bene. Però ogni tanto sento una vocina, flebile e non fastidiosa, quasi un ronzio, che mi dice: “Sei sicura?”. Ma finora tutto è accaduto in modo naturale e spontaneo. Ti ho visto felice, oggi, e mi si allargava il cuore, perché mi sembra strano che qualcuno possa essere così felice semplicemente stando con me. Mi fai sentire più sicura, tu. E ti confesso che a un certo punto stavo bene, fisicamente, ma devi sapere che tra i miei vari difetti c’è quello di vergognarmi di mostrare o che si capisca quando sto bene o provo piacere, quindi è ben difficile accorgersene. Una cosa importante è che non devi stare senza scrivermi, perché se non mi scrivi neanche, anche solo un pensierino minuscolo che non ti porta via del tempo, poi sto male: infatti già oggi tutto il giorno mi mancavano le tue parole!
Stamattina sono andata a quel seminario. Doveva essere dalle 8,30 alle 12,30 per quattro venerdì. Invece al posto del prof. titolare abbiamo trovato una sua assistente che ci ha spiegato che a causa di gravissimi motivi di salute il prof. non potrà tenere il seminario, e siccome all’ultimo momento non sono riusciti a rimpiazzarlo, il seminario sarà trasformato in qualcosa “a distanza”: cioè non ci saranno lezioni, metteranno su internet del materiale con le indicazioni per le esercitazioni (tipo tesine), da presentare per la valutazione finale. Quindi non ho più impegni al venerdì (lavoro eventuale a parte). Meglio per me, perché avrò un giorno in più o per studiare o per uscire.

· 22

È vero, penso anch’io che avere una vera amicizia che parte dall’infanzia o dall’adolescenza e ti accompagna nella vita è una cosa importantissima. Però si possono trovare amici veri a ogni età, anche se crescendo è più difficile. Le amicizie adolescenziali non sempre reggono al passare del tempo, proprio per quell’elevato tasso di idealizzazione e per la funzione che esse assolvono. Terminata questa funzione, spesso termina anche l’amicizia. Non è raro infatti perdere, attorno ai vent’anni o poco più, gli amici del cuore con cui si è cresciuti e che fino al giorno prima erano come un altro sé, un’anima gemella sul serio. E invece un bel mattino si comincia a non telefonarsi come al solito, ci si vede meno, e in breve tempo ci si ritrova quasi estranei. A molti è successo, me compresa, e ci rimasi malissimo, non me ne facevo una ragione. Poi, all’università, durante una lezione di psicologia abbastanza noiosa, sentii la professoressa parlare di questo fenomeno; drizzai le orecchie. Spiegò appunto che queste amicizie adolescenziali simbiotiche e totali nascono durante quell’età perché sono necessarie a favorire un corretto sviluppo del giovane: una sorta di “palestra dei sentimenti” (come dice Pietropolli Charmet) e anche una difesa contro il mondo (in due si è più forti che da soli, nell’affrontare l’avventura della crescita). Spesso però queste amicizie non riescono a “evolversi” e così capita che le strade dei due amici del cuore si separino repentinamente e senza un motivo apparente, per non ritrovarsi più o restare comunque distanti. Altre amicizie invece riescono a compiere il salto e sono quelle più belle e preziose, quelle che danno anche senso a una vita. Continua a leggere “· 22”

· 21


Devo dirti che quando nel tuo saggio sull’adolescenza nella letteratura citi questo passo di Pietropolli Charmet:

«l’amicizia durante l’adolescenza acquista dei connotati fortemente etici. (…) Essa costituisce una grande costruzione simbolica e culturale e prepara la relazione d’amore prefigurandone gli eventi e precorrendone il sentimento di scoperta e, allo stesso tempo, di ritrovamento. Si tratta di un evento straordinario perché (…) l’amico è un coetaneo estraneo alla famiglia e rappresenta, da ogni punto di vista, una grande novità relazionale. (…) Assurgerlo al ruolo di amico del cuore è un evento culturale, simbolico e relazionale straordinario, poiché rappresenta il debutto nella capacità di amare e investire un essere vivente estraneo alla cerchia dei legami familiari»

mi fai pensare a quanto sia stato importante per me avere un amico del cuore, cosa che son riuscito a ottenere nel corso dell’adolescenza solo per periodi brevi, quindi amicizie “del cuore” che si son rivelate effimere: una specie di “inconcludenza” che mi è sempre pesata e ancora sento molto. Direi che il peso di questa mia condizione, che mi ha portato a non avere amici del cuore di lunga data — quindi a non averne tout court — ha un ruolo determinante nelle mie giornate. Me ne rendo conto soprattutto ora che ho raggiunto la maturità, forse perché le conseguenze di questo “fallimento” si consolidano e si fanno presenza.
Mi colpisce l’idea dei “connotati fortemente etici” dell’amicizia adolescenziale: proprio questa era la sua caratteristica eminente, l’eticità che avrebbe consentito di affrontare il mondo con lo sguardo aperto e libero e pulito. Cose di cui tutti abbiamo un gran bisogno, e quando ce le portano via ne veniamo in qualche modo menomati: di meno i fortunati, di più quelli meno assistiti dalla grazia.
Quando scrivi: “Non a caso, in questo tipo di amicizie, è spesso presente un elevato tasso di idealizzazione”, è vero: è proprio questo che le rende magiche, spesso irripetibili.