Ah, sì? (5)

Tanto per essere chiari, mentre il premier francese Sarkozy fa appello ad Angela Merkel affinché accetti di varare i cosiddetti Eurobonds, garantiti da tutti i paesi dell’eurozona, che servirebbero per finanziare a tassi normali i paesi più in difficoltà, la teutonica risponde che le altre proposte collaterali potrebbero vederla favorevole, ma quella lì non è da prendere in considerazione. Concetti già ribaditi altre volte e da cui non sembra volersi spostare. E questo è strano, perché non sarebbe così conveniente per la Germania spingere l’Italia al default, visto che questa eventualità farebbe saltare le banche di tutta Europa; così, quelle – per ora — garanzie che i tedeschi non vogliono impegnare diventerebbero risorse da cacciar fuori realmente per salvare le loro banche e per fronteggiare la terribile depressione che il default genererebbe. Abbiamo visto che le misure prese al momento giusto costano assai meno di quelle prese in ritardo e di corsa, come insegna l’esperienza greca: se si fosse affrontato quel salvataggio subito, invece di tergiversare (come stanno facendo ora), la faccenda sarebbe stata molto meno onerosa. In più, questa bufera finanziaria e la conseguente fuga degli investitori verso i porti più sicuri hanno fatto calare i tassi che paga la Germania per finanziare i suoi titoli di Stato e aumentare invece quelli che pagano tutti gli altri. Risultato: due anni fa la Germania pagava il 3,2%, la Francia il 3,5% e l’Italia il 3,9% di interessi; oggi la Germania paga l’1,9%, la Francia sempre il 3,5% e l’Italia il 7,2%. Ci sembra sensato? Queste differenze significano un risparmio di alcune decine di miliardi per la Germania e un aggravio di parecchie decine di miliardi per noi. È quindi evidente che siamo stati noi italiani ad aiutare i tedeschi, e loro vogliono che le cose restino così per poterne approfittare. Le misure tanto pesanti che l’Italia dovrà adottare faranno sì che nel 2012 avremo un consistente avanzo primario e nel 2013 addirittura il pareggio di bilancio, con un debito che non potrà più salire; e tutto questo al prezzo di una pesante recessione che è già iniziata. I tedeschi, invece, hanno un disavanzo che per il 2012 è previsto in crescita e non prevedono di raggiungere nessun pareggio di bilancio. Qualche provvedimento dovrebbero prenderlo anche loro, dunque, tanto per essere chiari.

Agenzie di rating

Delle Agenzie di rating si è molto parlato negli ultimi tempi: sono quelle agenzie che danno il giudizio di affidabilità agli Stati che emettono titoli di debito, e alle grandi società che emettono obbligazioni (i cosiddetti bond). Le più famose sono Standard & Poor e Moody’s: la prima ha appena declassato il debito degli Stati Uniti d’America, portandolo dalla “tripla A” (valutazione massima, data ai paesi scandinavi, a Francia, Germania, Austria, Canada, Australia, Svizzera, Regno unito e altri) a quella inferiore “AA+”.

Ebbene, sul Wall Street Journal di ieri c’è scritto a chiare lettere che le agenzie di rating, di solito, non riescono affatto a prevedere il default (fallimento) del debito di uno Stato sovrano. Infatti, su 15 default sovrani verificatisi dal 1975 a oggi, in ben 12 casi (l’ 80%) sia Standard & Poor che Moody’s hanno attribuito loro, un anno prima del fallimento, un rating dalla B in su (il rating B esprime un rischio di fallimento del 2% nell’anno successivo). Nell’articolo vengono anche menzionati alcuni casi clamorosi, come quello di Brasile e Argentina, che nel 2001 erano equiparate con lo stesso rating “BB-“: solo che l’Argentina era a un passo dal fallimento, mentre il Brasile stava per diventare una potenza economica di livello mondiale. E in ogni caso, più recentemente, basta ricordare i molti rating “tripla A” che venivano sciaguratamente attribuiti a quegli strumenti di investimento “tossici” prima che si scatenasse la grande crisi del 2008, ancora tutta da risolvere.

Grecia!


Da stamattina circola la voce che la Grecia sta per chiedere all’Europa una “ristrutturazione del debito”, e la Borsa — com’era prevedibile — ha cominciato ad affondare, soprattutto con i titoli bancari, che vedono il rischio concreto per gli Istituti di perdere parecchi soldi. Da Atene, naturalmente, negano con forza: ieri il ministro delle Finanze, George Papaconstantinou, ha passato la giornata a inseguire i giornalisti per negare che sia mai stata avanzata questa proposta. Ciononostante, stamattina il quotidiano greco Eleftherotypia ha scritto che il mese scorso il governo greco avrebbe espresso al Fondo Monetario e a Bruxelless la volontà di procedere con la ristrutturazione. Quindi il ministero delle Finanze di Atene è tornato in scena stamattina per smentire nuovamente: “Il ministro lo ha detto fino allo sfinimento, ieri”, ha ripetuto un portavoce, anche lui probabilmente sfinito. Ma il mercato, a  quanto pare, non si fida: il rendimento del titolo di Stato greco a 10 anni sale al 13,68%, mentre quello del titolo a 2 anni è volato al 19%, un dato spaventoso in confronto all’1,5% di soli due anni fa. Continua a leggere “Grecia!”