appunti #5

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Gli investigatori riscontrano la mancanza, in base allo schedario della vittima, dei seguenti documenti:
PR I
PR II
PR III- IV – V

le schede PR non sono esplicative, ma contengono riferimenti ermetici, con utilizzo di simboli e crittografia, incomprensibili al profano.

LE ELABORAZIONI TEORICHE DEL PROFESSORE
– interrelazioni fra l’uomo e il cosmo;
– incanalamento dell’energia del cosmo attraverso strumenti appropriati;
– ambiente che raccoglie l’energia prodotta dall’uomo e quella dell’universo, impedendone la dispersione.

C’è uno stato della materia che non è ancora conosciuto: non è né liquido, né solido, né gassoso. Questo stato è pura energia; quando quest’energia pura degrada, essa comincia a diventare materia, quindi massa. Se si riesce a IMBRIGLIARE questa energia pura (energia allo stato superiore) prima che essa si trasformi in energia allo stato inferiore, e a MANIPOLARLA in maniera opportuna, si può ottenereuna sua materializzazione in forme perfette e superiori:

– in PENSIERO non pensato, non prodotto e decodificato dall’uomo in quanto tale, ma forma pura e universale di pensiero che può rendere superiore l’uomo che se ne appropria. (ENERGIA PENSANTE, che può avvicinare a Dio l’uomo che se ne appropria.)

ENERGIA PURA (superiore)
si degrada in: –> ENERGIA INFERIORE, che si degrada in: –> MATERIA.

Se si imbriglia questa energia pura prima di farla degradare (trasformazione totale dell’essenza di quest’energia) si può ottenere:
– Energia Pensante
– Materia Energetica.

Riuscire ad appropriarsi dell’Energia Pura consente all’uomo di riacquistare lo stato di perfezione originaria, cioè l’integrità sua e l’unione col Cosmo, che aveva perduto nella Notte dei Tempi.

 

appunti #4

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Gli argomenti esoterici della biblioteca della vittima:

astrologia
cartomanzia
alchimia ed ermetismo

LIBRI ANTICHI E MODERNI
– fascicoli
– appunti scritti a mano e scritti a macchina
– tavole astronomiche (atlanti stellari) scritte e disegnate dal professore.

RISCRITTURA DELLE COSTELLAZIONI E COLLEGAMENTI CON EPISODI DELLA MITOLOGIA.
– Antico manoscritto del XV secolo riportante formule e operazioni alchemiche, corredato da un corpus di appunti che ne interpretano e spiegano i contenuti, e forniscono gli elementi per realizzare lo scoopo a cui allude il manoscritto, ossia la creazione/manipolazione dell’essere umano.

E’ questo corpus (o una sua parte importante) che viene sottratto dall’assassino.

GLI APPUNTI
fra gli appunti e le tavole, di pugno della vittima, troviamo:
E – energia incanalata (teoria bio-energetica di Wilhelm Reich)
MS – rievocazione di episodi mitologici e loro collegamento con le costellazioni celesti
(appunti su esperimenti di scambio energetico).

 

appunti #3

Schedario-bibiloteca


Una parte delle cartelle è stata sottratta: gli inquirenti lo scoprono esaminando lo schedario del professore, nel quale erano catalogati e ordinati – per agomento e per autore – i materiali del suo archivio (e i suoi libri). Una parte della documentazione, la cui esistenza è attestata dalle schede, MANCA.

-> GLI ARGOMENTI DELL’ARCHIVIO:
-> GLI ARGOMENTI SOTTRATTI: manoscritti della vittima + manoscritti antichi e disegni non descritti nello schedario in forma chiara, ma elencati in forma di codici, simboli, definizioni ermetiche.
Descrizione della casa, degli arredi, dei quadri (predominanza di rappresentazioni – quadri e statuette – di episodi della mitologia antica).

TELESCOPIO per scrutare il cielo.

STRUTTURA DELL’ARCHIVIO
Ognilibro è documentato da una DOPPIA SCHEDA.
Le schede sono disposte in:
– ordine alfabetico per autore
– ordine alfabetico per titolo (2 serie di schede da consultare).

I VOLUMI sono classificati per argomento: in ciascun argomento i libri sono ordinati per numero di protocollo, costituito da una lettera seguita da un numero progressivo (es: S.17).
– la lettera è un codice che identifica l’argomento;
– il numero identifica la collocazione all’interno dei diversi scomparti della libreria.

 

appunti #2

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L’autopsia stabilisce che il professore aveva avuto rapporti sessuali prima della morte. Dal disordine si desume che c’è stata una colluttazione: sedia ribaltata, soprammobili sparsi per terra.

La vittima presenta contusioni e segni sul corpo, che fanno pensare si sia difeso, L’assassino ha frugato nei cassetti, ha spostato libri, cercato cose, forse ha sottratto oggetti di valore: questo può far pensare a un omicidio come conseguenza di una rapina. La rapina è un’ipotesi plausibile: la casa è semi-isolata e in quel territorio possono aggirarsi tossicodipendenti (vedi la presenza della comunità) che vivono di furti e rapine.

Nella casa dovrebbe esserci stato un festino: bicchieri sporchi, bottiglie vuote, piatti. Le bottiglie vuote, o caraffe, sono anonime e non identificano direttamente il tipo di bevande: si deve procedere alla’analisi dei residui di liquido (uno speciale elisir o nettare degli dèi?).

Nello studio (adiacente al soggiorno) si è frugato nella scrivania, nei cassetti , in mezzo ai libri. Nello studio la vittima teneva un archivio di documentazione suddiviso in cartelle ordinate per argomento e alle quali era attribuito un numero di protocollo.
L’ARCHIVIO: consta di fascioli, opuscoli, libri che trattano particolari argomenti, uniti ad appunti della vittima, saggi o trattati brevi, manoscritti o dattiloscritti. Gli argomenti sonno diversi… [struttura archivio da creare]

 

DetFic 9: lo svelamento

L’episodio più famoso di svelamento di un crimine lo troviamo nell’Amleto di Shakespeare.

Sulle torri che cingono Elsinore, capitale della Danimarca, negli ultimi tempi sta facendo la sua comparsa un fantasma, che aspetta il cambio della guardia di mezzanotte. Quando Amleto decide di andare a incontrare questo fantasma, rimasto solo con lui, ne raccoglie le rivelazioni.
Lo spettro è suo padre, defunto re di Danimarca, che svela ad Amleto la tremenda verità sulla sua morte: sua moglie Gertrude e suo fratello Claudio si amavano, e quest’ultimo, per usurpargli il trono, vedendolo un pomeriggio addormentato in giardino, gli versò  un veleno mortale nell’orecchio. Così, dopo questa tremenda rivelazione, lo spettro chiede al figlio di vendicarlo.

Deciso a smascherare il responsabile della morte del padre, Amleto approfitta dell’arrivo al castello di una compagnia teatrale per ideare un piano che riveli se il fantasma gli ha detto la verità. Così, decide di far recitare davanti alla corte di Danimarca il dramma di un assassinio che riproduca esattamente le circostanze di quella morte come gli è stata raccontata.
Già lo zio Claudio comincia a sospettare che Amleto possa aver intuito qualcosa dei suoi crimini, dopo aver ascoltato di nascosto – insieme alla regina Gertrude e al ciambellano Polonio – un suo dialogo con l’innamorata Ofelia, in cui egli rifiuta ogni idea di vita coniugale e le risponde con la tetra frase “Non avverranno più matrimoni e degli sposati uno morirà”. Claudio, quindi, comincia a meditare di esiliare Amleto in Inghilterra col pretesto di qualche incarico amministrativo.

Alla vigilia della rappresentazione del dramma, Amleto si preoccupa di raccomandare agli attori una buona interpretazione. Il suo piano è di verificare se “L’assassinio di Gonzago”, così simile alla vicenda raccontatagli dal padre, susciterà significative reazioni nello zio.
E questo accade puntualmente: dopo la scena dell’avvelenamento, il re resta fortemente turbato ed esce incollerito dal teatro. Per placarne l’ira, la regina chiama Amleto in camera sua per indurlo a spiegarsi con lo zio sui motivi di quella messa in scena.


Dunque, con questo stratagemma Amleto riesce a mettere alle strette il colpevole e lo induce a svelarsi, manifestando la propria agitazione. È il prototipo, se vogliamo, della classica “riunione finale” dei personaggi di un romanzo giallo, tanto cara ad Agata Christie e al suo Hercule Poirot, nella quale l’investigatore smaschera il colpevole “rappresentando” il suo delitto e ricostruendone il meccanismo.

Detective Fiction: una genealogia


«Perché la gente legge I polizieschi? Forse una delle risposte a questa domanda è che la gente li legge perché c’è chi li scrive. E perché c’è chi li scrive? Beh, secondo il dr. Samuel Johnson, non c’è mai stato chi abbia scritto e non l’abbia fatto per denaro. Per anni ho attribuito il primo racconto giallo a Carolyn Keene creatrice di Nancy Drew, pur sapendo benissimo che il credito spetta a un signore di nome Poe. Avevo letto prima la Keene e, secondo la mia personale cronologia, l’onore toccava a lei.»

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Così inizia l’introduzione di Oreste Del Buono a I padri fondatori. Il “giallo” da Jahvè a Voltaire, Einaudi Tascabili, Torino 1991.
In questo piccolo libro “fondante” si mostra come la narrativa poliziesca può vantare illustri origini: dalla Bibbia alle Mille e una notte, dalle Storie di Erodoto all’Eneide di Virgilio, dall’Amleto di Shakespeare a Zadig di Voltaire.

Ma proviamo a riflettere sul concetto di genere.
Mentre molti pensano che la letteratura – in quanto tale – vada oltre i generi, che sarebbero quindi un’invenzione moderna, c’è invece chi sostiene che la letteratura sia sempre esistita come sistema di generi. Secondo quest’ultimo punto di vista, ogni nuovo genere letterario che nasce rappresenterebbe l’evoluzione di uno o più generi precedenti. Così come ogni grande scrittore, in ogni epoca, si sarebbe rifatto o ispirato ad autori precedenti.

Sull’origine del genere poliziesco, inteso come indagine su un mistero legato a un delitto, le teorie sono diverse. Ci sono quelle che ne identificano l’origine con l’opera di un singolo autore (facendo coincidere, ad esempio, la nascita del poliziesco coi racconti di Edgar Allan Poe), e ci sono quelle più retrospettive che – appunto – quando identificano un “caposcuola”, ritengono che abbia raccolto l’eredità del passato, rinnovandola con innesti originali o con varianti capaci di creare un salto di livello all’interno del genere.

Posto che nessun genere letterario nasce dal nulla, poiché alle sue spalle c’è sempre una trama sottile e complessa di antecedenti e influenze, nel dibattito sulle origini della letteratura poliziesca si possono distinguere tre orientamenti.
Quello dei cosiddetti puristi, che individuano il primo esempio di detective fiction nel racconto “The Murders in the Rue Morgue”, pubblicato nel 1841 da Edgar Allan Poe; quello dei cosiddetti filologi, che fanno risalire la genealogia dei detectives a un romanzo di William Godwin (il padre dell’autrice di Frankenstein) intitolato Caleb Williams, apparso in Inghilterra nel 1794; e quello degli enciclopedisti, pronti a cogliere paradigmi polizieschi negli ambiti più diversi della letteratura antica e moderna, a partire dalla Bibbia: come si ricorderà, infatti, il primo furto – scoperto e punito – avvenne nel giardino dell’Eden.

 

LA LENTE D’INGRANDIMENTO

Per celebrare il periodo convulso che stiamo attraversando, ho scelto un brano del racconto di Italo Calvino “La lente d’ingrandimento” (Racconti sparsi, 1945-54).

Un paese viveva sotto l’incubo di un delitto. Ogni mattina i cittadini appena spiccicati gli occhi li buttavano sulle prime pagine dei giornali, scorrevano ansiosamente i titoli, le ultime notizie sulle perizie necroscopiche, sull’analisi di macchie rintracciate su un fazzoletto da naso, sul modo in cui avevano trascorso la giornata in carcere i principali indiziati.
Vittima del delitto era stato un uomo grasso, sconosciuto, trovato morto ai margini d’un prato. Al cadavere mancavano le bretelle e la pancera. Subito corse voce che ci fosse di mezzo la giovane sposa d’un ministro, nota amatrice di grassi. Inoltre pareva ci entrasse una duchessa che aveva compromesso i massimi funzionari dello Stato, inducendoli a interpretare films-cochons. Insomma, il governo aveva creduto bene di mettere tutto a tacere e d’imporre il silenzio. Il caso fu archiviato come morte accidentale dovuta a «collasso a causa di puntura d’ortica avvenuta cogliendo ranuncoli».
Chi era di parere contrario veniva processato come attentatore all’ordine pubblico. Ma era quello un paese diviso da gravi contrasti e la cosa non passò liscia. Nacque uno scandalo tale che si dovette riaprire l’inchiesta. Saltarono fuori responsabilità gravi, connivenze segrete fra gli organi dello Stato e la produzione di films-cochons. Tutte le forze pubbliche erano così compromesse che si dovettero affidare le indagini al corpo dei pompieri, il solo — pareva — non dedito a quegli spettacoli. La sorte del governo sembrava appesa a un filo.
— Se i giornali continuano a non parlar d’altro, — disse un ministro, — siamo perduti.
Ma un altro ministro, più astuto, lo contraddisse: — Se i giornali continuano a non parlar d’altro, siamo salvi.


È uno di quei brani “sempre attuali” che potrebbero esser scritti anche oggi.