· 57

Fortunatamente, non ho un carattere volubile che facilmente si entusiasma, e altrettanto facilmente si stanca. Sono invece molto costante, e incline alla devozione. Però trovo saggia la tua considerazione: mettendo in conto che la mazzata potrebbe arrivare anche da un momento all’altro… e se arriverà la prenderò! La trovo saggia in generale, nel senso che è sempre bene non farsi cogliere impreparati dalle delusioni, essere pronti ad assorbire il colpo, e questo in tutte le cose della vita, anche nella professione ad esempio.
Anni fa sono stato devoto a un amico che poi mi ha abbandonato, perché sollecitato dalla sua nuova compagna, che non vedeva di buon occhio il nostro sodalizio. Non credevo che sarebbe stato capace di mollarmi così, con tutto l’affetto che ci legava. Ricordo che soffrii molto, ma ora non ne porto più traccia. Però a volte mi succede qualcosa di cui ti ho già parlato: il vago senso di smarrimento che mi prende all’improvviso. Anche adesso m’è venuto, e il primo impulso sarebbe quello di correre a chiederti aiuto, prenderti le mani e ascoltare le tue parole sagge e confortanti. Non so da cosa venga questo smarrimento: è la sensazione che la mia permanenza nel mondo sia ingiustificata. Ho paura, e non so di cosa. Non dura molto, questa sensazione, ma quando mi prende vorrei rifugiarmi da te.

 

· 25

Quel passo di Lester: l’ho letto con attenzione e pensando a te (come tutti i suoi pensieri, del resto). Mi ha ricordato cose che mi hai detto fin dal primo giorno. Il tuo sentirti a volte sbagliato, inadeguato, gravato del tuo errore (per esempio quando dice che il mondo lo delude e lui delude il mondo), diverso… Mi ha colpito quando dice che non vuole morire, perché vuol continuare a cercare, ma se per questa ricerca deve correre rischi che potrebbero anche portarlo alla morte, allora è pronto a correrli. L’ho ammirato. Mi sono sentita vicina a te, molto, forse è naturale, dopo tutte le nostre confidenze. Non so invece fino a che punto io sarei disposta a rischiare: non so se tornerei “là sotto”, insomma, perché il mio attaccamento alla vita si traduce spesso nel non voler correre rischi. Forse anche a costo di perdermi qualcosa… non so. Fuori posto, invece, mi ci sento sempre, in questo siamo proprio simili. Pensa che anche oggi, mentre dalla mia postazione osservavo le persone passare, e come ti ho detto stavo bene, ero felice e soddisfatta, mi chiedevo tuttavia cosa ci facevo lì, cos’avevo in comune con loro, mi sentivo irrimediabilmente aliena, anche se parevo così normale. Ma è da quand’ero piccola che mi sento così, e credo non cambierò mai. Non è una sensazione triste, però, mi è naturale. Può diventare triste e dolorosa solo quando si aggancia ai sensi di colpa, al sentimento d’inadeguatezza. Sentirsi diversi è un conto, ma sentirsi diversi perché colpevoli o inadeguati è tutta un’altra cosa…

· 6

Un giorno parleremo meglio, e mi spiegherai perché “hai deluso tutti” e ti senti “una sconfitta”. Cose assurde, considerata la tua giovane età: c’è gente che non si arrende mai ed è capace di ricominciare a quaranta, cinquant’anni. E poi è inesatto che ho degli amici: ho vissuto senza amici per più di vent’anni, dopo una lunga gioventù bruciata che ha lasciato dietro di sé molti morti, per droga, malattie e disperazione. Parleremo, un giorno, e mi dirai perché ti senti una sconfitta. Di sicuro sei molto intelligente e sensibile, e sei molte altre cose, lo vedo, lo sento.  Se sei imbranata, questo si mescola alla tua dolcezza e crea qualcosa di molto speciale. Mi piace quando dici che t’infondo sicurezza e che senti il mio sguardo senza vederlo: dici che è attento e accogliente, e animato da una curiosità “buona” che lo rende acuto ma non invadente.  Ma devi spiegarmi come riesci a vedere che mi sono salvato l’anima: le sofferenze non sempre la raffinano, spesso anzi accade il contrario.