Il senso

Non basta rivolgersi a un destinatario ideale per chiedere il senso della vita. Il senso della vita va costruito, e per costruire servono progetti, e per progettare serve coscienza applicata, assistita dalle competenze e dalle abilità, e per esprimere le abilità serve fiducia in se stessi, e per avere fiducia in se stessi è necessario amarsi almeno quel tanto che basta, e per amarsi bisogna superare una vita di condizionamenti negativi, e per superare tutto questo bisogna esorcizzare definitivamente gli errori e le lotte finite male, e per riuscire nell’esorcismo le ferite devono essere guarite. Poi, anche se restano le cicatrici, potrò essere amato lo stesso.

la penna e la testa

scripta manent


Sento che la forza mi esce dalla penna e dalla testa, in quest’ordine, e non viceversa, come potrebbe sembrare logico. Perché vedo che la prima a muoversi è la penna, poi la testa le va dietro. Diverso da come accadeva un tempo, quando studiavo e progettavo grandi edifici narrativi, pieni di appartamenti e di accessi (scala a, scala b ecc.), e poi mi mettevo a costruirli dalle fondamenta, con lo scheletro, poi i muri, poi gli impianti e gli infissi: tutto questo aveva un’importanza a sé, quasi avulsa dallo scorrere della penna, che veniva riservato a una fase computistica, per così dire. Oggi è diverso, e ci vedo più maturità in questo.

 

tornare indietro

pier augusto breccia


Devo smetterla di pensare all’ipotetica, fantasiosa, irrealizzabile possibilità di tornare indietro nel tempo — anche solo di poco — per adottare i comportamenti giusti e ri-arrivare a oggi con i vantaggi conseguenti. Facile, sarebbe, come sarebbe facile viaggiare nei secoli con la Macchina del Tempo dell’omonimo romanzo, che ho appena finito di rileggere: si sale sulla macchina e si muovono le leve in avanti e poi indietro, per tornare ai nostri giorni e raccontare ciò che si è visto. A me piacerebbe viaggiare all’indietro, di molti anni, ma devo convincermi una volta per tutte che il semplice pensiero è una sciocchezza, che non merita di esser presa in considerazione nemmeno come puro esercizio di fantasia.
Se le cose sono andate in un certo modo, che a posteriori ci è apparso intollerabile, a un certo punto bisogna farsene una ragione. Se poi lo scorrere della vita si stabilizza, nel senso che una serie di cose torna a posto, allora si potrebbe anche usare la spugna e dare il proverbiale colpo che cancella tutto. Perché non farlo? Non mi risulta ci siano norme cogenti che lo escludono, quindi resta una facoltà di cui ci si può avvalere. Tirare una riga e andare accapo, dice qualcuno; buttarsi tutto alle spalle, dice qualcun altro; rimettere i nostri debiti e quelli dei nostri debitori, dice qualcun altro ancora. Insomma, ricominciare si può.

 

L’IMMAGINAZIONE

apostolopaolo


Devo dire che spesso è l’immaginazione ciò che ci salva. La lettura appassionata e la visionarietà sono ciò che può darci forza. Me ne accorgo sempre di più negli ultimi tempi, perché quando le cose mancano si capisce molto meglio la loro importanza. Quanto alla scrittura, tendo a vederla come un atto sacro, che prima d’essere compiuto ha bisogno di una ritualità: al punto che mi stupisco nel vedere quanto tempo passa prima di riuscire a creare “materialmente” ciò che è destinato a diventare un mio mondo che verrà  abitato dal mio spirito e dai miei desideri.

Una volta un amico disse che quasi tutte le scritture in collaborazione — come la prima esperienza che ho fatto — s’inquadrano negli schemi del “genere”. Credo che avesse ragione, e che il motivo sia la sostanziale “laboriosità” del processo creativo. Laboriosità intesa come mettersi al tavolo, stendere un progetto, discuterlo, confrontarsi, ragionare, cercare, trovare e scartare, provare e riprovare. Un processo creativo che implica tipicamente una laboriosità artigianale, che non può evitare d’inquadrarsi in schemi codificati. Continua a leggere “L’IMMAGINAZIONE”