Uguaglianza e diversità

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Secondo Simone Weil, se è vero che “un uguale grado di attenzione è dovuto ai bisogni di tutti gli esseri umani”, si deve stabilire un equilibrio fra uguaglianza e diversità.
L’equilibrio può valersi di una proporzione fra potere e rischi, basata sulla responsabilità. Questo implica una data organizzazione dei rischi e, nel diritto penale, un concetto della punizione in cui il rango sociale abbia ruolo di circostanza aggravante nel determinare la pena; tutto ciò a maggior ragione quando si è sul piano delle alte cariche pubbliche.

Occorre che il crimine di disonestà degli uomini pubblici verso lo Stato sia davvero punito più severamente della rapina a mano armata.

Questo perché rifare un’anima al paese è problema urgente e pratico.

diffidenza

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Non riesco a interpretare, a dare un nome alla naturale diffidenza per il diverso. Dico “naturale”, perché mentre il raziocinio indica l’insensatezza della discriminazione, del non volersi “mescolare”, del non gradire la “comunione” (se non — nei casi estremi — il contatto), tuttavia il corpo, inteso come strumento fisico-empatico-emotivo-sensoriale (non so come definirlo, mi arrangio empiricamente), quindi integrato con la psiche, dà troppo spesso una sterzata dalla parte opposta, cioè verso l’allontanamento, verso la presa di distanza. La prudente osservazione da lontano, o da non troppo vicino, insomma.
Sembra la percezione istintiva di un rischio, quasi della violazione di un precetto ancestrale inscritto nell’uomo. Ho la sensazione che pochi ne siano immuni. E mi chiedo perché (come mi chiedo il perché di tante, troppe cose).

 

protési

A volte accade che si è talmente protesi – se non proiettati – verso qualcuno, che è sufficiente sentire un tono di voce diverso, un’attenzione non conforme a ciò a cui si è abituati, o un respiro, un sospiro, o anche un silenzio che tiene in sospeso, per inferire qualcosa di negativo, cioè un’espressione sottesa di allontanamento, di diversità, e quindi di esclusione. Così si pensa che sia accaduto qualcosa, o che qualcosa è cambiato, oppure che il proprio comportamento non è stato all’altezza. Ma spesso non è vero: sono i fattori esogeni, che son sempre presenti nella vita di ciascuno, a interferire nello scorrere quotidiano. La stanchezza, ma anche i timori, le incertezze, o il sovraccaricarsi di cose e l’accumulo d’influenze e interferenze indebite: tutte cose che sembrano non mollare mai, quando prendono di mira.
La vita è complicata, insomma.

 

Uguaglianza e diversità


Secondo Simone Weil, se è vero che “un uguale grado di attenzione è dovuto ai bisogni di tutti gli esseri umani”, si deve stabilire un equilibrio fra uguaglianza e diversità.
L’equilibrio può valersi di una proporzione fra potere e rischi, basata sulla responsabilità. Questo implica una data organizzazione dei rischi e, nel diritto penale, un concetto della punizione in cui il rango sociale abbia ruolo di circostanza aggravante nel determinare la pena; tutto ciò a maggior ragione quando si è sul piano delle alte cariche pubbliche.

Occorre che il crimine di disonestà degli uomini pubblici verso lo Stato sia davvero punito più severamente della rapina a mano armata.

Questo perché rifare un’anima al paese è problema urgente e pratico.