Calais

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Le camionette del Crs stazionano a decine sulla corsia d’emergenza e sorvegliano dall’alto la più grande bidonville d’Europa. Appena fa buio, ragazzi con giacche a vento nere e berretti di lana, che sopravvivono a fatica nella bidonville, si lanciano all’assalto della circonvallazione, e tentano strategie diversive di ogni sorta – lanci di rami, di carrelli del supermercato – per distrarre i Crs e rallentare la circolazione nella speranza di saltare a bordo di un camion. Ci sono molti incidenti, spesso mortali, e anche chi ce la fa, una volta giunto al porto, ha pochissime probabilità di superare la dogana perché i controlli sono sempre più sofisticati: cani, infrarossi, termorilevatori e rilevatori del battito cardiaco. È un incubo per tutti: per i migranti, per i Crs, per i camionisti e per gli automobilisti che temono ora di essere aggrediti da un migrante ora di investirne uno – ennesima variante, estremamente semplificata, dell’opposizione tra chi è pro e chi è contro. Si procede tra due recinzioni metalliche bianche, alte quattro metri, sormontate da filo spinato a lame di rasoio (la famigerata “concertina”). Al governo britannico queste recinzioni sono costate quindici milioni di euro – è il loro contributo, la Francia fornisce gli uomini – e ce ne sono anche sul lato ovest della città, nella zona dell’Eurotunnel, l’altra possibile via d’accesso all’Inghilterra. Il paesaggio, che da quelle parti era ricco di valli, alberato, verdeggiante, è stato trasformato in un gigantesco fossato. Lo scorso autunno la società Eurotunnel ha fatto abbattere tutti gli alberi in un’area di cento ettari per impedire ai migranti di avanzare senza essere visti e per facilitare la videosorveglianza: neanche un coniglio riuscirebbe a nascondersi. Non contenti, pochi mesi dopo hanno inondato la zona. Come dice Buno Mallet: se potessero metterci dei coccodrilli, lo farebbero.

Emanuel Carrère, dal réportage sulla città di Calais, la Lettura #229

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DetFic 9: lo svelamento

L’episodio più famoso di svelamento di un crimine lo troviamo nell’Amleto di Shakespeare.

Sulle torri che cingono Elsinore, capitale della Danimarca, negli ultimi tempi sta facendo la sua comparsa un fantasma, che aspetta il cambio della guardia di mezzanotte. Quando Amleto decide di andare a incontrare questo fantasma, rimasto solo con lui, ne raccoglie le rivelazioni.
Lo spettro è suo padre, defunto re di Danimarca, che svela ad Amleto la tremenda verità sulla sua morte: sua moglie Gertrude e suo fratello Claudio si amavano, e quest’ultimo, per usurpargli il trono, vedendolo un pomeriggio addormentato in giardino, gli versò  un veleno mortale nell’orecchio. Così, dopo questa tremenda rivelazione, lo spettro chiede al figlio di vendicarlo.

Deciso a smascherare il responsabile della morte del padre, Amleto approfitta dell’arrivo al castello di una compagnia teatrale per ideare un piano che riveli se il fantasma gli ha detto la verità. Così, decide di far recitare davanti alla corte di Danimarca il dramma di un assassinio che riproduca esattamente le circostanze di quella morte come gli è stata raccontata.
Già lo zio Claudio comincia a sospettare che Amleto possa aver intuito qualcosa dei suoi crimini, dopo aver ascoltato di nascosto – insieme alla regina Gertrude e al ciambellano Polonio – un suo dialogo con l’innamorata Ofelia, in cui egli rifiuta ogni idea di vita coniugale e le risponde con la tetra frase “Non avverranno più matrimoni e degli sposati uno morirà”. Claudio, quindi, comincia a meditare di esiliare Amleto in Inghilterra col pretesto di qualche incarico amministrativo.

Alla vigilia della rappresentazione del dramma, Amleto si preoccupa di raccomandare agli attori una buona interpretazione. Il suo piano è di verificare se “L’assassinio di Gonzago”, così simile alla vicenda raccontatagli dal padre, susciterà significative reazioni nello zio.
E questo accade puntualmente: dopo la scena dell’avvelenamento, il re resta fortemente turbato ed esce incollerito dal teatro. Per placarne l’ira, la regina chiama Amleto in camera sua per indurlo a spiegarsi con lo zio sui motivi di quella messa in scena.


Dunque, con questo stratagemma Amleto riesce a mettere alle strette il colpevole e lo induce a svelarsi, manifestando la propria agitazione. È il prototipo, se vogliamo, della classica “riunione finale” dei personaggi di un romanzo giallo, tanto cara ad Agata Christie e al suo Hercule Poirot, nella quale l’investigatore smaschera il colpevole “rappresentando” il suo delitto e ricostruendone il meccanismo.