DetFic 21: Charles Dickens e i detectives

charles-dickens-hdr-415

I due romanzi di Dickens in cui l’elemento poliziesco è più evidente sono Bleak House (Casa desolata, 1852-1853) e The Mystery of Edwin Drood (Il mistero di Edwin Drood, 1870).

Bleak House è uno dei romanzi più lunghi e complessi di Dickens, che si propone di dimostrare, fra le altre cose, quanti danni possono derivare dall’interminabile trascinarsi delle cause giudiziarie, il cui unico vero scopo sembra quello di rimpinguare le tasche degli avvocati.

Ecco l’inizio del romanzo.

Londra. Sessione autunnale da poco conclusa e il Lord Cancelliere tiene udienza a Lincoln’s Inn Hall. Implacabile clima di Novembre. Tanto fango nelle vie… fumo che scende dai comignoli come una soffice acquerugiola nera con fiocchi di fuliggine grandi come fiocchi di neve vestiti a lutto, si potrebbe immaginare, per la morte del sole. Cani che si distinguono appena nella mota… Nebbia ovunque… Jarndyce contro Jarndyce si trascina da anni. Questo processo spauracchio è diventato col tempo così complicato che nessuno sa più cosa significhi. Innumerevoli bambini sono nati nel corso della causa… innumerevoli giovani si sono sposati, innumerevoli vecchi sono morti… Il piccolo attore o convenuto, al quale fu promesso un cavallo a dondolo, quando si fosse conclusa la causa Jarndyce contro Jarndyce è cresciuto, è diventato padrone di un cavallo vero e se ne è andato al galoppo all’altro mondo.

Bleakhouse_serial_cover
La trama è ingegnosa e piena d’inventiva, con molte storie parallele che s’intersecano e s’intrecciano per effetto del caso o del destino. La giovane Esther Summerson, personaggio principale e a tratti narratrice, è orfana. Allevata severamente dalla madrina, viene presa sotto la protezione di un personaggio delizioso e vagamente eccentrico, John Jarndyce, divenuto padrone di Casa Desolata e coinvolto suo malgrado nella celebre causa («un processo che è in se stesso un monumento all’attività della corte», secondo l’avvocato Kenge detto “il Conversatore”), di cui però non vuol sapere nulla.

A lui il tribunale affida due giovani pupilli della corte, due lontani cugini, orfani di qualche defunto attore della causa: Ada – di cui Esther sarà la compagna e l’amica – e Richard, che sposerà Ada, ma sarà via via travolto dal gorgo di Jarndyce contro Jarndyce. Nelle vicinanze di Casa Desolata, nel piovosissimo Lincolnshire, troviamo Chesney Wold, l’antica dimora della famiglia Dedlock, dove Sir Leicester vive con la splendida moglie, assai più giovane di lui e perpetuamente annoiata. Le vicende di Casa Desolata e di Chesney Wold verranno gradualmente intrecciandosi in un moltiplicarsi di situazioni e personaggi, che trovano i loro sbocchi in una Londra che contrappone il quartiere degli avvocati, Lincoln’s Inn Fields o Chancery Lane, alla desolazione totale della viuzza squallida e decrepita chiamata Tom all Alone’s.

Al centro del romanzo Bleak House c’è il denaro, il vortice terribile creato dall’attrazione per il denaro, e la causa Jarndyce contro Jarndyce è la ruota che fa girare il tutto, che fa incontrare e separare i personaggi e ne intreccia le vicende. Ma ci vorranno ottocento pagine perché la causa arrivi a conclusione per auto-esaurimento, dopo aver assorbito l’intero patrimonio degli attori.

Nel frattempo, Chesney Wold sembra celare un enigma: l’altera Lady Dedlock, spinta da un’irresistibile noia, si sposta continuamente a Londra e a Parigi e anche lei sembra nascondere uno sconvolgente segreto. L’oscuro copista che si cela sotto il nome di Nemo viene trovato morto nel suo stambugio londinese per eccesso di oppio, e il suo padrone di casa, lo straccivendolo alcolizzato Krook, muore sorprendentemente di autocombustione dopo avergli sottratto un misterioso pacco di vecchie lettere d’amore. Sorte simile tocca all’avvocato Tulkinghorn, «l’intendente dei misteri legali, il cantiniere della cantina legale dei Dedlock», che viene inopinatamente ucciso da un colpo di pistola sotto il soffitto affrescato del suo studio: il mistero della sua morte fa entrare in scena, in uno dei punti culminanti del romanzo, il detective Bucket, che assume un ruolo crescente dipanando gli enigmi che si sono accumulati.

bucket_396_396x222


L’ISPETTORE BUCKET

Nei capitoli finali, la vicenda prende il tono di un rebus poliziesco. L’apparizione della figura dell’ispettore Bucket di Scotland Yard, «robusto, dallo sguardo intento e dalla vista acuta», segna un inedito punto di svolta per la letteratura inglese dell’epoca: un autentico funzionario di polizia chiamato a risolvere un autentico mistero, un caso d’omicidio la cui soluzione è raggiunta con brillantezza e logica degne degli investigatori più famosi.

Quando l’ispettore si presenta per arrestare il colpevole, tutti i sospetti s’incentrano su Lady Dedlock, ma il detective smaschera un’altra persona, che odiava sia l’assassinato sia la sospettata e aveva deciso di vendicarsi uccidendo il primo e facendo ricadere la colpa sulla seconda.

L’ispettore Bucket precede di sedici anni il ben più celebre sergente Cuff, il personaggio di Wilkie Collins comunemente considerato il primo vero detective professionista della letteratura inglese. In seguito, stimolato da quell’enorme successo, Dickens cominciò a pubblicare a puntate, sulla rivista “All the Year Round”, il romanzo The Mystery of Edwin Drood (1869-70), che rimase interrotto alla sua morte e che molti cercarono di completare basandosi sugli indizi disseminati nei primi capitoli o utilizzando appunti e confidenze dello scrittore stesso.

(2 – continua)

DetFic 20: Charles Dickens

Charles-Dickens

Se in Francia il romanzo poliziesco s’innesta sul corpo del romanzo romantico, del feuilleton e delle memorie alla Vidocq, in Inghilterra incontra un terreno forse ancora più fertile, rappresentato dal romanzo “nero” o gotico.

Anche un gigante della letteratura come Charles Dickens (1812-1870) finisce per introdurre nelle sue opere temi criminali ed elementi polizieschi. Già nelle Avventure di Oliver Twist (pubblicato a puntate dal 1837 al 1839) – in cui il giovanissimo protagonista è sballottato tra un ospizio di mendicità da un lato e una benevola protezione dall’altro, con la terza alternativa di essere costretto a entrare in una delle bande criminali di Londra – c’è un notevole passaggio di detection, dato dalle indagini di Mr. Blownlow sul passato di Oliver. Il romanzo è ricco di simboli ossessionanti di frustrazione, isolamento, prigionia, e vi si trova una galleria di ritratti e una serie di quadretti acutamente incisivi. Qui compaiono i funzionari di polizia Blathers e Duff, due autentici incapaci che sono oggetto di pesante scherno da parte dello scrittore.

BarnabyRudge

Temi gialli emergono anche in Barnaby Rudge (1839-1841), uno dei due romanzi a sfondo storico di Dickens (l’altro è A Tale of Two Cities), incentrato sui Gordon Riots, le rivolte antipapali del 1780, in cui l’elemento melodrammatico viene disciplinato in una trama cupa con risvolti tragici. Il romanzo racconta dell’omicidio di Reuben Haredale, il cui fratello cattolico Geoffrey si allea col malvagio Sir John Chester, a dispetto dell’odio reciproco, allo scopo di impedire il matrimonio fra la nipote del primo e il figlio del secondo.

Durante i Gordon Riots, la casa di Haredale viene data alle fiamme e la nipote Emma è rapita; il figlio di Chester riesce a ritrovare la ragazza, guadagnando così il diritto di sposarla. In seguito viene scoperto il responsabile dell’omicidio di Reuben, mentre l’arguto Barnaby Rudge, condannato alla forca, ottiene la sospensione dell’esecuzione, nonostante abbia partecipato alla rivolta.


DICKENS E L’INVESTIGATORE PRIVATO

Martin ChuzzlewitNel romanzo Martin Chuzzlewit (1843-1844) abbiamo addirittura un investigatore privato, lo stravagante Nadgett, che viene assunto da un fraudolento assicuratore per scoprire informazioni riservate sui propri clienti. Il romanzo ruota principalmente intorno alla figura di Pecksniff, un perfetto ipocrita che non ammette mai la realtà delle sue intenzioni, nemmeno con se stesso, ed è uno studio sinistramente ironico degli effetti dell’avidità sul carattere, e delle possibilità di conoscere veramente se stessi e gli altri.

È la storia di Martin, nipote del vecchio Martin Chuzzlewit, un riccone diventato misantropo a causa dell’avidità dei parenti. Il vecchio è accudito da Mary Graham, un’orfana che egli ha cresciuto e che considera sua figlia; il giovane Martin, grazie all’impegno e all’influenza positiva del suo domestico Tapley, riesce a tramutare il suo egoismo in generosità e s’innamora di Mary.  Ma il padre putativo diffida delle intenzioni del ragazzo e fa sì che venga licenziato dall’architetto presso cui è tirocinante, l’ipocrita Mr. Pecksniff.

L’andamento del romanzo è, per così dire, spezzato dal viaggio del giovane Martin in America, dove cade ammalato, parte che venne criticata negli ambienti d’oltreoceano per l’immagine approssimativa e stereotipata della vita statunitense fornita da Dickens. Poi, al ritorno del protagonista in Inghilterra, il tono comico che tratteggia i personaggi sgradevoli sfuma, per lasciare il posto a ritratti più nettamente negativi, come nel caso del criminale Jonas Chuzzlewit e di Tigg Montague.

Il nonno che riabilita il nipote, riconoscendo il suo sincero mutamento d’animo, conduce la vicenda allo scioglimento. Tre sono gli elementi essenziali del romanzo: l’intreccio Pecksniff-Jonas, che si focalizza sui guasti provocati dall’egoismo e dall’ipocrisia e sull’introspezione psicologica del criminale, inserita in una tipica trama crime-and-detection; il viaggio in America del giovane Martin e del compagno Tapley, dipinto con toni swiftianamente politico-satirici; il successivo intreccio – legato al primo – che si sviluppa intorno alla compagnia Sairey Gamp and Associates.

monthly-cover-smallNegli ultimi romanzi di Dickens compaiono spesso figure di poliziotti, per lo spazio sempre maggiore dedicato a vicende misteriose da risolvere, come il funzionario che in Our Mutual Friend (1864-1865) presidia la piccola stazione di polizia nella quale viene portato il cadavere di John Harmon, o Dick Datchery. Our Mutual Friend è la più compiuta rappresentazione che Dickens ci offre degli effetti che l’ambizione sociale e finanziaria produce sul carattere; egli raggiunge questo risultato sia attraverso l’elaborazione letteraria, sia attraverso un complesso uso di simboli. Il comico, il drammatico, il tragico e il sentimentale si fondono in un intreccio basato su una sostituzione di persona e su molte messe in scena. L’atmosfera, misteriosa e quasi poliziesca, dà vita a una brillante galleria di personaggi.


L’interesse di Dickens per gli argomenti polizieschi e per le figure dei veri poliziotti si ravviva intorno agli anni Cinquanta, quando stringe amicizia con l’ispettore Whicher di Scotland Yard, il detective coinvolto nel celebre caso di Constance Kent, che gli ispira la figura del sergente Witchem per una serie di articoli-racconti (lo stesso poliziotto che ispirerà anni dopo a Wilkie Collins il più famoso sergente Cuff).

Un altro amico di Dickens fu Charles Frederick Field (1805-74), un noto detective dell’epoca, le cui imprese vennero immortalate dallo scrittore in una lunga serie di resoconti giornalistico-narrativi di true crime fiction scritti per il periodico “Household Words”, con titoli come “On Duty with Inspector Field” o “A Detective Police Party”. Field, che aveva iniziato la sua carriera nei Bow Street Runners, nel 1846 divenne ispettore capo a Scotland Yard e nel 1852 si ritirò, seguitando a lavorare come detective privato. Egli ispirò a Dickens il personaggio dell’ispettore Bucket nel romanzo Bleak House.

(1 – continua)

appunti #1

library.utoronto.ca-hollar-Hollar

Mi sono messo a leggere/studiare certi aspetti del Seicento, e mi ci sto appassionando. Mi piace scoprire ad esempio come si svilupparono i traffici oceanici verso il Nuovo Mondo, le rotte, i porti, chi costruiva le navi e come gli olandesi ne svilupparono le funzioni di trasporto modificandone la capienza e il disegno, e come assunsero il predominio nel commercio, come avveniva il contrabbando, come si navigava in convoglio per proteggere i carichi preziosi; come le navi militari di scorta potevano trasportare a loro volta merci di contrabbando perché il capitano voleva fare un po’ di soldi; e poi l’industria dello zucchero, e come si combatteva la sifilide ecc., e ora sto leggendo i progressi medici che avvennero in Inghilterra proprio nel periodo che m’interessa. Andrò avanti cercando di scoprire le tecniche marinare e di battaglia; naturalmente mi dovrò procurare disegni esplicativi delle imbarcazioni con tutte le loro componenti, anche in sezione, e questo non sarà difficile. Per il resto, sarà fantasia e creatività narrativa. Secondo me, tutto è a portata di mano, basta prenderlo e avere pazienza.

 

DetFic 11: Vita e avventure di Jonathan Wild

Una figura opposta a quella del criminale comune, visto come un individualista alla ricerca della libertà contro le pesanti costrizioni economiche, morali e sociali, è quella del celeberrimo criminale Jonathan Wild, un vero e proprio genio del male a cui si ispirò la History of the Life of the Late Mr Jonathan Wild the Great (1743) di Henry Fielding.

Con la figura di Wild, il fuorilegge perde lo statuto dell’eroe popolare e, in pratica, diviene uno strumento del potere. Parlare di lui significa parlare delle opere che ne narrano le gesta, poiché nei tre mesi successivi alla sua esecuzione ne furono pubblicate almeno diciassette.

Jonathan Wild fu uno dei più noti criminali inglesi del Settecento: un vero “genio del male”, che storicamente incarnò l’emblema dell’integrazione fra malavita e “sistema”.
Cominciò avviandosi alla carriera di sfruttatore e ladruncolo, per poi inventarsi il mestiere d’intermediario fra il ladro e la vittima. In pratica, si recava nelle dimore di cittadini recentemente derubati (con la sua complicità), sostenendo di essere venuto a conoscenza del furto e d’avere con ogni probabilità individuato la refurtiva. Indicava quindi la cifra richiesta dal ladro per restituirla: se il cliente accettava, lo pregava di consegnare il denaro a un proprio emissario, che avrebbe restituito il maltolto. Quanto all’onorario, Wild si rimetteva alla generosità della controparte. Col tempo, egli acquistò grande fama, e la sua casa divenne una sorta di “ufficio oggetti smarriti”: lungi dal sospettarlo coinvolto nei crimini, i suoi clienti lo consideravano un uomo fondamentalmente onesto.

Wild, dunque, arrivò a organizzare una vasta corporazione di ladri, strutturandola con logica imprenditoriale, e allo stesso tempo lavorò come informatore della polizia. Ciò che lo distingue dagli altri pendagli da forca è innanzitutto l’accurata organizzazione della sua banda di grassatori e briganti, dove si tenevano libri contabili con tanto di entrate e uscite, e i sottoposti erano inquadrati in una ferrea gerarchia. In secondo luogo, Wild strinse un ambiguo patto col potere politico, al quale consegnava ladri e malfattori in concorrenza con lui, arrivando a spedire al patibolo i gregari che rifiutavano le sue condizioni o si dimostravano pericolosi. Alla fine divenne così importante che, nel 1720, il Privy Council giunse al punto d’interpellarlo per arginare furti e rapine. Qualche anno prima della sua caduta, si proclamò addirittura “Thief-Taker General of Great Britain and Ireland”.

 


In realtà, a favorire l’ascesa di Jonathan Wild fu il sistema giudiziario inglese settecentesco. La creazione di un corpo di polizia era avversata dal popolo, in quanto strumento dispotico, ed era vista con sospetto dagli stessi organismi statali. Quindi, per assicurare la cattura dei criminali, ci si affidò all’iniziativa privata. Con il cosiddetto “Highwayman Act” del 1692, per ogni bandito di strada catturato e dichiarato colpevole si corrispondevano quaranta sterline: nacque così la figura dello thief-taker professionista, o cacciatore di taglie.

Gli affari di Wild, dunque, prosperavano. Ma, come spesso accade, l’impunità spinse l’eccentrico “trovarobe” a uno sprezzo sempre maggiore della legge, tanto che non solo continuò a orchestrare furti, ma commise l’imprudenza di prendervi parte, offrendo ai complici l’opportunità di testimoniare contro di lui. Forse fu proprio la sua doppiezza ad alienargli il favore popolare e a segnare l’inizio del suo declino, che si concluse con la cattura, la prigionia e l’impiccagione.

Alla vigilia del processo, Wild tornò a proclamarsi paladino della giustizia, facendo circolare i nomi dei sessantaquattro uomini e della donna che aveva fatto impiccare; ma il cinismo del gesto gli si ritorse contro, e il giorno dell’esecuzione fu accompagnato al patibolo da una folla inferocita.

Tra i criminali venduti da Wild alla giustizia spiccano Jack Sheppard, che assunse lo statuto di eroe grazie all’abilità con cui evadeva dalla prigione, salvo venire puntualmente riacciuffato, e Joe “Blueskin” Blake, la cui vendetta fallì di poco allorché, dopo la cattura, accoltellò lo thief-taker alla gola.

Wild, dunque, è l’antitesi del criminale settecentesco: a differenza dei condannati che muoiono con fermezza e con sentimenti eroici, egli si avvia al patibolo sotto una pioggia di pietre e di fango.

Della storia di Jonathan Wild abbiamo diverse fonti, fra le quali quella di Daniel Defoe, che fu testimone della sua esecuzione capitale. Ma la più importante resta il romanzo del 1743 History of the Life of the Late Mr Jonathan Wild the Great di Henry Fielding.

Tuttavia, nel romanzo Fielding punta su Wild il suo sguardo ironico soprattutto per farne il simbolo di un sistema politico deviato: molto riconoscibile è l’analogia fra l’organizzazione criminale di Wild e l’amministrazione corrotta del governo di Sir Horace Walpole.
E qui la narrazione serve soprattutto al rovesciamento parodico: l’autore non ha alcun interesse per il folklore della malavita organizzata e per i metodi del suo operare, ma punta dritto alla satira politica.

 

Peter Gabriel, Secret World Live, 1993

 

1. Come Talk To Me (6:31) 2. Steam (7:33) 3. Across the River (5:59) 4. Slow Marimbas (1:40) 5. Shaking the Tree (7:10) 6. Blood of Eden (7:01) 7. San Jacinto (7:33) 8. Kiss That Frog (6:12) 9. Washing of the Water (4:02) 10. Solsbury Hill (4:26) 11. Digging in the Dirt (6:54) 12. Sledgehammer (6:13) 13. Secret World (10:29) 14. Don`t Give Up (7:18) 15. In Your Eyes (10:02)