The isolated hero

Untitled (Red Warrior)

The isolated hero is a favoured motif of Jean-Michel Basquiat. These figures often take the form of mysterious, spiritual prophets or fearless warriors, self-assured in the way they confront the viewer directly. There is a distinct connection in Basquiat’s oeuvre between martyrdom, heroism and the artist, and here, the warrior might be interpreted as a self-portrait, the triumphal symbol of the Black artist conquering an unseen oppressor within the image, succeeding in an art world that was predominantly white.

https://www.sothebys.com/en/articles/basquiats-iconic-warrior-figure-as-the-artists-self-portrait

Il più grande filosofo del Novecento

simoneweil

di Alfonso Berardinelli

Qualche mese fa un giovane critico letterario, piuttosto polemico con le mie opinioni sia politiche che culturali (secondo lui indecifrabili, se non aberranti), mi ha chiesto in conclusione qual è, secondo me, il maggiore filosofo del Novecento. Non ho dovuto riflettere molto per rispondere: Simone Weil. Questa risposta, pur essendo accolta come un’ulteriore provocazione, sembrava anche offrire finalmente un chiarimento: perché certo Simone Weil la si sente nominare, ma non si sa mai come prenderla, non rimanda alle culture dominanti nel Novecento o le respinge, tiene insieme, non per moderatismo, ma per radicalismo, politica e religione, etica e gnoseologia: e quindi, soprattutto, non viene letta, esige molto dal lettore e disturba in particolare gli intellettuali e la loro categoria oggi prevalente, quella degli universitari. La Weil non ha confezionato trattati sistematici usufruendo di fondi di ricerca, e per questo dai filosofi di professione, abituati a rimasticare qualunque autore, spesso senza ragioni sufficienti, viene ritenuta a torto un pensatore non sistematico, teoreticamente inadeguato perché frammentario. Niente di meno vero. Simone Weil non ha costruito sistemi, edifici concettuali dentro cui ripararsi. La sua produzione è occasionale, profondamente motivata dagli eventi della sua vita e da quelli politici degli anni in cui è vissuta (il ventennio fra le due guerre mondiali). Ma i suoi articoli e saggi, i suoi diari e aforismi configurano un pensiero straordinariamente coeso e coerente, originale (parola a lei non gradita!) nella sua cartesiana lucidità e in una eroica onestà esistenziale.

Stranamente, faziosamente, accusano la Weil di non professionalità filosofica coloro che non battono ciglio davanti a Nietzsche, conformisticamente lo ritengono, in questi anni, un filosofo “epocale” (esagerando), salvo mettere fra parentesi il punto centrale e la punta contundente di tutto il pensiero di Nietzsche: il suo proposito di pensare filosoficamente fuori della filosofia tradizionale, delle sue problematiche e del suo linguaggio. Perché disturba, perché “non frutta” Simone Weil? La risposta è che non viene da Hegel né rimanda a Nietzsche (dichiarò di non sopportarlo); fa totalmente a meno di Freud anche quando parla di psicologia, di passioni e di desideri; non tiene conto né del “Tractatus” di Wittgenstein né di “Essere e tempo” di Heidegger; non ha niente a che fare né con il Surrealismo né con altre avanguardie. Le sue riflessioni politiche non escludono l’esperienza religiosa, il suo impegno politico non esclude, anzi implica, un’idea della mente umana che abbia la capacità di trascendere i dati immediati dell’esperienza. Il suo ateismo intellettuale non nega la possibilità di concepire Dio, se davvero se ne è capaci, cioè se si è in grado di vivere, di convivere con una certezza religiosa in un mondo costruito sull’assenza di Dio e la cancellazione del sacro.

Leggi tutto: http://www.minimaetmoralia.it/wp/simone-weil

 

· 30

Io sono contrario all’eccessiva ingerenza degli editors che “sistemano” i libri: così facendo si rischia di togliere l’anima all’opera. Lo scrittore deve sapersi correggere da sé e deve avere l’autocritica necessaria, altrimenti non è uno scrittore completo. Se non ne è capace, non lo si pubblichi. Perché non credo alla letteratura fatta dagli editors.
Anche a me capita di passare da momenti di entusiasmo, in cui mi vedo capace di tante cose positive, ad altri in cui mi sento abbastanza inutile. Sono altalene che vorrei riuscire a sconfiggere. È lunga la strada che percorri, eroicamente, sulla tua bicicletta: sei una ragazza coraggiosa, oltre che bella e sensibile.