Tempo

Pier Augusto Breccia

Ora sembra che lo scorrere del tempo sia un’illusione. Dunque, tutto il rammarico provato e accumulato negli anni per “ciò che non ho fatto”, per “ciò che ho perso”, sarebbe insensato. Il tempo passa davvero? Davvero scorre? E il presente che cos’è? Il presente è qualcosa di oggettivo nel mondo, qualcosa che “scorre” e che “fa esistere” le cose una dopo l’altra? Oppure è solo soggettivo, come lo è il concetto di luogo? Secondo le ultime interpretazioni, l’idea di un “presente” dell’universo è solo un’illusione, il tempo non scorre al suo interno, ma passato, presente e futuro sono rappresentati in un unico blocco. In questo universo-blocco non è il tempo a scorrere, ma sono le forme di vita al suo interno ad arrampicarsi su per una linea che ne costituisce il tracciato. La cognizione del tempo, quindi, sarebbe una pura costruzione umana, cognitiva, concettuale e culturale.

 

· 89

Klimt


Ormai il pensiero di te è il mio rifugio, a volte lo vedo come l’unica salvezza. Di fronte all’umanità ingorda e anarcoide con cui ho a che fare, così irrispettosa e corta d’intelletto, così miope e ignorante di ciò che sta sotto, priva anche della gentilezza mentale delle persone oneste, mi ostino a coltivare la voglia d’interrogarmi che mi hai instillato. Mi capita spesso di cogliere le sfumature delle situazioni, ma con te le sfumature le colgo tutte, perché sei trasparente come una pietra preziosa e perché riesco a sentire qualsiasi vibrazione possa uscire dalla tua voce, da una tua parola, da un tuo sguardo. È bello averti al fianco, anche quando non ci sei: mi permette di non arrendermi e di credere ancora nel respiro. Sei grandissima, per fortuna esisti.

 

· 88

montagna

Questa tua descrizione di cosa può essere la malattia oggi è così precisa e intensa che mi ha tolto il fiato: per un attimo il cuore ha smesso di battere. Adesso è tardi, ma mi ha suscitato tanti pensieri e interrogativi, e soprattutto la voglia di stringerti forte. Mi sono venuti gli occhi lucidi dalla commozione, anche perché, conoscendoti, ho integrato queste tue parole con quello che mi hai raccontato a voce e ho capito ancora di più quanto hai sofferto. Quando parli di come le cure non solo ti lasciano dei segni interiormente ma anche esteriormente, nel volto e nello sguardo, mi sono venute in mente tutte le volte che mi hai detto di sentirti brutto. E, da amante di Kafka (ma pensa anche al ruolo fondamentale della malattia ne “La montagna incantata” di Mann, e in tante altre opere dell’epoca), mi ha molto colpita la differenza che poni tu fra la malattia come poteva essere vissuta nel passato (appunto: la tisi, per es. come strumento conoscitivo o interpretativo della realtà) e la malattia oggi, con tutto il carico che comporta in termini di terapie, aspettative, illusioni e delusioni, sofferenze e così via… È un discorso complessissimo e non avevo capito quanto a fondo tu avessi riflettuto e avessi interrogato la tua malattia, perché sì, me ne hai parlato spesso, ma non da questa prospettiva “interiore” che hai usato qui. Ecco perché ho avuto quel tuffo al cuore. Di nuovo, ti conosco un po’ di più. Perché parti da una situazione tua, ma per trarne una riflessione generale e incisiva. Grazie per avermelo fatto leggere, e ne parleremo ancora, voglio esserti vicina e capirti fino in fondo. Dio, ora che ho letto questa cosa mi sembra che i miei sentimenti per te abbiano fatto un salto in alto!

 

· 87

Kafka-1


Sai, l’esperienza
della malattia non mi è estranea. E, con essa, il “percorso moderno” che ti costruisce intorno.
Suppongo che all’epoca di Kafka, che ha saputo farne un formidabile strumento di conoscenza, la malattia avesse ancora quel carattere chiaro ed esemplare, che la connotava esistenzialmente. Oggi, invece, l’esperienza della malattia innesca spesso un “edificio collaterale” di esperienze, attese, paure, sofferenze, mutilazioni anche dell’anima, che seguono e rispecchiano l’enorme complessità contemporanea. Per questo, forse, la contemporaneità continua a respingermi.
La sofferenza primaria della malattia, infatti, porta con sé le sofferenze secondarie causate dalle terapie, che si moltiplicano e si combinano e sovrappongono, secondo i criteri e i metodi sperimentali della medicina. Un grande progresso e una grande molteplicità di sfaccettature: per guarire si assumono farmaci spesso potenti, spesso devastanti, che lasciano segni non solo dentro, ma anche nel corpo, nel volto, nello sguardo che avrai per il resto della vita.
Capita che le terapie, oltre ai canonici guasti nell’organismo, agiscano anche sul sistema nervoso e sull’apparato percettivo, portandoti a non capire il mondo, a non capire il tuo esserci, e a conoscere dolori nuovi, che non sai né descrivere né spiegare a chi ti sta vicino. La vita diventa incomprensibile, e così le pulsioni suicide — debitamente indicate nel foglietto illustrativo — che il farmaco talvolta induce.
Così, quando le terapie moderne — multiple, associate, intersecantesi — s’appropriano di te per salvarti, il percorso si fa sfaccettato e quasi inconoscibile, in un modo che rende più arduo far della malattia uno strumento di conoscenza. Gli sforzi, allora, si fanno anch’essi sfaccettati, frammentati, faticosi nella loro incomprensibilità. E la speranza “nel qualcosa che non può essere nominato” prende una forma quasi fisica, a un tempo granitica e splendente, di ciò che esiste ed è lì. È lì per essere raggiunto: supremo specchio di illusioni, oppure, come mi piace pensare, arrivo necessario di un’esistenza.

 

· 40


A volte mi vengono dubbi strani, poco comprensibili: come delle sensazioni sgradevoli che mi lasciano smarrito e incerto sul senso del mio esistere. Ad esempio, ora non sono sicuro che io meriti d’essere amato. Può essere che tu non veda le cose giuste? Che tu sia condizionata da qualche fattore che t’impedisce di sentire la realtà per com’è e che ti stia ingannando a darmi tutto questo valore? Momenti come questi arrivano inaspettati, e non me li so spiegare. Ho fatto molti danni nella vita, e solo una fortuna sfacciata può avermi fatto superare situazioni che per altri sarebbero state insuperabili. La merito, tutta questa fortuna? Merito il privilegio d’essere amato? Ora non riesco a trovare cose buone che giustifichino i miei privilegi. Mi piacerebbe porti questi interrogativi guardandoti e ascoltando la tua voce, ma non è possibile, ora. Sono costretto a scriverteli, e a distrarti dai tuoi compiti, quindi farei meglio a tacere e a non turbarti, sarebbe più responsabile. Ma sento forte il bisogno di parlarti.