Consigli sentimentali

Trattate bene la vostra solitudine
e la sua.
Baciate la sua nuca
all’improvviso.
Noi siamo bestie
che possiamo farci delle gentilezze.
Ricordatevi William Blake:
«Chi desidera ma non agisce, alleva pestilenza».
Diffidate della psicologia, l’inferno
del chi sei tu e del chi sono io.
Arrendetevi quando vi portano rancore
per i torti che vi hanno fatto.
Diffidate di chi vi fa la Tac
ma poi non vuole spendere tempo per la cura:
quando non hanno tempo
lasciate stare, non è una storia d’amore;
quando non dovete avere pretese,
quando dovete essere garbati,
lasciate stare, non è una storia d’amore.

Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi, Chiarelettere, Milano 2017

Klat Magazine

 


Scopro che Klat Magazine è una rivista bellissima, straordinaria.
Una pubblicazione dedicata al design, all’architettura, alla fotografia, al leisure, al luxury, al vivere, alla creatività, alle idee, alle immagini, agli oggetti, ai colori, all’ambiente e agli ambienti, all’umanità nella sua parte rilucente, al successo nelle realizzazioni – che è diverso dal successo come vulgata –, alle creazioni umane che confluiscono nell’industria e nell’arte, alla cultura nel senso contemporaneo: fruibile, al passo col tempo che si vive, con le idee e i sogni di oggi, visti nella prospettiva che evolve.

Photo by Morgan Maassen, from Klat Magazine

Una rivista che guarda, esplora, osserva, inquadra, domanda, riferisce, dà conto del mondo come raramente una pubblicazione riesce a fare, perché coniuga l’apparente settorialità alta con le correlazioni ineludibili che rinviano al resto, a ciò che è mondo-ambiente e ambiente-mondo, che accoglie tutto: l’agire e il muoversi, il guardare l’osservare e il restituire, lo scoprire, senza confini concettuali o ideologici. Il mondo è guardato nella sua integralità per estrarne frammenti e segmenti e settori che comunque riguardano tutti, sottraendoli alla limitazione canonica o ideologica da cui sono spesso condizionati. Fattori, situazioni, progetti e fabbricazioni che contribuiscono all’intera nervatura del sistema umano.

La Passione secondo Carol Rama, GAM, Torino

Una rivista-rivelazione, dunque: soprattutto per chi – come me – s’è rifugiato troppo a lungo nella cultura libresca e circolare, arginata, che crea canoni, che fa sviluppare un’introspezione analitica mancante di una necessaria prospettiva-mondo che sia concreta, visibile davvero da quella formidabile macchina naturale che è l’occhio reale.

http://www.klatmagazine.com

https://www.facebook.com/Klat-173331819993

Stagioni

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Quando in una stagione della vita si è goduto di un primato, o di una visibilità privilegiata, o di uno status elitario, e poi questa stagione declina e finisce, accade spesso che si continui a pensare, a sentire, a giudicare con lo stesso metro e la stessa attitudine a cui si è abituati, e che ci si senta ingiustamente incompresi, se non defraudati di ciò che ci apparteneva – e che si pretende ci debba ancora appartenere. Qui il rischio di scivolare nell’insofferenza, nella contumelia, nell’amara rievocazione nostalgica, nella critica severa, o rivendicativa, se non sprezzante. E qui, nell’evitare questo rischio, si rivelano la qualità, la struttura, la forza, l’adeguatezza dell’essere umano non solo ai tempi, ma allo scorrere della propria umanità.

morfologia

 

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Guardare l’esterno, la morfologia, gli alberi, le colline, un torrente, il mare. E naturalmente il cielo, e poi le parti di me. Pensare al fuori da me, all’alterità del mondo. Fare qualcosa, senza fermarsi, e guardare l’alterità, attribuendole le proprie proiezioni, spargendovele senza paura, per poi guardarne l’effetto.

Autenticità

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La realtà è amica, è sincera, non dice mai il falso, ci si  può fidare di lei. È solo la mente che può mentire, che anzi molto spesso mente (ed è significativa questa assonanza tra “mente” e “mentire” e “menzogna” che l’italiano deriva dal latino, dove il sostantivo mens dà origine al verbo mentior, infinito mentiri). Solo l’uomo può essere inautentico, può introdurre la falsità, la menzogna, il raggiro. Non l’uomo in quanto corpo fisico, che a questo riguardo è assimilabile a una pietra (a livello di massa corporea siamo un insieme di gas e di minerali), è assimilabile a una pianta (nelle diverse forme di vita vegetativa come la circolazione sanguigna e il sistema linfatico), è assimilabile a un animale (a livello di istinto alla riproduzione, cura per la prole, aggregazione sociale non dissimile dalla logica del branco quanto a strutturazione gerachica e aggressività verso i diversi). L’uomo in quanto corpo (sóma), in quanto vita vegetativa (bíos) e in quanto vita animale (zoé) non può non essere autentico. È forzato dalla natura all’autenticità, perché non è libero. Ma laddove comincia la libertà, a livello di vita psichica (psyché) e soprattutto di vita spirituale (pnéuma), inizia anche la possibilità di essere inautentico. L’autenticità e il suo contrario riguardano l’uso della libertà, in primo luogo il controllo della mente e del linguaggio che ne fuoriesce.

Vito Mancuso, La vita autentica, Raffaello Cortina, Milano 2009, pp. 80-81

Writing 62

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Una delle cose che mi colpiscono, per cui mi manchi, è la tua grande modernità. È difficile essere al passo coi tempi, anche le menti migliori faticano, spesso non ce la fanno. E tu sorprendi sempre con la tua capacità di rispondere alle cose con felice immediatezza, con arguzia, con una centratura impeccabile. Le distanze, gli equilibri, le possibilità, riesci sempre a inquadrarle in un insieme che risponde allo stato delle cose come sono, senza sbavature. Perché sai come osservare, e conosci bene le tue capacità d’interpretazione: per questo sei sempre sul pezzo, hai una prontezza che colpisce e rassicura. Perché sai fin dove muoverti, e dove supplire col ragionamento responsabile e prospettico. L’esperienza hai saputo farla maturare, rendendola patrimonio: per questo chi è con te è al sicuro, sempre.

Writing 56

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La tua bellezza è autorevole, classica, intramontabile, senza condizioni: così naturale e chiara, indiscutibile. La tua voce, matura nell’intonazione, esprime quella d’una ragazza. Hai visto molte cose, hai provato molte cose, hai sofferto, oltre che gioito, sai cos’è il successo, ma sai cos’altro può accadere, e questo ti ha formata, anche con dolore. Io ho provato molte cose, di varia natura e intensità, situazioni diverse, a volte agli opposti. Da reietto in gioventù a una dignità acquisita nel tempo, senza troppi sforzi, essendo me stesso. Oggi godo di rispetto, a volte deferenza, mi rendo conto d’essere apprezzato, da chi mi conosce, e questo è bello, devo tenerne conto quando il morale va a terra. Valgo, qunque è un peccato sprecarmi. Tu, invece, non ti sprechi: sai quanto vali e rimani sempre all’altezza, il tuo spirito prevale, forte e pieno di energia. Sai chi sei e sai che nulla ti sminuirà, mai. Mai, dolce e delicata e bella e forte, creatura magnifica.

 

La scrittura sensuale

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Anni fa un’amica mi assicurò che ho una scrittura sensuale. Quando le chiesi di spiegarmelo, me lo disse in una lettera.

«Per “sensuale” intendo una serie di cose insieme, alla base delle quali sta la tua capacità di rappresentare “in presa diretta” (cioè rendendole in modo immediato, senza filtri) le sensazioni e le emozioni dei personaggi, nelle varie situazioni. Che si tratti di attrazione fisica, di paura, di rabbia e così via, in poche pennellate riesci a rendere immediatamente quel tipo di sensazione, favorendo in un modo incredibile l’immedesimazione col personaggio, “simpatico” o “antipatico” che sia. Perché sei bravissimo a passare da un punto di vista all’altro senza soluzione di continuità, sembra di entrare di volta in volta nella loro mente nel loro corpo; perché un aspetto di questa sensualità è che i corpi, nei tuoi scritti, sono sempre ben presenti, non si può prescindere da essi nel comprendere i personaggi. E questo mi piace molto. Mi piace la naturalezza che hai nel parlarne e nel descriverli (e questo è un altro aspetto della “sensualità”) e riguardo poi nello specifico al desiderio fisico, sei insuperabile. Quando Howe desidera la Lazzeri, mi ero tanto immedesimata che ormai la “desideravo” anch’io! Una cosa del genere – così potente – l’ho trovata solo in alcuni brani di Jack London, che ho sempre considerato il cantore numero uno del desiderio: che si tratti di una bella bistecca da mangiare (oggetto di un suo stupendo racconto sulla boxe) o del collo di un marinaio da cingere con le mani (come accade in Martin Eden, dove lei desidera toccarlo in quel modo) tu, lettore, desideri quelle stesse cose, anche se sei vegetariano o non t’interessano i colli dei marinai. E lo stesso accade leggendo te. E anche nel caso del Sonno degli innocenti, ciò che lo rende inquietante è questa vena pulsante (in questo caso di passioni violente: desiderio privo di amore, rabbia, ambizione, ossessione ecc) che attraversa e percorre in profondità tutto il testo, per cui anche una semplice partita di golf, descritta in modo impeccabile e cristallino, in realtà viene “stravolta” perché il lettore attento percepisce questa forza e questa tensione che c’è sotto, fatta di tante cose. Ecco più o meno cosa intendo per sensuale. Non so se mi sono spiegata. Non so se ti ci riconosci. Diciamo che sotto il tuo stile classico pulsa una potenza espressionistica che riesci a incanalare bene e con misura, sfruttandola al meglio. Cioè, io ci vedo questo… e l’ho visto in tutti e tre i tuoi libri.»

Writing 54

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Io sono stato molto fortunato in vita, sono sopravvissuto alla distruzione della gioventù, ho rischiato di morire anche per negligenze, e l’ho sempre scampata per un soffio. Mi sono ricostruito una vita lentamente ma con forza, ho rischiato la rovina finanziaria e l’ho scampata anche lì, mi sono poi rinnovato, ho sempre trovato la salvezza, la malattia non mi ha neutralizzato, al contrario sono diventato sempre più forte. Ma gli ultimi anni son stati così duri che davvero volevo spegnere la luce. Nessuna persona intorno, nessuna possibilità che mi si apriva poteva giustificare la permanenza nel mondo. Nulla e nessuno che vedevo. Quando mi son trovato al tuo cospetto, quando ti ho vista bene, quando mi hai sorriso e mi hai accolto con allegria, da quel momento han cominciato a uscire da me le cose buone, le migliori, ho ripreso a conoscermi per come sono davvero, la vita ha smesso di essere inutile e dannosa ed è diventata accogliente: perché tu porti la bellezza, ti basta muovere un dito per tirarla fuori, per ricordarmi che la vita è bellezza, a saperla vedere. Tu sai vivere, tu sai essere, sei una cosa così preziosa e grande da lasciare stupefatti.

Writing 32

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Sai, prima ho pensato al rapporto che ho con la scrittura. A volte ho letto di scrittori importanti che dicevano più o meno di “scrivere per sopravvivere”, cioè come esercizio vitale quotidiano. Io invece ho passato molto tempo senza scrivere. E anche senza leggere. Ma mi rendo conto che qui sto scrivendo parecchio: ogni giorno mi dedico all’esercizio vitale, e non riesco a immaginare un giorno in cui ciò non avvenga. Lo faccio per vivere, dunque, visto che sono arrivato a riempire diverse pagine. Quasi mai ho tenuto un diario, mentre ora lo sto scrivendo così, come se volessi recuperare gli anni di cui non ho potuto lasciare traccia. Lo faccio anche per le emozioni che mi focalizzano sulla vita interiore e sui moti dell’animo: forse è questo che mi sta facendo diventare scrittore, chi sa. Sto cominciando ad acquisire quella dignità e maturità a cui anelavo, pur rendendomi conto di esserci ancora lontano. E mi piace pensare che qualcuno mi conduca per mano.

#54

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Oggi questa sua gratitudine trova uno specchio perfetto nella mia gratitudine. Spero di riuscire a trasmetterle ancora di più, perché confesso di esser stato pigro, in questi anni, rispetto a quel che merita. Comincerò a spedirle cartoline illustrate, o lettere dentro la busta, come si faceva ai tempi dell’innocenza (quell’Innocenza che lei è riuscita a non perdere del tutto, e forse anch’io). Da adolescente coltivavo anch’io la pratica di scrivere lettere, perché mi piacevano le carte, le buste, i francobolli, l’attesa del postino. Ebbi molte “amiche di penna”, pen-friends o pen-pals, che a volte allegavano alla lettera piccole foto a colori: come scrissi tempo fa, spesso erano ragazze bionde, nordiche o d’impronta inevitabilmente anglosassone o germanica o finnica. E anche lei ha quei lineamenti: mi piace pensarla normanna.

#50

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Quel passo di Lester – come molti suoi pensieri – riconducono a me, com’è immaginabile. Ricorda il mio sentirmi a volte diverso, sbagliato, inadeguato, gravato del mio errore: per esempio quando dice che il mondo lo delude e lui delude il mondo. E quando dice che non intende morire, perché vuol continuare a cercare, ma se per questa ricerca deve correre il rischio d’incontrare la morte, allora è pronto a correrlo. Come personaggio, mi è vicino in tutto. Io sarei pronto a rischiare, sì. Tornerei “là sotto”, insomma, perché il mio attaccamento alla vita viene sempre messo in discussione. Perché mi sento fuori posto troppo spesso, osservo le persone passare e mi domando che ci faccio qui, cos’ho in comune, mi sento stranamente alieno, pur così normale. Forse da sempre mi sento così, e forse non cambierò. Una sensazione che può diventare dolorosa quando si aggancia ai sensi di colpa, o al sentimento d’inadeguatezza. Sentirsi diversi è un conto, ma sentirsi diversi perché colpevoli o inadeguati è tutta un’altra cosa.

# 49

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Ogni essere umano sente la necessità di perdersi e ritrovarsi, almeno una volta nel corso della vita. Lasciarsi andare, per ascoltare il suono del tutto e per cercare di intuire quello che ci attende oltre il confine del tempo che ci è stato dato. E ritrovarsi, per penetrare nel sottile mistero delle cose di ogni giorno, di tutti gli attimi che passano senza uno scopo apparente e che sembrano quasi prendersi gioco del nostro esistere.

# 48

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Ogni momento della vita può rappresentare una svolta e una scelta. A un certo punto si prende una decisione. E tutto va di conseguenza. La forma è tracciata, la direzione presa, nessuna linea può essere cancellata. In questi casi si ha un solo modo per sopravvivere: non ammettere eccezioni.

# 46

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Ricavare un senso dalla propria vita è doveroso, necessario, essenziale. Ho sempre inseguito la bellezza, e ho sofferto ogni volta che sentivo di non riuscire a raggiungerla, o di dovervi rinunciare. Una condizione che m’ha accompagnato fatalmente, forse fin dai primi anni, come una vocazione. E quando il dolore si fa sordo e pervasivo, diventa importante — essenziale, direi — riattivare quelle funzioni vitali che s’erano messe provvisoriamente in sonno, per la pigrizia dell’abbandonarsi. Quelle fisiologiche innanzitutto, con la focalizzazione del fare, e quelle intellettuali, con il riannodarsi dei fili che s’erano staccati dalla rete cognitiva.