erinni

Roberta Rossi, Erinni dormiente


Stamane mi son svegliato più presto rispetto alle mie abitudini, scosso da una fase concitata del sogno che stavo facendo. Ero alle prese con una donna con cui stavo litigando, c’era una discussione in cui io e questa qui avevamo un’incomprensione totale, così ci davamo sui nervi anche solo interloquendo, al punto che lei — non era riconoscibile, non so che ruolo avesse, ma in quel momento era parte in causa — mi si è quasi avventata addosso tendendo le mani per strozzarmi, ma in realtà si tratteneva, dicendo che avrebbe voluto farmi fuori, che mi meritavo questo, ed è a quel punto che mi son svegliato di colpo ansimando, scosso, pronto a reagire all’attacco, che ho messo a segno a mente desta: ho completato la scena afferrandola io per il collo e scaraventandola via. Questa tizia era bionda, è tutto quello che ricordo di lei. La discussione era originata da un fatto increscioso e strano: c’era una serie di fotografie di ragazzi, fratelli e sorelle, che erano stati offerti in adozione, e fra quelle fotografie ne compariva una in cui c’eravamo io e i miei fratelli, in un momento di riunione. Dunque nostra madre, o i nostri genitori, ci avevano offerti ad altri a nostra insaputa: avevano pensato davvero di sbarazzarsi di noi, di darci ad altri senza dirci nulla. Allora dovevamo affrontare l’argomento, chiarire com’era potuto accadere, e mia madre doveva darci risposte; ma prepararci per affrontare la discussione diventava problematico, c’era un inconveniente qui e un inconveniente lì, non ci si capiva e alla fine ci si dava sui nervi, con l’esito che ho detto. Mamma che rabbia, sono ancora scosso.

 

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Caro amico, il tuo è sicuramente un bel libro. Mi ha emozionato, quindi ha centrato lo scopo (la missione) dell’espressione letteraria, che per definizione deve trasmettere emozioni. Innanzitutto, lo stile a frasi brevi è molto moderno e azzeccato. Dunque mi hai “scavalcato a sinistra”: perché quello stile narrativo io puntavo a raggiungerlo, in una fase di “maturazione” a cui purtroppo non sono ancora arrivato. Poi, nella tua narrazione sento un’anima, un’anima che ha la dolcezza della pietas. Un’anima simile, nel narrare, l’ho sentita ad esempio (per usare un paragone rozzo) nel film La sottile linea rossa di Terrence Malick.
Come sai, in diversi passi del romanzo ho visto te: ti ho proprio visualizzato. Quando tua madre salì in macchina e guardava tuo padre seduto davanti, e pensò che “aveva delle belle spalle e un bel collo”, io ho visto te. Quando leggo la lettera di Giulio del 23 agosto 1945 mi sembra di leggere una tua lettera: lo stile e l’intonazione sono le tue, il linguaggio garbato e partecipe, la positività con cui lui guarda la vita. Non a caso, a sentir lui, durante la prigionia si era quasi divertito! L’impressione complessiva, insomma, è che tu sia il ritratto di tuo padre. Poi: Ester ha fatto la maestra. Anche mia madre — della stessa generazione — ha fatto la maestra, e tutti coloro che son stati a scuola da lei la ricordano con affetto e riconoscenza. E dipinge anche, mia madre, da quand’era ragazza. Continua a leggere “· 50”

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Mia madre dipinge da quando aveva diciott’anni, e ora ne ha ottantasei. L’oggetto che più conserverò nella memoria è un grande quadro a olio che fece da ragazza, una veduta del fiume Trigno e dei monti molisani dove sono nato. Alcune mucche sostano placide con le zampe nell’acqua, la tonalità generale è verdastra, la consistenza dei rilievi sullo sfondo imperfetta, quasi piatta. Ma rimane il grande quadro che mi accompagna da sempre: quand’ero piccolo era già un “vecchiume” che venne addirittura portato in soffitta. Ora l’ho rimesso in vista in una cornice importante, come se fosse il simbolo di tutto, della casa avita, della mia nascita difficile, del sogno di una famiglia unita, dell’innocenza perduta.

Il bunga bunga della domenica

Visto che i professori della scuola pubblica «inculcano valori diversi da quelli delle proprie famiglie, c’è bisogno di educare liberamente i propri figli e quindi di non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato». E poi, i gay non avranno mai matrimoni equiparati a quelli delle famiglie tradizionali, perché di famiglia ce n’è una sola, né il governo consentirà adozioni agli omosessuali e ai single. «I ragazzi che sono qui sono così belli e simpatici che li invito al bunga-bunga, che significa divertirsi, fare quattro salti, magari bere qualcosa ma senza nulla d’immorale…». «Berlusconi è entrato e si è seduto sul letto. Quella notte abbiamo parlato e parlato fino alle quattro di notte. Ha parlato di politica». «Prevediamo un ormai inevitabile esodo biblico di profughi dalla Libia, e il pericolo islamico è alle porte, non dimentichiamo che siamo sempre nel mirino di Al Qaeda». «Tesoro, devo dare un nome entro dieci minuti per questa markettina… vuoi farla tu?»

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L’immagine del
diario che non riesco a tenere (che non sono mai riuscito a tenere, salvo sporadici tentativi) compare ogni volta che parlo di “ritegno”. È un ritegno quello che mi ha impedito di tenere un diario, ed è sempre un ritegno quello che mi ha impedito, per dieci anni, di mettere su carta tentativi e prove di scrittura dopo che il desiderio di fare lo scrittore mi aveva catturato. Ogni persona normale li avrebbe fatti, quei tentativi, io invece no: non lo ritenevo né opportuno né sensato. Questa è una cosa che continua a farmi riflettere.
I “fantasmi” tornano ad aleggiarmi intorno, è vero: e continueranno ancora, non m’illudo di riuscire a liberarmene, ancora. Ci vorrà tempo, credo. La violenza che ho visto fin da piccolo: anelata, dichiarata, minacciata, fra i genitori che si odiavano, mi ha segnato irrimediabilmente. La propensione ad atteggiamenti estremizzati mi ha poi accompagnato nella gioventù, anche nel rapporto con le persone, su cui sfogavo un malessere di fondo di cui ancora oggi mi vergogno. Questi, credo, sono i fantasmi. A cui alla fine s’è aggiunto il macigno, letale e definitivo, conseguente a quell’atto fatale. I fantasmi, dunque, esistono ed esisteranno ancora. E, se l’espiazione è davvero finita, allora bisogna passare alla cura, per fugare i fantasmi e guarire l’anima e il corpo. Ma credo che sarà un processo lungo.

La filosofia di base

Dicono che la capacità di reagire con successo agli eventi negativi, quelli che ti stendono e ti riducono a un mucchietto di carne dolorante, dipende molto dalle credenze che abbiamo acquisito su noi stessi, sugli altri e sul mondo. In pratica, pare che siamo portatori di una filosofia di base con la quale impostiamo tutte le nostre azioni e le nostre tattiche e strategie, e che ha precisi effetti su tutta la nostra esperienza di vita. Questa filosofia l’abbiamo acquisita crescendo, stando nella famiglia e nell’ambiente sociale: ma se la famiglia è sbagliata, se sono sbagliati gli amici con cui si è condivisa l’adolescenza, le conseguenze possono essere gravi. A volte gravissime, anche irreparabili.