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L’immagine del diario che non sono mai riuscito a tenere, salvo sporadici tentativi, compare ogni volta che parlo di “ritegno”. È un ritegno quello che m’ha impedito di tenere il diario, ed è un ritegno quello che mi ha impedito, per dieci anni, di mettere su carta tentativi e prove di scrittura dopo che il desiderio di fare lo scrittore m’aveva catturato. Ogni persona normale li avrebbe fatti, quei tentativi, io invece no: non lo ritenevo né opportuno né sensato. Questa è una cosa che continua a farmi riflettere.
I “fantasmi” tornano ad aleggiarmi intorno, è vero: e continueranno, non m’illudo di riuscire a liberarmene, ancora. Ci vorrà tempo, credo. La violenza che ho visto fin da piccolo: evocata, dichiarata, minacciata, fra i genitori che si odiavano, mi ha segnato irrimediabilmente. La propensione ad atteggiamenti estremizzati mi ha poi accompagnato nella gioventù, soprattutto nel rapporto con me stesso: questi, credo, sono i fantasmi. A cui alla fine s’è aggiunto il macigno, letale e definitivo, conseguente a quell’atto fatale. I fantasmi, dunque, esistono ed esisteranno ancora. E, se l’espiazione è davvero finita, allora bisogna passare alla cura, per fugare i fantasmi e guarire l’anima e il corpo. Ma credo che sarà un processo lungo.

DetFic 9: lo svelamento

L’episodio più famoso di svelamento di un crimine lo troviamo nell’Amleto di Shakespeare.

Sulle torri che cingono Elsinore, capitale della Danimarca, negli ultimi tempi sta facendo la sua comparsa un fantasma, che aspetta il cambio della guardia di mezzanotte. Quando Amleto decide di andare a incontrare questo fantasma, rimasto solo con lui, ne raccoglie le rivelazioni.
Lo spettro è suo padre, defunto re di Danimarca, che svela ad Amleto la tremenda verità sulla sua morte: sua moglie Gertrude e suo fratello Claudio si amavano, e quest’ultimo, per usurpargli il trono, vedendolo un pomeriggio addormentato in giardino, gli versò  un veleno mortale nell’orecchio. Così, dopo questa tremenda rivelazione, lo spettro chiede al figlio di vendicarlo.

Deciso a smascherare il responsabile della morte del padre, Amleto approfitta dell’arrivo al castello di una compagnia teatrale per ideare un piano che riveli se il fantasma gli ha detto la verità. Così, decide di far recitare davanti alla corte di Danimarca il dramma di un assassinio che riproduca esattamente le circostanze di quella morte come gli è stata raccontata.
Già lo zio Claudio comincia a sospettare che Amleto possa aver intuito qualcosa dei suoi crimini, dopo aver ascoltato di nascosto – insieme alla regina Gertrude e al ciambellano Polonio – un suo dialogo con l’innamorata Ofelia, in cui egli rifiuta ogni idea di vita coniugale e le risponde con la tetra frase “Non avverranno più matrimoni e degli sposati uno morirà”. Claudio, quindi, comincia a meditare di esiliare Amleto in Inghilterra col pretesto di qualche incarico amministrativo.

Alla vigilia della rappresentazione del dramma, Amleto si preoccupa di raccomandare agli attori una buona interpretazione. Il suo piano è di verificare se “L’assassinio di Gonzago”, così simile alla vicenda raccontatagli dal padre, susciterà significative reazioni nello zio.
E questo accade puntualmente: dopo la scena dell’avvelenamento, il re resta fortemente turbato ed esce incollerito dal teatro. Per placarne l’ira, la regina chiama Amleto in camera sua per indurlo a spiegarsi con lo zio sui motivi di quella messa in scena.


Dunque, con questo stratagemma Amleto riesce a mettere alle strette il colpevole e lo induce a svelarsi, manifestando la propria agitazione. È il prototipo, se vogliamo, della classica “riunione finale” dei personaggi di un romanzo giallo, tanto cara ad Agata Christie e al suo Hercule Poirot, nella quale l’investigatore smaschera il colpevole “rappresentando” il suo delitto e ricostruendone il meccanismo.

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Riguardo alla mia nottataccia, sono solo sogni confusi che ricorrono, fantasmi che non mi vogliono lasciare, su vecchie situazioni strane e poco comprensibili. Io mi trascino tante cose brutte della gioventù, forse, e anche brutti comportamenti verso il prossimo, negli anni in cui nel lavoro facevo il “mercenario”. Gli affari spesso diventano sporchi e tendono a sporcare l’anima. Il problema sono i sensi di colpa che riaffiorano… ma non preoccuparti: è routine.

 

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L’immagine del
diario che non riesco a tenere (che non sono mai riuscito a tenere, salvo sporadici tentativi) compare ogni volta che parlo di “ritegno”. È un ritegno quello che mi ha impedito di tenere un diario, ed è sempre un ritegno quello che mi ha impedito, per dieci anni, di mettere su carta tentativi e prove di scrittura dopo che il desiderio di fare lo scrittore mi aveva catturato. Ogni persona normale li avrebbe fatti, quei tentativi, io invece no: non lo ritenevo né opportuno né sensato. Questa è una cosa che continua a farmi riflettere.
I “fantasmi” tornano ad aleggiarmi intorno, è vero: e continueranno ancora, non m’illudo di riuscire a liberarmene, ancora. Ci vorrà tempo, credo. La violenza che ho visto fin da piccolo: anelata, dichiarata, minacciata, fra i genitori che si odiavano, mi ha segnato irrimediabilmente. La propensione ad atteggiamenti estremizzati mi ha poi accompagnato nella gioventù, anche nel rapporto con le persone, su cui sfogavo un malessere di fondo di cui ancora oggi mi vergogno. Questi, credo, sono i fantasmi. A cui alla fine s’è aggiunto il macigno, letale e definitivo, conseguente a quell’atto fatale. I fantasmi, dunque, esistono ed esisteranno ancora. E, se l’espiazione è davvero finita, allora bisogna passare alla cura, per fugare i fantasmi e guarire l’anima e il corpo. Ma credo che sarà un processo lungo.

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Rileggendolo, c’è l’inizio, in cui parli del diario, che non sembra entrare molto col resto. Ma quel che dici in quelle tre righe mi fa ricordare di quando a volte mi hai parlato dei “fantasmi” che ti aleggiano intorno e di cui ancora non sei riuscito a liberarti. Perché non ti senti “degno” di mettere su carta le tue pulsioni? Sempre per il senso di colpa? È la vocina che ti senti dentro? Se è così, dato che abbiamo detto che per te l’espiazione è finita, dovresti comunque provare a farlo, come un esorcismo, o come pulizia mentale. Oppure, se non vuoi scriverlo sul diario, scrivi o parlane a me, o a qualcun altro di cui ti fidi. In parte con me l’hai fatto, ma forse hai ancora troppe cose che ti tieni dentro. Forse per guarire e per farla finita con l’espiazione devi tirarle tutte fuori, queste cose, ancora e ancora, fino a che i fantasmi si saranno dissolti.
Cosa ne pensi?