Efficienza etica

operai_manifatturieri


L’accumulazione del capitale continua ad avere un valore primario. E non potrebbe essere altrimenti, visti l’epoca e il mondo in cui viviamo. Mondo economico in cui – scriveva Keynes – non sono assicurate né la piena occupazione, né l’equa ripartizione della ricchezza e del reddito, che è arbitraria. Da qui la grande distanza che si è creata fra etica e capitalismo. Finché l’economia sarà una scienza di stampo matematico, in cui si applicano modelli in un contesto sperimentale asettico, riferiti a un puro concetto di economia di mercato, qualsiasi considerazione di tipo storico-istituzionale o etico sarà poco influente. A dispetto del fatto che il capitalismo è comunque una forma di organizzazione storica, quindi ben suscettibile dei cambiamenti che l’evoluzione storica imprime al mondo. E poi, l’economia non è autonoma come scienza in sé, ma è interdipendente con lo Stato di diritto, col quale forma una specie di corpo unico. Quindi, se lo Stato non può dissociarsi dall’etica, non può farlo neanche l’economia. E l’idea che l’economia sia capace di auto-regolarsi, al di là dei fattori politico-sociali, è un’illusione. Imporre l’etica ai mercati attraverso le istituzioni finanziarie è un’altra illusione: l’attività finanziaria lecita non si è poi rivelata moralmente superiore ad altre sue forme illecite, penalmente sanzionate. Insomma, l’assunzione delle regole di mercato come precedenti a tutto, anche alla politica (che vi si deve conformare), non funziona. Almeno, non funziona per creare un mondo in cui si possa combattere la povertà. Forse la povertà non la si vuol combattere perché, se non esistesse povertà, allora non esisterebbe nemmeno la qualifica di “benestante”, e lo status di “ricco” sminuirebbe la potenza del suo significato. Resta il fatto che, stando al buon senso, sarebbe il principio economico a doversi assoggettare alla politica, e non viceversa. Le riforme che vengono proposte dovrebbero rafforzare la partecipazione dei cittadini alla gestione politica del bene comune, e non perseguire solo criteri di efficienza economica, anche a danno dell’interesse dei cittadini.

 

· 94

de-chirico-2


Come faccio a leggere certe cose senza che mi si allarghi la bocca in un sorriso che non mi lascia più, neanche adesso che scrivo? Anch’io a volte penso a come sorrido quando sono con te, ed è un sorriso particolare, di beatitudine profonda, che mi esce così puro solo con te. Certo, sorrido spesso nelle mie giornate (soprattutto quando esco di casa e mi trovo tra la gente) ma un sorriso come quello mi viene solo con te, perché è tuo. Perché come sto bene e a mio agio e serena e felice come quando tu sei con me, non ci sto mai. Perché tu mi fai sempre sentire amata in un modo entusiasmante, e perché mi piaci, mi piace tutto di te, e mi piace come mi baci e come mi abbracci e come mi assapori e come mi accarezzi. E mi piace tanto accarezzarti e baciarti e sentire il tuo corpo, e sentire che ti piacciono le mie coccole. Come potrei non sorridere beatamente? Come ti ho detto, mi piace un sacco trovarmi fra la gente e pensare che tra noi c’è un legame così speciale e che sei l’unico che può conoscermi così bene. E sono felice che ci sia una buona intesa anche tra i nostri corpi, oltre che tra i nostri spiriti, perché così è tutto perfetto. Mi regali tante emozioni che non credevo di poter provare. E quella di questi giorni è una tristezza passeggera, che non lascerà alcun segno, non ti preoccupare. Anche perché sei sempre riuscito a farmi sentire la tua presenza.

 

· 84

Risposta ad un invio


Ieri il nostro scambio incrociato di lettere è stato tremendo! Ne avevamo due per volta in circolazione! Non facevamo in tempo a rispondere a una che ne trovavamo un’altra arrivata nel frattempo! Ho passato tutta la sera a scriverti, alla fine (già ero stanca dalla giornata trascorsa). Ma è stato bello, vero? Eravamo come un fiume in piena, avevamo tutte quelle cose da dirci e non riuscivamo a fermarci. Dopo che ci siamo salutati, essendo stanchissima sono corsa subito a letto, ma avevo addosso ancora tutta l’agitazione della serata e non riuscivo a rilassarmi, allora ho letto un po’ de “L’uomo a rovescio” di Fred Vargas e – guarda caso – ecco cos’ho letto:
Lawrence faceva rotta verso Camille, tirando la moto al massimo. Giorni e notti che non la vedeva. Gli mancava tutto. Le sue parole, il suo viso, il suo corpo. Aveva vissuto momenti massacranti, e aveva bisogno di lei. Camille lo tirava fuori dal silenzio, dall’isolamento.
Ho pensato alle volte che sei corso da me, perché avevi bisogno di vedermi. Per esempio quando ero in biblioteca e non dovevamo vederci, ma a un certo punto tu m’hai mandato un messaggio dicendo che avevi bisogno di venire da me solo per mangiare un tramezzino insieme e poi tornavi subito via, e io all’una son venuta lì e tu m’hai abbracciata e ti sei messo a piangere perché eri triste a causa del tuo malessere. Ti ricordi? Però quel brano descrive anche l’urgenza che provo io; ho lo stesso bisogno di vederti che Lawrence prova per Camille e che tu provi per me. Siamo uguali in questo: sia a me che a te manca tutto dell’altro. E ci tiriamo fuori reciprocamente dal silenzio e dall’isolamento. Perciò, dopo aver letto questo brano e esser stata inondata da questi pensieri rassicuranti, mi sono sentita rilassata e tranquilla e ho potuto dormire serena (un grazie a Fred Vargas!).

 

· 83

057.tif


Sì, ma tu eri già un vero scrittore anche prima di conoscermi. Dentro te c’è un’anima d’artista. Magari tutto questo t’ha dato l’impulso per esprimere anche quella vena nascosta che finora s’era espressa solo in modo indiretto nei tuoi romanzi e che ora fluisce libera nelle tue meravigliose lettere: la vena autobiografica e intimista. Be’, adoro quando mi parli di te e di noi. Sono felice che ti trovi a scrivere con tanta frequenza, perché è un piacere leggerti (oltre al fatto che ci permette di sentirci vicini superando le distanze). Ci sono quelli che scrivono per sopravvivere (o dicono di farlo): tu scrivi per Amore! Che bello, vorrei soffocarti da quanto sono felice. Ma prima devo dirti che forse questa “urgenza diaristica” che s’è sbloccata in te fa parte del famoso “processo di guarigione”. Del resto, da Freud a Duccio Demetrio (e anche ben prima di Freud, pensa solo a Montaigne) si è detto che scrivere di sé aiuta a star meglio, e in certi casi a guarire. Se lo si fa comunicandosi a una persona amata, dico io, l’effetto è rafforzato. Perché lo sperimento anch’io. Quante cose che ti ho detto e scritto, che non avevo mai detto a nessuno! Non sai quanto bene mi ha fatto e mi fa, potermi confidare con te. E ne ho sempre voglia. Domande o curiosità che, poste da altri, m’imbarazzerebbero, se me le poni tu non mi creano problemi, anzi sono felice di parlartene, anche le cose brutte e dolorose o “vergognose” vengono “ripulite”, parlandone con te. Perché poi tu, senza mai giudicarmi, mi dici la tua opinione e mi piace sentirmi “interpretata” da te. Qualunque cosa tu possa dirmi, anche una critica o una correzione, non può farmi male.

 

· 81

offutt_c


Certe volte penso a tutte le varie “strategie” che vengono ancora oggi suggerite alle donne, magari in versione aggiornata rispetto ai tempi ma il succo è sempre quello: farsi desiderare, non mostrare subito interesse, fare le civettuole ecc.; analoghe strategie vengono proposte agli uomini. Be’, quello che mi è piaciuto tra noi non è che non c’è stato niente di tutto questo, nessuna tattica, nessuna “posa”, siamo stati noi stessi fin dall’inizio. Addirittura abbiamo dedicato il nostro primo incontro a raccontarci in un certo senso il “peggio” di noi stessi, a mortificarci l’una davanti all’altro anziché a preoccuparci di fare “buona impressione”. Eppure, proprio così, un’impressione migliore non potevi farmela. Insomma, abbiamo disatteso ogni “regola” e guarda che legame meraviglioso è nato. Siamo proprio due tipi un po’ strani! Comunque, ogni volta sono stata così felice e così bene fisicamente, ti ho sentito così meravigliosamente presente che non so neanche cosa potrei volere di più. Che brividi!

 

tornare indietro

pier augusto breccia


Devo smetterla di pensare all’ipotetica, fantasiosa, irrealizzabile possibilità di tornare indietro nel tempo — anche solo di poco — per adottare i comportamenti giusti e ri-arrivare a oggi con i vantaggi conseguenti. Facile, sarebbe, come sarebbe facile viaggiare nei secoli con la Macchina del Tempo dell’omonimo romanzo, che ho appena finito di rileggere: si sale sulla macchina e si muovono le leve in avanti e poi indietro, per tornare ai nostri giorni e raccontare ciò che si è visto. A me piacerebbe viaggiare all’indietro, di molti anni, ma devo convincermi una volta per tutte che il semplice pensiero è una sciocchezza, che non merita di esser presa in considerazione nemmeno come puro esercizio di fantasia.
Se le cose sono andate in un certo modo, che a posteriori ci è apparso intollerabile, a un certo punto bisogna farsene una ragione. Se poi lo scorrere della vita si stabilizza, nel senso che una serie di cose torna a posto, allora si potrebbe anche usare la spugna e dare il proverbiale colpo che cancella tutto. Perché non farlo? Non mi risulta ci siano norme cogenti che lo escludono, quindi resta una facoltà di cui ci si può avvalere. Tirare una riga e andare accapo, dice qualcuno; buttarsi tutto alle spalle, dice qualcun altro; rimettere i nostri debiti e quelli dei nostri debitori, dice qualcun altro ancora. Insomma, ricominciare si può.

 

ventiquattro dodici

7_b_next


Oggi è il suo giorno di nascita, ed è un giorno sacro, per me. E la sua gratitudine trova uno specchio perfetto nella mia gratitudine, semplicemente perché esiste così com’è. Ora vorrei poterle trasmettere ancora di più, perché confesso di esser stato pigro, in questi anni, rispetto a quel che merita. Allora ricomincerò a spedirle cartoline illustrate, o lettere dentro la busta, come si faceva ai tempi dell’innocenza (quell’Innocenza che lei è riuscita a non perdere del tutto, e forse anch’io). Da adolescente coltivavo anch’io la pratica di scrivere lettere, perché mi piacevano le carte, le buste, i francobolli, l’attesa del postino. Ebbi molte “amiche di penna”, pen-friends o pen-pals, che a volte allegavano alla lettera piccole foto a colori: come scrissi tempo fa, spesso erano ragazze bionde, nordiche o d’impronta inevitabilmente anglosassone o germanica o finnica. E anche lei ha quei lineamenti, pur essendo fieramente mora: mi piace pensarla normanna.

 

· 75


Sto per dire una sciocchezza. Pur non sentendomi un cultore di valori cristiani, pur essendo stato per molti anni un blasfemo, pur avendo infranto molti comandamenti, pur non avendo quasi conosciuto la pratica religiosa, non mi stupirei di scoprire che sono, nell’intimo, un buon cristiano. Bisognerebbe tirarlo fuori dalle tenebre, ripulirlo e “restaurarlo”, e nutrirlo, il cristiano che è in me. Quindi dovrei trovare una serenità, poter passare le giornate lontano da te tranquillo, senza angustiarmi per il mio senso d’insufficienza, e smetterla di costringerti a medicarmi da ferite e sbucciature. Penso che il Cielo dovrebbe darmi tregua, non lo pensi anche tu? Vorrei fare la cosa migliore, non sbagliare insomma, comportarmi bene.
Nel frattempo, starei per ore a parlare con te, a chiederti cose sulla tua vita, sui tuoi desideri, sulle tue esperienze. Sono attentissimo alle tue espressioni, quando i tuoi occhi sorridono felici, e poi diventano intenti o seri, o riflessivi per quello che dico. Quando passa un’ombra sul tuo sguardo mi chiedo cosa può esser stato, quale pensiero ti ha attraversata. La tua anima, i tuoi pensieri sono un campo che vorrei esplorare: sei troppo interessante e rara, così enigmatica anche, nella tua trasparente semplicità. Ecco cos’ha la tua “semplicità”: è enormemente ricca, nasconde una complessità che è il tuo piccolo grande enigma.

 

· 64


Qui sembrava
che dovesse venire un temporale e invece poi non è successo niente. Quest’anno non ha piovuto quasi mai: anch’io, pur non possedendo della terra, sono preoccupata per la siccità…
In certi momenti oggi mi sono sentita un po’ triste. A volte mi sembra tutto inutile quello che faccio. E poi questo mondo non mi piace, se ci penso bene. Però dentro me c’è lo stesso una felicità sotto la tristezza: sono felicissima di vivere, anche quando sono triste.
E quando sono tornata a casa ho trovato la tua lettera nella buchetta della posta: è stupenda e mi piacciono moltissimo i tuoi disegni! Ma sai che quell’albero è identico al “mio” albero, quello su cui mi arrampicavo sempre? C’era anche una panchina proprio in quella stessa posizione rispetto all’albero! Comunque, anche tu meriti tanto, non dubitarne più. A volte ti senti un po’ fuori posto, ti vengono dei dubbi, ti senti inutile: ma sarebbe molto peggio se fossi ottusamente convinto di non sbagliare mai, come tanti arroganti che ci sono in giro. Tu sei sensibile e questo un po’ ti fa star male, ma se non lo fossi non sapresti neanche riconoscere e godere delle cose belle che hai intorno. Non smettere di scrivermi: per me le tue lettere sono come un alimento, se restassi senza mi sentirei disidratare. A volte mi commuovono, come ora: che bello quando mi rincuori così, mi dai qualcosa che mi accompagnerà per sempre, mi dici cose che mi resteranno stampate nel cuore e nella consapevolezza di me.
Oggi, nonostante tutto il lavoro da fare, ho trovato il tempo per leggere un racconto di Woolrich assolutamente tremendo e disperante, e una cosa che sto notando è che nei suoi romanzi e nei suoi racconti lui parla sempre d’amore, anzi spesso l’amore è la molla da cui parte tutta la storia. Siccome sono un po’ romantica, la cosa non mi dispiace affatto, anzi (solo che finisce quasi sempre male…!).


· 56


Per quanto
riguarda me, pur essendo appassionata sono lucida, non sono obnubilata. Quindi non sono sotto l’influsso di una nube che da un momento all’altro potrebbe dissolversi. Sono più come su una comoda canoa che si lascia trasportare dalle acque rapide, luminose, fresche e impetuose, ma con un occhio vigile.
La considerazione di Maria Strofa di cui ho parlato è condivisibile, in letteratura. Esistono però libri che fanno esattamente questo: parlano della felicità come condizione duratura, e raccolgono grandi successi di pubblico; ma non vengono considerati letteratura dagli addetti ai lavori e dai lettori più raffinati. Perché la letteratura è tensione, conflitto; e perché i capolavori più intensi hanno raccontato il peccato, la passione e il dolore. Ma io penso che sia possibile fare questo: un romanzo in cui non ci sia nessuna tragedia, e nemmeno un lieto fine dichiarato, ma in cui la luce che promette la felicità rimanga fino alla fine. Raccontare la conquista della felicità, anche se non si sa quanto duratura, perché il romanzo a un certo punto finirà, e non si saprà se “vivranno felici e contenti”.