Il femminismo di Carla Accardi

assedio

In memoria di Carla Accardi

Nonostante il suo pieno coinvolgimento con il femminismo, manca una lettura critica che riconosca nelle sue opere gli aspetti più profondi e sottili. L’unica che la riconobbe in tal senso fu Anne Marie Sauzeau, che costruì un discorso critico considerando il concetto di eterotopia e alterità. Per Sauzeau, l’alterità di Accardi, evidenziata da Michel Tapié che la inserisce nel discorso dell’art autre, “sbocca su un’alterità non contemplata dal suo ideologo”, ossia gli sfugge l’altro in termini di metà del genere umano. Germano Celant invece, soltanto anni dopo dichiarerà che nella separazione del segno bianco dal fondo nero, si può leggere l’affermazione del distaccamento da un contrario, dall’opposto “una presenza che tende a staccarsi e dichiarare la sua individualità”, sostenendo che fino al 1957 la pittura di Accardi è veicolo di “identità e differenza”.

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Tutte casa e potere

 

Uomini Beta logo

Da Uomini Beta:

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  1. l’acquisizione di potere politico, economico-finanziario e culturale a colpi di quella che si potrebbe chiamare meritocrazia forzosa delle quote rosa. Si dice: Tecnicamente, l’imposizione delle quote rosa è ingiusta e anche brutta e cattiva perché viola i principi di uguaglianza e democrazia, ma è un male necessario e quindi non ci piace, però la pretendiamo. Perché crediamo nell’uguaglianza e nella democrazia. (Non è logico? Chi se ne importa, la logica è superata, è un retaggio patriarcale.)
  2. la ridefinizione del ruolo domestico femminile, argomento che nei circoli dalemiano-lacaniani di “maschi evoluti antisessisti” (in realtà femministi, nonostante i mille distinguo di lana caprina) e tra le femministe con pedigree filosofico viene astutamente mimetizzato sotto l’etichetta di “questione della cura”. Che si riassume così: Noi donne abbiamo avuto cura degli uomini e dei figli per millenni, ora basta, siamo stufe di essere vostre schiave, lavapanni e lavapiatti. Insomma, direbbe Totò, non siamo i vostri elettrodomestici inox.

Tutto il resto – dibattito sui femminicidi, leggi antiviolenza, affidamento condiviso o meno, insegnare ai ad accendere la lavatrice e a frignare quando al cinema vedono una scena d’amore – è strumentale e rientra in queste due direttive supreme, l’Operazione Barbarossa del italiano nei prossimi decenni.
Nel caso 1), stiamo già vedendo come qualsiasi insuccesso femminile sulla scena pubblica, anche se eventualmente dovuto a mancanza obiettiva di capacità o a sconfitta elettorale avvenuta secondo le regole, venga puntualmente attribuito a discriminazione e maschilismo grazie alla nuova parola d’ordine “Questo non è un paese per donne”. (Gli slogan e le frasi fatte, come “Uomini che odiano le donne”, “Adesso i maschi devono piangere” ecc., sono armi potenti e non richiedono l’uso del cervello: ne sapevano qualcosa Orwell e Goebbels). Qualsiasi fallimento di film, libro, popolarità televisiva, candidatura politica o simile è spiegato in questi termini: se la donna X non ce l’ha fatta, è perché è stata ostacolata/discriminata/vittimizzata/complottata in quanto donna. Non c’è bisogno di indagare ulteriormente. Non c’è bisogno di verificare se la donna X fosse davvero competente/abile/dotata di talento.

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Ritornare a casa 3

Se vogliamo che ai nostri scritti non manchi nulla, è indispensabile far ritorno a casa. Non è necessario tornare a vivere dai propri genitori e ricominciare a farsi mantenere da loro: bisogna però prendere atto delle nostre origini, e penetrarle a fondo. Bisogna onorarle e abbracciarle, o per lo meno giungere ad accettarle. […]
Le nostre origini influiscono sul nostro modo di scrivere. Influiscono anche sulla struttura stessa del linguaggio. Mi capita spesso di scrivere secondo il ritmo ripetitivo delle preghiere e dei canti ebraici. Anche se i miei genitori non erano praticanti, in occasione delle festività solenni mi portavano in sinagoga dove potevo assistere ai riti che vi si celebravano. Da bambini siamo particolarmente impressionabili. È allora che il ritmo del linguaggio ci entra dentro. Qualcuno ha affermato che a rendere grande un poeta non è tanto quel che dice, quanto la capacità di entrare in sintonia con certi ritmi del linguaggio. […] Continua a leggere “Ritornare a casa 3”