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La fragilità, il senso d’inutilità e inadeguatezza, son cose che conosco. E sono certo che il tuo stato d’animo cambierà: ti sentirai più sicura e tutto acquisterà più senso. Ci arriverai presto, perché hai troppo talento, sei troppo brava e volenterosa. E poi ispiri fiducia e simpatia, e sprizzi un’intelligenza così densa da essere palpabile. Hai un grande futuro, si tratta solo di fare i tuoi percorsi, che concluderai rapidamente. Tu puoi mantenere la tua fragilità, non devi per forza indurirti: devi rimanere te stessa. Ma consapevole del tuo valore e non succube della prepotenza, o della prevaricazione, o della soggezione altrui. Che nessuno t’impedisca di esprimere liberamente la tua personalità: perché hai una personalità bella forte. E confesso che essere con te dà senso alla mie giornate, mi fa sentire d’avere il diritto di vivere. È un investimento per il  mio futuro, perché ogni incontro con te è un tassello del patrimonio che mi vado costruendo dentro: significa cominciare a riscuotere il credito che sento di avere verso la vita, “riprendermi i miei diritti”, come scrissi tempo fa.

 

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Non ero triste per quel lavoro in particolare, ma un po’ per tutto. Perché per esempio a un certo punto la capa, una col carattere più tosto che esista, si è provata delle scarpe col tacco e un vestitino molto bello e, siccome non era capace di camminare sui tacchi, tutti ridevano e la prendevano in giro. Anch’io le ho sorriso e ho detto qualche stupidaggine, poi però son tornata al mio lavoro, perché non c’entro con quel gruppetto, in pratica mi sento l’ultima ruota del carro. Inoltre, a volte non m’importa proprio niente di tutto quello che devo fare (il lavoro, lo studio ecc.): lo sento lontano da me, anche se poi invece provo molta soddisfazione per queste stesse cose. Eppure c’è poco da fare: a volte mi sembra di recitare una farsa, una parte, un ruolo per sembrare “normale”, perché se fosse per me io me ne starei nel mio mondo e basta. Ho bisogno degli altri, gli altri mi piacciono, voglio bene a tutti e lì in particolare mi trovo bene e sono benvoluta; ma a volte devo fare grossi sforzi per mostrarmi socievole, per partecipare… perché non ne ho voglia. Sono solo momenti, che dipendono forse dalla stanchezza, da malumori passeggeri, e anche dal senso di inadeguatezza che mi porto dentro e che a volte credo di non voler neanche risolvere. Quando sto così, non m’importa niente di “guarire”, come dici tu, che invece ti preoccupi per me. Io vorrei poter vivere in pace con la mia inadeguatezza. A volte anch’io mi sento inutile. E, soprattutto, mi sento fragile: e vorrei poter vivere nel mondo con la mia fragilità, invece devo sempre cercare di rinforzarmi… Non mi va di dovermi sempre adeguare a modelli che non mi appartengono! Comunque non preoccuparti, sono piccole tristezze passeggere che a volte si fanno sentire un po’ di più. Dopo sono andata in libreria e ho comprato dei racconti di Hrabal, un po’ umoristici, così, per tirarmi su.

 

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Voglio vederti camminare sicura e sorridente, guardando il mondo con fiducia. Sai, mia madre ha fatto la maestra elementare da quando aveva diciott’anni, ed è stata anche lei un’educatrice formidabile, con un’intelligenza e un carattere straordinari, e pure con doti artistiche, come sai. Certi suoi alunni, già adulti, la riconoscevano per strada e andavano a farle festa; tutti quelli che l’hanno conosciuta ne lodano le grandi qualità. E non usciva mai di casa, non frequentava quasi nessuno, solo qualche persona affezionata l’andava a trovare. Io sono quello che più le somiglia: il bimbo che le affondava il viso nel petto per consolarsi dalle ingiustizie e dalle piccole crudeltà che i compagni gli infliggevano a causa del suo incomprensibile candore. Ero fragile, piangevo spesso, e non avevo la forza di impormi con nessuno, così mi sono rifugiato spesso nell’abbraccio di mamma. Lei aveva tanti libri, e per questo amavo i libri come oggetti, mi piaceva averli intorno, anche se non li  leggevo. Così, mia madre mi ha fatto quello che sono. Lei possiede un’onestà irriducibile, un’onestà che io ho sempre mantenuto con tenacia, finché le durezze della vita m’hanno costretto a infrangerla, ripetutamente e sistematicamente, per sopravvivere e sopraffare quelli che volevano sopraffarmi, per conquistare e mantenere quello a cui avevo diritto. È stato questo “sporcarmi” che ancora mi fa male, capisci? Forse è anche questo che mi provoca brutti sogni.