Spiazzamento (refrain)

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Cos’è lo spiazzamento? O meglio, come l’hanno ottenuto? In vari modi. Dicendo le cose e poi smentendole subito dopo, quando le reazioni non si rivelano quelle previste; fare affermazioni che sembrano indicare qualcosa di preciso, per poi darne un’interpretazione difforme per rintuzzare le critiche; togliere gli elementi di chiarezza e di stabilità per sostituirli con elementi d’instabilità e di vaghezza, in modo da indebolire e rendere soggetti alle iniziative discrezionali che si vorranno prendere. Quali gli elementi chiave? Confondere. Dissimulare. Negare. Relativizzare le affermazioni, renderle plastiche e malleabili. Cambiare direzione senza un percorso chiaro. Usare slogan semplificati al massimo. Fingere di somigliare a chi si ha di fronte. Fingersi solidali per mascherare l’interesse opportunistico sotteso a tutto. Anteporre l’affarismo assoluto facendolo passare per interesse generale. Esibire una scala di valori edonistica ed egoistica, facendola apparire come naturale. Porre l’avere, il possedere, in cima a questa scala di valori. Usare tecniche collaudate di condizionamento e di persuasione. Anteporre la furbizia all’intelligenza. Togliere valore e sostanza alla solidarietà. Usare l’offesa e lo scherno come strumenti di comunicazione e intimidazione. Millantare. Mentire. Insinuare. Subornare e sobillare. Imporre la propria ignoranza come unità di misura per riformare un Paese.

 

Spiazzamento

Cos’è lo spiazzamento? O meglio, come l’hanno ottenuto? In vari modi. Dicendo le cose e poi smentendole subito dopo, quando le reazioni non si rivelano quelle previste; fare affermazioni che sembrano indicare qualcosa di preciso, per poi darne un’interpretazione difforme per rintuzzare le critiche; togliere gli elementi di chiarezza e di stabilità per sostituirli con elementi d’instabilità e di vaghezza, in modo da indebolire e rendere soggetti alle iniziative discrezionali che si vorranno prendere. Quali gli elementi chiave? Confondere. Dissimulare. Negare. Relativizzare le affermazioni, renderle plastiche e malleabili. Cambiare direzione senza un percorso chiaro. Usare slogan semplificati al massimo. Fingere di somigliare a chi si ha di fronte. Fingersi solidali per mascherare l’interesse opportunistico sotteso a tutto. Anteporre l’affarismo assoluto facendolo passare per interesse generale. Esibire una scala di valori edonistica ed egoistica, facendola apparire come naturale. Porre l’avere, il possedere, in cima a questa scala di valori. Usare tecniche collaudate di condizionamento e di persuasione. Anteporre la furbizia all’intelligenza. Togliere valore e sostanza alla solidarietà. Usare l’offesa e lo scherno come strumenti di comunicazione e intimidazione. Millantare. Mentire. Insinuare. Subornare e sobillare. Imporre la propria ignoranza come unità di misura per riformare un Paese.

Furbizie vintage 3

In quella discussione su it.cultura.libri, chi contestò il diritto degli scrittori di intrufolarsi nei newsgroup letterari per interloquire coi propri lettori fu un certo P. Bianchi (così si firmava): i suoi interventi erano fra i più sagaci, insieme a quelli della mitica (e compianta) Maria Strofa.
Nel rispondere a un partecipante che aveva affermato: «a mio avviso l’autore, quando partorisce, deve tagliare egli stesso il cordone ombelicale», P. Bianchi spiegò con molta chiarezza come stavano le cose:

Non si può. L’autore è coinvolto, il libro è un pezzo di lui, non è possibile che mantenga il distacco, a meno che sia un bestsellerista mirante solo a limare il prodotto per ottimizzare cinicamente le vendite. L’autore è un marchio, trovarselo lì in carne e ossa a chiederti conto esplicitamente o implicitamente se ti piace la sua mercanzia è impossibile, troppo ingombrante, troppo imbarazzante. Mi vedo L. dire: “Ma allora io non posso partecipare alle vs (peraltro) cazzate? Qs. è limitativo della mia libertà.” Ebbene un po’ sì, d’altronde se frequenta diventa limitativo della libertà nostra, se lo lodi sembri leccaculo, se critichi il libro diventa automaticamente una critica alla persona, non se ne viene fuori se non tacendo, ma tacere in un mezzo fatto per parlare richiede una propensione all’ossimoro. La S. (anch’io non ho mai letto nulla, tranne quello che scrive qui: e qui mi sembra una gran tenerona) può presentarsi tranquillamente come S. in un niusgrup di computer o di giardinaggio, a discutere della soundblaster o di innesti di ciliegio. Non dovrebbe andare in un niusgrup di lettori, che possono discutere dei suoi libri. Almeno non col suo nome, idem per L., sono troppo ingombranti, devono fare come i preti nel bordello, travestirsi e spassarsela solo sotto mentite spoglie. Le critiche di B. a me sembrano argomentate e suonano plausibili, se le avesse dette parlando di Ugo Foscolo non fregava niente a nessuno, cioè in tal caso il vero oggetto di valutazione sarebbe stato non il Foscolo né la oggettiva validità delle critiche ma solo la coerenza interna alle argomentazioni di B., come accade in qualunque accademia letteraria. Invece parlando della S. tutti i guardoni si girano subito per vedere come la prende, se tace è una snobba, se si incazza è una permalosa, se glissa è una cinica, per il fatto di esserci ha già perso, l’unica cosa sarebbe se rispondesse con una flammona telematica memorabile ma 1) questo le darebbe dei punti come polemista e non come romanziera 2) qualche stronzo di giornalista lurkone ne approfitterebbe per far colare un po’ di merda sui giornaletti. Non se ne esce, il difetto è a monte, l’autore è un marchio che deve stare al suo posto e cioè sulla copertina del libro, oppure nel niusgruppo “l’autore risponde”. Qui deve venire sotto falso nome. Continua a leggere “Furbizie vintage 3”

Furbizie vintage 2

In quell’occasione, nel newsgroup, subito dopo intervenne un altro scrittore — più importante del primo — per promuovere il libro dell’amica:
«A me i suoi libri piacciono molto e non è un mistero. Non è una difesa d’ufficio, ho trovato “D…” un romanzo che riesce ad essere lirico e tremendo allo stesso tempo e ho trovato i racconti di “I…” scritti con grandissima cura e profondità.»

Ma questo solerte tentativo di “manipolazione delle coscienze” (in seguito si seppe che la scrittrice in questione era stata sua fidanzata) ebbe vita breve. Il mattino dopo, un animatore del newsgroup — un tale scultore di Pistoia — che non l’aveva presa bene, sparò a zero: Continua a leggere “Furbizie vintage 2”

Furbizie vintage

Una decina d’anni fa, nel newsgroup it.cultura.libri (a quell’epoca i blog non esistevano), un tizio si mise a incensare i racconti di una giovane scrittrice allora emergente — partecipante anch’essa al newsgroup — e, per esaltarne l’efficacia espressiva (e forse ottenerne i favori) arrivò a dire:

Prova a immaginare: stai leggendo e a poco a poco ti senti molle, invertebrato. Quando cominci a sentire che la spina dorsale e le costole sono ormai flaccide e impotenti, dalle parole del libro esce un braccio molto determinato che si ficca nella tua gola, ti afferra la caviglia da dentro e ti rivolta… sglap! … sei lì… il libro è dentro di te insieme ai tuoi occhi… e se riesci a guardarti in uno specchio ti vedi come una massa di roba pulsante e fetente, ricoperta di merda ma viva, vedi il sangue che gira attraverso i tuoi organi, appesi come ad un albero di natale a quell’essere informe che sai essere te stesso. ti fai schifo ma cominci a riconoscerti, vedi il cuore sgonfiarsi proprio nell’istante in cui il tuo cervello lo sente battere, vedi i fasci di nervi contrarsi al pensiero che ti sta nascendo in testa. ecco cosa ti fa: ti racconta da dentro. se tutto ciò sia sincero e oggettivo proprio non saprei.

L’ultima frase sul “sincero e oggettivo” era riferita a quanto aveva affermato poco prima uno scrittore — pure partecipante al newsgroup — amico e sodale della scrittrice emergente:
«Sinceramente e oggettivamente, S. è molto brava. Nel suo ultimo libro ha raffinato ulteriormente il linguaggio, le atmosfere, le suggestioni, e alcuni di quei  racconti sono davvero indimenticabili. E crescerà ancora (non di statura, quello non più, anche se lei lo vorrebbe…)». Continua a leggere “Furbizie vintage”