Scambi e classifiche

url

Per quanto mi riguarda, le classifiche di vendita e l’oroscopo del giorno sono degni della stessa attenzione. Voi leggete i libri in top ten? Io no, già a naso mi dico che a spingerli è l’editore col suo rodato carrozzone d’esperti di marketing e l’investimento – non solo di bottiglie e panettoni a Natale – rivolto a questo e a quello.
E mandalo in televisione, e fallo slinguazzare dal critico di turno, e metti le pilette accanto alla cassa, e compra le vetrine… Insomma, soldi e panettoni ben spesi. E mi saluti tanto la sua signora… a casa tutto bene?, conosce mica qualcuno tra i Lettori della Domenica?

http://gaialodovica.wordpress.com/2014/05/29/scambio-di-recensioni-e-recensioni-di-scambio-recensioni-richieste-e-richieste-strane-quando-a-fare-non-ci-prendi-mai-e-a-non-fare-uguale-uguale

 

Annunci

il mio libro?

ilmiolibro.it

Lorenzo Fabbri, dunque, è l’ideatore di Ilmiolibro.it, nota piattaforma di self-publishing del gruppo L’Espresso, con lo zampino della Scuola Holden di Alessandro Baricco. Sì, lo so, Baricco è come la polenta: sta bene con tutto, riempie e quasi non la noti.
Il sior Fabbri ci racconta che Ilmiolibro.it ha superato la barriera dei 25.000 titoli in vendita. Nella mia carriera di lettore ho avuto modo di leggere un solo libro di questa piattaforma: refusi a pioggia e storia che non stava in piedi nemmeno appesa ai fili per stendere. Colpa della piattaforma o dell’autore? Dell’autore, certamente, ma visto dove ha piazzato il libro…
Sia come sia, dato che «I libri di carta, compresi illustrati e manuali che alzano naturalmente il prezzo medio, viaggiano attorno ai 13 – 14 euro. Il prezzo medio degli e-book è al di sotto dei cinque euro», e nonostante Lorenzo Fabbri sia convinto che ci troviamo davanti a un «Prezzo che favorisce naturalmente la diffusione», io sono piuttosto restia ad acquistare su Ilmiolibro.it. Ma questo, sia detto, è un problema mio…

http://gaialodovica.wordpress.com/2013/07/25/scrittori-emergenti-il-self-che-comincia-presto-finisce-presto-e-di-solito-va-a-braccetto-con-la-scuola-holden

 

Lettera al mio stalker, di Gaia Conventi

Mi sono posta spesso il quesito, fin dal post che ci ha fatti incontrare. Non sapendo come incasellarti, ho chiesto consiglio alla Questura di Ferrara. Ho fatto presente che mi hai dato della donnaccia su Facebook, che sul mio blog ti sei spacciato per il tuo avvocato, il tuo psicologo, per tua cognata e per qualche altro personaggio, sempre presentandoti con la stessa email e lo stesso IP.
Secondo la Questura di Ferrara, il fatto che abiti a Catania ti rende uno stalker a basso rischio d’azione. Dunque uno stalker inamovibile e un po’ pigro, spero che la cosa non ti urti…

http://gaialodovica.wordpress.com/2013/12/06/lettera-al-mio-stalker-ff-stalkingstalkersday

 

You Crime Spam?

ExHGcLg

Prima di dirvi perché il co-publishing mi pare una furbata, voglio farvi riflettere su questa sibillina esternazione di Marcello Vena, responsabile del business digitale trade di Rcs Libri. E lo so che il sior Vena non m’inviterà mai a pigliare uno spritz, lo so.

Che dice, dunque, il Resp. Bus. Trade (niente da spartire col Gran Lup. Man. di fantozziana memoria, sia ben chiaro) di chi – come me, forse come altri ma in giro ancora non ne vedo – non coglie la genialità del progetto? «La critica distruttiva di parte o quella semplicemente non qualificata, è il rumore di fondo dell’essere in rete». Ma poi aggiunge che «Il feedback dei lettori ci servirà per ottenere informazioni e suggerimenti per fare meglio e di più». Quindi, i lettori – soprattutto se comprano gli ebook di You Crime – sono qualificati e possono dare un feedback – comprando i libri –, resta allora da capire chi siano gli scomodi personaggi della «critica distruttiva di parte» e quegli altri, i più sfigati, i semplicemente non qualificati.

Per come la intendo io – ma io che ne so? ma figuriamoci! –, i personaggi portati alla distruzione dell’altrui genialità potrebbero arrivare dalla concorrenza, o essere scrittori emergenti non inclusi nel progetto You Crime – di cui vi parlerò tra un momento. E i semplicemente non qualificati? Forse i lettori non compranti, o magari i blogger poco allineati.

Tra i qualificati, allora, troveranno spazio i giornalisti, gli scrittori, i personaggi che campano a pane e editoria… ma solo quelli non di parte. E quindi, fatemi capire, se non sono di parte, sono forse di quella parte? E se sono di quella parte, allora non possono che dire un gran bene di You Crime.

http://gaialodovica.wordpress.com/2013/07/22/you-crime-ho-fatto-di-tutto-per-non-parlarvene-e-invece

 

La quiescenza dei TQ

gFnBuug

(immagine da: gli-asilautori-autori-da-asilo-perche-basta-il-pensiero)

Non se n’è accorto nessuno ma i TQ, il collettivo che si è chiamato così, T e Q, in quanto formato da trenta-quarantenni, si è estinto. Diciamo come le lucciole di Pasolini, con la differenza che questi sono sempre stati spenti. All’inizio c’erano Lagioia, Vasta, Scurati, Raimo e tanti altri di una magnifica avanguardia al contrario: non erano futuristi, sarebbero stati sorpassati anche nell’Ottocento. Poi si sono sfilati tutti e sono rimasti quelli ancora più sfilacciati. Si sono suicidati giovani, e neppure poi tanto.
È stato il TQ Vincenzo Ostuni a darne il triste annuncio su Alfabeta e Affari Italiani, causa della strage «la quiescenza del gruppo». Proprio così: la quiescenza. «Perché è l’anti-intellettualismo la tabe della nostra generazione». Nel senso: eravamo troppo intellettuali per essere capiti.
Anche il nome Ostuni ti fa pensare a un cimitero sardo. Dove li hanno seppelliti? Laggiù, a Ostuni. Tenete conto che, oltre ai loro coetanei con la tabe, gli ex Trenta Quarantenni, questi Tristi Quiescenti, hanno dovuto fronteggiare «l’indifferenza delle controparti: stampa, politica, industria». Un complotto di proporzioni immani, e nessuno li ha ascoltati. Eppure loro, duri, anzi de coccio come dicono a Roma, non si sono arresi, e hanno provato «novecentescamente da soli o in sparuti gruppi, a lanciare flebili urletti d’allarme». Se fate novecentescamente mente locale, a ognuno di voi sarà capitato di sentire questi urlettini, ahi!, ahi!, ahi!, e siete rimasti più indifferenti degli indifferenti di Moravia, li avete scambiati per cornacchie epilettiche. Perché siete dei borghesi.

Leggi tutto: http://www.ilgiornale.it/news/cultura/lavanguardia-tq-cos-irrilevante-essere-gi-finita

 

Geremiadi

L2DwsXB

«Vorrei che i lettori apprezzassero i miei libri, ma per venderli ho dovuto creare un personaggio, perché non siamo in una nazione che si informa e che va a vedere i valori e se un libro è buono o no». Già, siamo una nazione fatta in questa brutta maniera, ma se crei il personaggio giusto… E allora perché non crearlo? Tanto è per una buona causa: vendere libri.

In entrambi i siti è prevista l’anteprima del nuovo libro di Mauro Corona. Ops!, si sarà mica fatto vivo proprio per promuoverlo? Insomma, sia come sia, Corona si lamenta di non essere capito, stimato, di essersi dovuto inventare un personaggio per intascare due soldini, far laureare i figli, comprare case… Vuoi vedere che fare il personaggio rende bene?

E lo ritrovo anche su Il Giornale, dove dice cose così: «Se fai un passaggio da Fazio magari vendi 300mila copie. Ma Fazio prende chi vuole lui, se gli stai sulle palle non ti chiama, questo non è servizio pubblico. È un feudo personale… non si vanti di promuovere la cultura…». Quindi sì, non tutti sanno apprezzare il genio, ma il genio sa apprezzare una comparsata televisiva.

«Solo a parole la Rai è televisione pubblica… Non ci sarà solo Gramellini che nel pianeta scrive libri, e poi ha scritto un libro piagnucoloso, a quanti nel pianeta è morta la madre?», a tanti, certamente, ma resta il problema di quella televisione pubblica: chi deve andarci e chi no? Ma, soprattutto, perché Corona no? Non importa gli altri, gli altri si arrangino, ma perché Corona no? Eppure si è impegnato a fare il personaggio!

Eccolo allora che, per fare dispetto a Fazio, Gramellini e a tutti i cattivi dell’editoria, minaccia d’andarsene sbattendo la porta: «Fra 8 mesi… sparisco. Non mi suicido perché darei un cattivo esempio. Ma è un sistema in cui non puoi dire quello che pensi altrimenti ti fanno fuori. Non posso fare dei nomi, tutti gli editori sono delle associazioni a delinquere…». Lo dice il sior Corona − anche lui non perdona, sarà un vizio dovuto al cognome − dopo aver pubblicato una ventina di libri. Non gli vogliono bene, non lo trattano coi guanti, non lo invitano da Fazio.

leggi tutto:
http://gaialodovica.wordpress.com/2013/05/28/il-mondo-e-cattivo-e-leditoria-fa-schifo-lo-dice-mauro-corona-frignando-perche-fazio-non-se-lo-fila-pari

 

Lettori da laboratorio: voi siete i topi e i lit-blogger v’imboccano col libro giusto.

if2Y5q1

Tempi moderni, amici miei. I lit-blogger si mettono alla prova, quanto conterà il loro lavoro online? Riusciranno davvero a far alzare le vendite di un libro? Forse che sì, forse che no. Per saperlo servono tre cose: la segretezza – i blogger si accordano a vostra insaputa –, un libro da testare – e guai a dire quale! – e una dotazione di topolini da laboratorio: voi.

Lo scopro grazie a questo post di Inchiostro bianco e non ci vuole un genio per capire come funziona. Metto al lavoro i miei nanetti da miniera e mi ritrovo con qualche informazione in più: pare esista un gruppo facebook a cui si accede solo su invito, lì qualche lit-scienziato ha deciso quale libro usare – gli sarà piaciuto particolarmente? glielo avrà suggerito la fatina dei denti? –, in che modo farlo circolare sui lit-blog – segnalandolo o recensendolo e soltanto in bene, almeno nella prima fase dello studio – per poi lasciar passare tot tempo – diciamo un mesetto – così da far decantare la pastura. A quel punto si contatta l’Associazione Italiana Editori per sapere se il titolo ha avuto un’impennata di vendite e la si mette a parte dell’esperimento: «Siamo stati noi, noi lit-blogger! E allora vedete che sbagliate a dire che non contiamo un cazzo?!».

continua a leggere…

 

Bimbominkia


Per chi non lo sapesse, è stata coniata – copyright di Gaia Conventi, I suppose – una nuova espressione che definisce l’adolescente tipico che, a scuola, si sente scarsamente portato per le materie letterarie (e per l’italiano scritto): Bimbominkia.

Qui un esempio rappresentativo:


(N.b.: a post pubblicato, m’informano che in realtà l’origine del termine va ricercata qui.)