Autenticità

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Be’, in fondo io e te non la pensiamo in modo molto diverso, nonostante i presupposti differenti… La metafora del “siamo tutti sulla stessa barca” la uso spesso anch’io, perché vedo questa nostra umanità, pur frammentata in tanti modi di pensare e vivere diversi, condividere una stessa sorte, quella di trovarsi sballottata in questa vita così difficile e ignota, piena di dolore, sofferenza ma anche gioia; in mezzo a sentimenti ed esperienze che spesso abbiamo l’impressione di poter controllare solo in parte, quando va bene; se non ce ne sentiamo addirittura in balìa.
L’altro elemento che ci unisce, ma penso che unisca un po’ tutte le persone che, come te e come me, si pongono domande, è il bisogno di autenticità. Che si creda in un senso della vita oppure no, questo bisogno di autenticità è davvero forte, perché ci rendiamo conto che spesso siamo indotti a vivere una vita (e a costruirci una personalità) fasulla, in cui ci immergiamo in tante distrazioni pur di non guardare chi siamo veramente. E che siamo fragili, “nudi”, quasi piccoli insetti rispetto all’enormità dell’universo (eppure, nonostante ciò, spesso così arroganti nel voler piegare la natura, i nostri fratelli e il mondo intero ai nostri capricci), è un’altra verità che puoi trovare nei testi dei filosofi (di tanti secoli fa), nella Bibbia e anche nei pensieri di chi, come te, non crede. In questo senso sì, la verità è una sola anche se ci si arriva per strade diverse che sembrano lontane…

http://alidargento.wordpress.com/2013/03/14/francesco/#comment-12590

 

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Lo sai?
Oggi, altro che riposare: dopo pranzo, anche se qui ci sono 40 gradi (veri, non per dire), ho fatto le grandi pulizie, ho pulito e lucidato tutta la casa (per lasciarla in ordine) cantando e ballando come una Baccante invasata per due ore e mezzo. Poi ho preso la bici e sotto il solleone sono partita per la stazione, ma pensa: per strada stavano facendo dei lavori e il vento ha sollevato un nuvolone di polvere e terra! Ci son finita proprio in mezzo, tossivo, mi lacrimavano gli occhi, mi bruciava la gola… che ridere, neanche fossi Fantozzi. Poi, alla fine del viaggio, siccome oggi la mia carrozza-bici era quella di testa e la porta di uscita del vagone era rotta, il capotreno e il macchinista mi hanno preso la bici e l’hanno fatta scendere dalla porta del locomotore! E io con lei! Sono stata nel locomotore, capisci? Nel sacrarium del macchinista! Il quale, modestamente, mi ha fatto i complimenti per la mia bicicletta, e non erano di pura cortesia: l’ha proprio guardata bene, toccata e ha notato un sacco di particolari, come i filetti sulle ruote, e ha detto che quasi quasi vorrebbe comprarsene una così. Gli ho dato le dritte su dove andare. E anche nello scendere e risalire le scale del sottopassaggio (cosa che comunque so fare da sola) sono stata spontaneamente aiutata da due signori gentili. Troppa grazia! Sono contenta che sia andato tutto bene. I miei son arrivati solo mezzora fa, a causa della pignoleria di mia madre. Allora, mentre aiutavo mio padre a portar su i bagagli (per la maggior parte roba di mia madre, ovviamente), gli ho detto che con tutta quella pazienza s’era senz’altro guadagnato un sacco di Punti Paradiso, anzi un vero Bonus: e lui mi ha detto No, dopo la giornata di oggi in Paradiso ci vado dritto filato. Santo subito!