Ancora su “La grande sera”

Torno a parlare de La grande sera di Giuseppe Pontiggia perché sento l’esigenza di riportare un passo della postfazione di Daniela Marcheschi. Un piccolo saggio acuto e illuminante, che mi ha risvegliato un’intensa partecipazione.
È da un po’ che i miei nodi irrisolti cominciano a prendere forma, e leggere buona letteratura può aiutare a focalizzare e a comprendere. «Cogliere e abitare davvero la vita», questo è ciò che ho sempre vagheggiato di poter fare, costantemente frustrato dagli ostacoli sordi ed elastici del vivere quotidiano; i miei sforzi «di intimo slancio, di volontà gioiosa», la mia «sollecitudine degli affetti» erano annullati dal vuoto creato da quell’ingannevole «apparenza dell’operosità e del movimento incessante», che ci condiziona, ci snatura, ci acceca, rendendoci asserviti all’Apparato che quotidianamente ci macina.
Prendere coscienza che, nonostante tutto, una possibilità di salvezza esiste mi ha come risvegliato, mi ha spinto a guardare «quel deserto esistenziale» e a tentare di riempirlo «con una rinnovata e libera coscienza di sé e con uno slancio affettivo ancora più saldo e compiuto». Continua a leggere “Ancora su “La grande sera””

La bellezza scostante

Uno dei corsi che Terragni, attraverso la sua società di formazione, proponeva alle aziende di cui era consulente, concerneva l’uso razionale del tempo. Lo teneva una psicologa che aveva avvicinato anni prima a un congresso di operatori economici, dopo averne ascoltato l’intervento, debitamente conciso, su “Tempo e organizzazione”.
Era una giovane di una bellezza innegabile, ma scostante, anche perché si intuiva che la prima a considerarla tale era lei. Ansiosa di imporre le proprie capacità professionali, temeva fossero posposte alla avvenenza, da lei stessa sopravvalutata. Non sono rare le donne che, anziché esercitare il proprio fascino, lo subiscono, fino a esserne imbarazzate; e si sentono circondate da un desiderio che talvolta sono solo loro a provare. Con gli anni il peggioramento fatale dell’aspetto fisico coincide con il miglioramento dei rapporti umani, quasi si fossero liberate da quello che, invece di un privilegio, consideravano un peso. Anche se proprio allora lo scoprono come un privilegio e cercano con ansia tardiva, e ormai inutile, di riacquistarlo.

Giuseppe Pontiggia, La grande sera, Mondadori, Milano, edizione riveduta 1995