Sensazioni tattili e visive

 

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Da il manifesto, 23 agosto 2011

Sensazioni tattili e visive aiutano nella scelta di un libro

di Cristiano Guerri
Art director di Feltrinelli

Chiamiamola veste, faccia, immagine o semplicemente copertina, è quello di cui mi occupo da quasi cinque anni all’interno della Feltrinelli, in qualità di art director. Per definizione – cito wikipedia – «l’art director è la figura professionale che si occupa di studiare la parte visuale, grafica e tipografica della comunicazione di un prodotto». Se il prodotto in questione si chiama libro e l’azienda è un’importante casa editrice, la definizione può risultare un po’ riduttiva a confronto con la varietà di dinamiche, esempi, aneddoti che si potrebbero citare nel racconto di questo lavoro.

Una parte rilevante del mio tempo è dedicata all’ascolto. Il mio referente principale è l’editor, colui che ha fatto la scelta di «scommettere» su uno specifico titolo e sta chiedendo a me di darne una interpretazione visiva che possa essere di supporto alla comunicazione di quel progetto. È il momento del cosiddetto «brief»: può durare pochi minuti come richiedere svariati incontri. A volte le idee di partenza possono essere chiare e definite, altre volte hanno bisogno di venire plasmate sulla base di sensazioni e intenzioni più sottili; da me vengono filtrate e arricchite di nuove suggestioni e consigli e trasferite ai quattro grafici che compongono il mio staff.

Il lavoro viene distribuito sulla base delle maggiori attitudini, c’è chi è più propenso a trattare la narrativa, chi la saggistica, chi l’area ragazzi, chi l’area paperback. Ogni progetto di copertina diventa così una storia a sé, tra intuizioni improvvise e parti difficili, cercando di essere originali e innovativi, ma al tempo stesso riconoscibili, nel rispetto dell’identità dell’autore, del testo e della casa editrice.

In alcuni casi lo sforzo maggiore consiste nel ricercare l’immagine più adatta per un singolo libro o una serie di titoli. Ne è un esempio la serie realizzata per José Saramago nella collana Universale Economica. L’obiettivo era trovare un illustratore in grado di rappresentare in chiave simbolica l’immaginario dello scrittore portoghese con un linguaggio che fosse originale e innovativo, ma al tempo stesso in grado di parlare al grande pubblico. La scelta del tratto di Emiliano Ponzi fu molto apprezzata dallo stesso Saramago.

Diverso è il caso in cui si tratti di progettare una nuova collana: una serie di titoli assimilati per autore e/o genere declinati in una veste comune. Oltre alle valutazioni di ordine estetico è importante prevedere la tenuta del progetto nel tempo e la sua capacità di inserirsi nel quadro generale della produzione della casa editrice. Un esempio recente è la serie Grandi Letture Feltrinelli in cui si è cercato con alcuni titoli come Il buio oltre la siepe di Harper Lee, Omero, Iliade di Alessandro Baricco, Kitchen di Banana Yoshimoto, di avvicinare i classici contemporanei al pubblico più giovane.

Il progetto di questa collana ha previsto la sperimentazione e l’utilizzo di nuovi materiali. Abbiamo scelto per la copertina un cartoncino non plastificato ottenendo un effetto complessivo di morbidezza e piacevolezza al tatto, insieme a una palette cromatica molto vivace e a una grafica di forte impatto, con i disegni di Giuseppe Palumbo. Il contrasto fra la delicatezza del supporto e il codice visivo più acido ci è sembrato un modo efficace per coniugare il mondo dei classici con il linguaggio dei giovani lettori.

L’aspetto di un libro, quindi, non è dato solo dall’immagine di copertina: le sensazioni tattili oltre a quelle visive, possono avere un forte potere di attrazione. Il formato, il peso, la confezione, la superficie e la consistenza della carta, sono aspetti che possono condizionare fortemente la decisione di voler portare con sé proprio quel libro. Sta all’ufficio grafico interpretare queste diverse esigenze, e all’art director la capacità di un confronto costante con artisti, fotografi, grafici, illustratori, stampatori, le cui competenze e energie diverse vengono convogliate nella realizzazione del progetto.

Nella mente si affollano le scadenze di consegna

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Da il manifesto, 21 agosto 2011

Nella mente si affollano le scadenze di consegna

Simona Olivito
Caporedattore delle edizioni e/o

Per essere un lavoro che ha a che fare con le parole, è strano pensare che la mia testa sia sempre piena di numeri. Date. Scadenze. Consegne. Non c’è infatti un finale di riunione con gli editori, il marketing, l’ufficio stampa o un incontro con gli autori, il grafico o i redattori in cui non mi metta a contare silenziosamente sulle dita il tempo che manca a questa o quella scadenza. Il mio lavoro consiste nel coordinare la redazione e la produzione delle edizioni e/o. Seguo i libri dal momento in cui gli editori decidono di pubblicarli fino a quando vengono mandati in stampa. Quante cose succedono tra questi due momenti? Tante. E io ci sto un po’ in mezzo.

Quale sia il bandolo di tutta questa matassa è difficile capirlo anche mentre scrivo queste righe in cui pure ho cercato di fare un po’ d’ordine.
A ogni rilettura mi è infatti balzata agli occhi una serie di «intanto». Del resto è così che funziona, un po’ come in cucina: ogni ingrediente al momento giusto e allo stesso tempo tutti questi ingredienti da tenere insieme. E intanto… le giornate corrono via tra riunioni e telefonate. Continua a leggere “Nella mente si affollano le scadenze di consegna”

Anche le scelte grafiche hanno un senso politico

 

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Da il manifesto, 21 agosto 2011

Anche le scelte grafiche hanno un senso politico

di Alberto Lecaldano
art director di Voland

Nel catalogo della mostra Disegnare il libro (Scheiwiller, 1988) Armando Petrucci ci ricorda che la gestione degli spazi «nel libro (o meglio ormai sul libro)» è «un fatto eminentemente politico» così come per tutti gli «spazi di scrittura pubblicamente esposti». «Dal Rinascimento in avanti» gli editori si sono serviti di quello spazio «extratestuale di natura indicativa e designativa… per rendere espliciti i loro messaggi rivolti al pubblico, reale e potenziale consumatore del loro prodotto…» In poche parole Petrucci chiarisce non solo che i lettori sono consumatori ma anche quale è il ruolo previsto per la progettazione grafica, utile solo se contribuisce al consumo di prodotti o servizi e quindi all’affermazione del «dominus».

La «presentazione esterna» del libro è dunque il risultato della volontà del «dominus» e delle «capacità professionali dei tecnici, materiali realizzatori di scritte e immagini». La copertina di un libro è lo spazio dove la volontà dell’editore si esprime attraverso materiali, segni e colori che consentono al consumatore di ricondurre il ‘prodotto’ a un marchio e a una collana o raccolta di prodotti emogenei. Dunque, progettando le copertine di Voland nel 2001 abbiamo pensato a una bandiera: due fasce di colore orizzontali e una verticale (l’asta) sul dorso che gira sullo specchio anteriore. Continua a leggere “Anche le scelte grafiche hanno un senso politico”