Sul ring

54-Cisari-Pugilato

Al suono della campana Irv Chartaris mi diede una pacca sulla spalla, e io saltellai verso il centro del ring. Balboni arrivò a testa bassa, molleggiandosi sui piedi sebbene fosse ancora fuori tiro, come fanno sempre i pugili di quart’ordine giusto per far vedere che conoscono le mosse. Stavo per colpirlo quando vidi comparire dal nulla il suo destro. Credo che mi abbia beccato, una cosa fulminea. Poi, subito dopo, arrivò anche il sinistro, quello però lo vidi. Mi prese in pieno: ero rimasto talmente sorpreso dal destro che non riuscii a schivare il sinistro, però almeno l’avevo visto arrivare, per cui mi sentii meglio. Poi mi centrò di nuovo un paio di volte, credo, una specie di tip tap di destro. Non che sentissi male, perché succedeva tutto molto in fretta, però a quel punto pensai Cristo, qui mi concia per le feste… devo… dobbiamo assolutamente far partire questo incontro. Solo che mentre lo pensavo lui continuava a pestarmi. Non ricordo bene cosa succedesse dopo i due jab: altri pugni, mi pare, di sinistro, di destro, il suo repertorio era tutto lì. Feci per dire: – Ehi, un momento, – perché non mi sembravano affatto leali tutte quelle botte mentre io non ero ancora pronto, ma non so se le parole mi uscirono di bocca. Sentii Chartaris gridare: – Su i pugni, Joey! – e giuro che ci provai, ad alzarli, solo che quasi subito fui costretto a tirare indietro le braccia per mantenere l’equilibrio, perché di punto in bianco il quadrato aveva preso a inclinarsi. L’unico pugno vero che ricordo di essermi beccato fu in quel preciso momento, mentre allargavo le braccia e buttavo indietro il sedere per ritrovare l’equilibrio, perché il maledetto tappeto stava scivolandomi via sotto i piedi, e quel figlio di puttana di Balboni scelse l’unico attimo in cui ero vulnerabile per tirarmi un diretto bestiale, BUM, proprio nello stomaco. Mi si bloccò il respiro, che mandò a monte tutto il mio piano, basato sostanzialmente sulla respirazione. Per cui di lì in avanti non ci fu più storia.

Ethan Coen, I cancelli dell’Eden, Einaudi, Torino 1999

Errore tattico

copj170

Stava cercando di staccarmi l’orecchio a morsi.
Lo teneva stretto fra i denti, aveva l’alito bollente e umido. Grugniva e ringhiava come un cane da guardia con gli avanzi di una bistecca.
– Va bene, – dissi, – basta con le regole da signorine.
Gli piantai una ginocchiata nelle palle. Fortissima. Lui si piegò in due, ma non mi lasciò andare. La mia testa dovette abbassarsi con la sua. Gli mollai un destro che anche a distanza ravvicinata bastò a chiudergli la mandibola di scatto e a ricacciarla indietro. Grave errore tattico. Con quel pugno il mio orecchio si staccò di netto.
Al diavolo l’orecchio.
Lui stava barcollando all’indietro, con le braccia tese in cerca di un appoggio. Gli sferrai un calcio sulla rotula con tutta la forza che avevo, e lui cominciò a contorcersi e ad accartocciarsi come una marionetta manovrata da un burattinaio epilettico. Gli avevo tolto un po’ d’energia, ma sapevo che se gli avessi dato mezza possibilità, si sarebbe lanciato di nuovo all’attacco.
Con un unico fluido movimento incrociai le braccia sul petto e infilai le mani sotto la giacca. Con la sinistra tirai fuori un fazzoletto e lo usai per tamponarmi la ferita. Con la destra tirai fuori una Webley calibro 45. Rinculò di brutto e fece un gran rumore. Potete giurarci.
Lui sputò il mio orecchio a tre metri d’altezza.
– Portalo all’inferno con le mie maledizioni, – gridai. – E di’ agli altri dannati che Victor Strang fa sul serio!
Urlavo, ma mi sembrava di avere la bocca tappata con un asciugamano. Sentivo la mia voce rimbombare nella testa, ma nel vicolo l’unico rumore era l’eco del colpo di pistola. Che ruggiva e ruggiva.
E ruggiva.

Ethan Coen, I cancelli dell’Eden, Einaudi, Torino 1999