Vizi

Se avessi l’ingegno del Cervantes, io farei un libro per purgare, come egli la Spagna dall’imitazione de’ cavalieri erranti, così io l’Italia, anzi il mondo incivilito, da un vizio che, avendo rispetto alla mansuetudine dei costumi presenti, e forse anche in ogni altro modo, non è meno crudele né meno barbaro di qualunque avanzo della ferocia de’ tempi medii castigato dal Cervantes. Parlo del vizio di leggere o di recitare ad altri i componimenti propri: il quale, essendo antichissimo, pure nei secoli addietro fu una miseria tollerabile, perché rara; ma oggi, che il comporre è di tutti, e che la cosa più difficile è trovare uno che non sia autore, è divenuto un flagello, una calamità pubblica, e una nuova tribolazione della vita umana. E non è scherzo ma verità il dire, che per lui le conoscenze sono sospette e le amicizie pericolose, e che non v’è ora né luogo dove qualunque innocente non abbia a temere di essere assaltato, e sottoposto quivi medesimo, o strascinato altrove, al supplizio di udire prose senza fine o versi a migliaia, non più sotto scusa di volersene intendere il suo giudizio, scusa che già lungamente fu costume di assegnare per motivo di tali recitazioni, ma solo ed espressamente per dar piacere all’autore udendo, oltre alle lodi necessarie alla fine. In buona coscienza io credo che in pochissime cose apparisca più, da un lato, la puerilità della natura umana, ed a quale estremo di cecità, anzi di stolidità, sia condotto l’uomo dall’amor proprio; da altro lato, quanto innanzi possa l’animo nostro fare illusione a se medesimo; di quello che ciò si dimostri in questo negozio del recitare gli scritti propri. Perché, essendo ciascuno consapevole a se stesso della molestia ineffabile che è a lui sempre l’udire le cose d’altri; vedendo sbigottire e divenire smorte le persone invitate ad ascoltare le cose sue, allegare ogni sorte d’impedimenti per iscusarsi, ed anche fuggire da esso e nascondersi a più potere, nondimeno con fronte metallica, con perseveranza meravigliosa, come un orso affamato, cerca ed insegue la sua preda per tutta la città, e sopraggiunta, la tira dove ha destinato. E durando la recitazione, accorgendosi, prima allo sbadigliare, poi al distendersi, allo scontorcersi, e a cento altri segni, delle angosce mortali che prova l’infelice uditore, non per questo si rimane né gli dà posa; anzi sempre più fiero e accanito, continua aringando e gridando per ore, anzi quasi per giorni e per notti intere, fino a diventarne roco, e finché, lungo tempo dopo tramortito l’uditore, non si sente rifinito di forze egli stesso, benché non sazio.

Giacomo Leopardi, Pensieri, XX

Writing 45

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Penso che la tua, essendo una bellezza totale, non sfiorirà mai. Spesso delle donne si dice “Da giovane era bella”, oppure “Una bellezza sfiorita”, ecc. Ma tu sei estranea a questo, sarai sempre bellissima, perché sembri incarnare la bellezza del mondo. Certo, si dice che il mondo perfetto è un’illusione, un proiezione della psiche. Ma l’illusione e la speranza sono motori che muovono le cose: quando ci si scopre disillusi o senza speranza è come se la vita si fermasse. Per me incarni l’idea (per molti illusoria) del mondo perfetto: sei l’energia di bellezza che permette di vivere con orgoglio. Quell’energia che ti fa leggere il mondo come pochissimi sanno, con lo spirito fecondo e mai stanco, che guarda sempre avanti a sé e con apertura all’altro. È anche la tua lettura del reale così centrata, piena e profonda, a renderti formidabile.

 

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Penso che la tua, essendo una bellezza totale, non sfiorirà mai. Delle donne si dice: “Da giovane era bella”, oppure: “Una bellezza sfiorita”, ecc. Tu invece sei estranea a questo, che riguarda le donne comuni, sarai sempre bellissima perché incarni la bellezza del mondo. E poi: si dice che il mondo perfetto è un’illusione. Ma l’illusione e la speranza sono motori che muovono le cose: quando ci si scopre disillusi o senza speranza, è come se la vita si fermasse. Tu per me incarni l’idea (che per molti è un’illusione) del mondo perfetto: quindi sei l’energia di bellezza che permette di vivere. E quando sostieni che c’è grande bellezza anche in me, devo crederti: il fatto che tu la vedi significa che esiste, perché tu sai leggere il mondo come pochissimi sanno. La tua lettura del mondo è per me una guida, e continuerà ad esserlo: anche per questo, come dicevo fin dall’inizio, vivere senza te equivarrebbe a una vita monca.