Oblomoviana IV

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Ogni tanto Il’jà Ivànovič prendeva anche in mano un libro, non importava quale. Egli non vedeva certo nella lettura un bisogno essenziale, ma la considerava come un lusso, come una di quelle cose di cui si può benissimo fare a meno; proprio come si può avere un quadro appeso a un muro ma si può anche non averlo, come si può andare a passeggio, ma si può anche non andare; per questo gli era del tutto indifferente quale fosse il libro, lo guardava come una cosa destinata a distrarre dalla noia e dall’ozio.
«È un pezzo che non leggo un libro», dice, oppure, cambiando la frase: «Be’, leggerò un libro», dice, o semplicemente gli cadono gli occhi sui pochi libri lasciatigli dal fratello e ne prende uno a caso, senza scegliere. Sia esso Golikov, il Nuovissimo libro dei sogni, la Rossjada di Cheraskov o le tragedie di Sumarokov o, infine, un giornale di tre anni prima, egli legge tutto con uguale piacere commentando di quando in quando:
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I CINESI 2

PECHINO, 1 febbraio (Reuters) – Energia nucleare e ferrovie ad alta velocità saranno tra i principali obiettivi della Cina, che ha in programma di investire 1.500 miliardi di dollari in sette settori chiave.

Lo riferiscono alcune fonti, precisando che saranno le imprese di proprietà statale, piuttosto che il governo, a giocare il ruolo chiave nella gestione degli investimenti.

La Cina pensa che la produzione manifatturiera di alta gamma, comprese le ferrovie ad alta velocità e l’aviazione, diventeranno un pilastro della crescita economica insieme alle tecnologie per il risparmio energetico e ambientali, le biotecnologie, le telecomunicazioni e Internet.

Gli altri settori strategici sono considerati le energie alternative e le auto ibride.

“La Cina ha bisogno di innovare se vuole competere con le multinazionali nell’arena internazionale”, spiega Qiu Gang dell’ufficio di Pechino del Samsung Economic Research Institute. “La Cina spera di diventare un gigante industriale entro il 2015”.

Attività produttive 2

Riprendendo quanto avevo scritto il 1° giugno (quasi due mesi fa), ribadisco: con tutti i guai che si sono scatenati ultimamente — i più recenti sono l’avventura dell’ex-ministro Aldo Brancher e la sua condanna in primo grado a due anni di reclusione, nonché le ipotesi di reato a carico dei coordinatori del Pdl Nicola Cosentino (dimessosi da sottosegretario) e Denis Verdini (dimessosi dalla presidenza della sua banca, immediatamente commissariata dal ministro dell’Economia per gravi irregolarità) — continua a passare in secondo piano il fatto che non abbiamo ancora un ministro delle Attività produttive, ovvero dell’Industria, e che non si sa a chi si avrà il coraggio di assegnarlo, vista la questione — quantomeno epocale — che sta ponendo la nuova politica industriale della Fiat.

Attività produttive

Con tutti i guai che si sono scatenati ultimamente — dalla falla petrolifera nel golfo del Messico alla crisi finanziaria europea fino all’ultimo assalto militare israeliano alle navi pacifiste — è passato in secondo piano il fatto che non abbiamo ancora un ministro delle Attività produttive, ovvero dell’Industria, e che non si sa chi avrà il coraggio di ricoprire quel ruolo. Come alle elezioni per la regione Lazio, dove nessun esponente del Pd ebbe il fegato di candidarsi come successore dello scandaloso Marrazzo, ora il posto di Ministro dell’Industria sembra scottare. E Silvio Berlusconi sembra confermare la sua ossessione per la “gnocca”, visto che sta tentando di metterci alla guida una bella donna: prima ha platealmente offerto il ministero alla presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e dopo il rifiuto di questa l’ha proposto alla ancor più bella Luisa Todini, capitana d’industria nel ramo delle costruzioni. Ma anche quest’ultima ha abbozzato, e sembra non aver nessuna voglia di concedersi.
La ragione principale di questi rifiuti sembra evidente: è impensabile che due capitane d’industria, padrone assolute nel proprio ramo, vadano a fare le signorine signorsì alla corte dell’Imperatore, per dar lustro alla sua immagine. In più, vediamo che questa immagine — insieme a quella dell’intero Governo — si sta deteriorando sempre più, e questo certamente non aiuta.