Revolutionary Road

François Duhamel, Kate Winslet in Revolutionary Road directed by Sam Mendes

Come ti ho detto, la sensazione che ho condiviso con la protagonista di Revolutionary Road è stata quella di sentirsi in trappola, senza scampo: di vedersi chiudere, seppure in modo morbido e subdolo, le vie di fuga. Di vedersi negare l’anelito a vivere in modo approriato, accettabile, a esercitare un livello minimale di scelte, secondo le proprie inclinazioni.
Così la vita ti frega, portandoti alle scelte sbagliate, facendo scegliere te (quindi con tua responsabilità) ma condizionandoti in modo irreversibile. Da lì non puoi più nulla, puoi solo rammaricarti e recriminare, quindi soffrire. Nei casi estremi, estirparti. Oppure puoi, se hai la forza, rasserenarti e fregare tutti, semplicemente estirpandoti i desideri e mantenendo il livello biologico nella norma: vivere e godere delle non-disgrazie e della conseguente normalità, e degli indubbi privilegi che ciò comporta. Quindi, restare nella gabbia e osservare il fuori con occhio pacificato, con la sola consolazione di aver capito.

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Franz Kafka, Lettera al padre (10)

2012_04_09_010_rszSe volevo fuggire da te, dovevo fuggire anche dalla famiglia, persino dalla mamma. E vero che presso di lei si poteva sempre trovare protezione, ma solo in riferimento a te. Ti amava troppo e ti era dedita con troppa fedeltà perché alla lunga potesse costituire una forza spirituale autonoma nella battaglia di suo figlio. E l’istinto infantile vedeva giusto, perché con gli anni la mamma divenne sempre più intimamente legata a te; mentre infatti, per quel che riguardava se stessa, conservò sempre la sua autonomia, entro strettissimi limiti, in modo bello e tenero, senza mai offenderti sostanzialmente, con gli anni accettò sempre più ciecamente e completamente, più col sentimento che con la ragione, i tuoi giudizi e le tue condanne nei confronti dei figli, in particolare nel caso comunque grave di Ottla. Occorre però tenere sempre in mente come la posizione della mamma nella famiglia sia sempre stata straziante e, fino all’ultimo, snervante. Si strapazzava in negozio e a casa, soffriva doppiamente per tutte le malattie della famiglia, ma a coronamento di tutto ciò c’era quello che ha dovuto patire nella sua posizione di intermediaria tra noi e te.
Tu sei sempre stato amorevole e pieno di riguardi nei suoi confronti, ma da questo punto di vista l’hai risparmiata tanto poco quanto noi. L’abbiamo martellata senza pietà, tu dalla tua parte e noi dalla nostra.
Era una distrazione, non avevamo intenzioni cattive, si pensava solo alla lotta che conducevamo tu contro di noi e noi contro di te, e ci sfogavamo con la mamma. Non contribuiva certo positivamente all’educazione dei figli il modo in cui tu–senza colpa da parte tua, naturalmente–la tormentavi a causa nostra.
Quel che ha sofferto da noi a causa tua e da te a causa nostra, senza contare quei casi in cui avevi ragione, perché ci viziava, anche se perfino questo “viziare” talvolta poteva essere solo una tacita e inconscia affermazione di contrarietà al tuo sistema. Naturalmente la mamma non avrebbe potuto sopportare tutto questo se non avesse tratto la forza per farlo dall’amore per noi tutti e dalla felicità che qùesto amore le dava.
Le mie sorelle erano solo in parte con me. La più fortunata, nel suo rapporto con te, era Valli. Essendo la più vicina alla mamma, ti si sottometteva in modo analogo, senza troppa fatica o troppi danni. Anche tu però, sempre pensando alla mamma, la trattavi più gentilmente, per quanto in lei ci fosse poco materiale kafkiano. Ma forse proprio questo ti stava bene; dove non c’era niente di kafkiano, persino tu non potevi pretendere niente del genere; non avevi neppure, come con noialtri, la sensazione che andasse perduto qualcosa da salvarsi col ricorso alla violenza. Inoltre può anche darsi che tu non abbia mai amato particolarrnente il materiale kafkiano, quando veniva alla luce nelle donne. Il rapporto fra te e Valli sarebbe magari divenuto anche più amichevole se noialtri non l’avessimo turbato un po’.
Elli costituisce l’unico esempio di una evasione quasi completamente riuscita dalla tua cerchia. Da lei me lo sarei aspettato pochissimo, quand’era piccola.
Certo, era una bimba così maldestra, stanca, paurosa, infastidita, afflitta dai sensi di colpa, esageratamente umile, cattiva, pigra, golosa, avara, che non la potevo vedere, tanto mi ricordava me stesso, tanto era come me soggetta alla costrizione della stessa educazione. Soprattutto la sua avarizia mi faceva ribrezzo, perché la mia era se possibile anche più forte. L’avarizia è sicuramente uno dei sintomi più attendibili di una profonda infelicità; io ero così insicuro di tutto che possedevo davvero soltanto quello che avevo in mano o in bocca o che comunque si trovasse sulla strada per arrivarci; e proprio questo amava sottrarmi, lei che si trovava in una situazione simile. Ma tutto questo cambiò quando in giovane età, è questa la cosa più importante, se ne andò di casa, si sposò, ebbe figli: divenne lieta, spensierata, coraggiosa, generosa, altruista, speranzosa. E quasi incredibile che tu davvero non noti questo cambiamento o che comunque tu non l’abbia apprezzato come merita, tanto sei accecato dal rancore che da sempre porti a Elli e che in fondo è rimasto immutato, solo che questo rancore adesso è divenuto molto meno attuale, perché Elli non vive più con noi e inoltre il tuo amore per Felix e la simpatia per Karl l’hanno reso meno importante.
Solo Gerti talvolta deve scontarlo ancora un po’.

(10 – continua)

· 103

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E’ vero che tengo agli altri, a chi mi è vicino, più di quanto tenga a me stesso: è una specie di malattia da cui ancora non sono guarito. Mi metto sempre in secondo piano, non mi sento degno delle cure che invece sento di dovere agli altri. Fin da ragazzino mia madre mi ammoniva: “Tu sei il peggior nemico di te stesso”, per via del mio carattere. In più, non ho ancora imparato ad accontentarmi: sono un “massimizzatore”, come si dice in psicologia, anziché uno che riesce a soddisfarsi coi risultati semplicemente buoni.
Immagino che questi siano gli errori fondamentali che m’impediscono di trovare una dimensione. Mi sento al servizio, ma non di me stesso.
La vita non mi attira per niente, da anni ormai: mi sembra tempo perso, tranne quegli sprazzi di luce che ogni tanto qualcuno (fra cui tu) riesce a regalarmi. Mi sembra un lavoro duro, salvarsi: soprattutto farlo con le proprie forze, e solo con quelle.

 

· 102

georges braque

Credo che per me sia giunto il momento di coltivare la mia forza.
Mi sembra di avere quasi sempre abdicato a questo: di avervi rinunciato per lasciare il passo, sempre convinto – retaggio di una famiglia negativa che si è autodistrutta – che una non ben definita Colpa non mi permettesse di impormi. Quando mi sono imposto l’ho sempre fatto vivendolo come evento traumatico, come qualcosa che dovesse causare sofferenza.
Invece, uno la propria forza dovrebbe gestirla con più serenità, senza sentirsi in fallo o in colpa. Quando deve far valere il sé, che lo faccia come evento naturale.

 

· 101

6918522-tavoletta-con-scrittura-cuneiforme-degli-antichi-sumeri-o-la-civilta-assira-in-iraq

Innanzitutto voglio rassicurarti: quella lettera non è affatto una punzecchiatura, non lo è per niente, anzi. Forse (a ben riflettere) è una “celebrazione”: ho voluto portare in chiaro un frammento che ci eravamo scritti in privato, nel nostro atelier.
Quella lettera vorrebbe essere la prima di una serie di frammenti di lavoro sul mio scrivere: sui miei progetti, sugli appunti preparatori delle scene, sugli “studi” di raffigurazione narrativa (analoghi a quelli che fanno i pittori) di cui ho riempito intere agende quando lavoravo ai romanzi che ho scritto. Mi piace l’idea di mostrare i materiali della mia “officina”. Non ti sembra una bella idea? Tutto qui, come vedi: è un progetto che ha un senso, e vuol anche servire come cura ricostituente per rimettermi a lavorare.
E magari parliamo della tua situazione, mi piacerebbe molto. Mi sembra d’intuire il pozzo di senso d’inadeguatezza in cui ti senti: sembra simile al mio, dal quale peraltro non sono ancora uscito. Quindi riesco a comprenderti molto bene, e sono solidale proprio perché i nostri stati si somigliano. Non essere in preda al panico, sono sicuro che da questa situazione usciremo: ne usciremo certissimamente!

 

· 100

aliens


Sai, quando
leggo le tue lettere mi rassereno, riprendo fiducia e ottimismo. Perché standoti lontano e non riuscendo a leggerti in maniera estesa, a volte emerge un pensiero strisciante, che mi prende e mi lascia, e poi ritorna, subdolo: il timore di essere destinato a perderti, prima o poi. E questo pensiero subdolo e strisciante, sempre in agguato, mi mette di malumore e mi fa soffrire, mi fa pensare che, alla fine, non avrò scampo da quella sorda infelicità che tornerà a strangolarmi. Invece, leggendo le tue lettere così entusiaste e piene d’amore, tutto questo si dissolve e torna lo splendore che sei capace di donare: perché il tuo sentimento è autentico e forte. Non solo ti sto facendo del bene, ma anche tu me ne stai facendo moltissimo. Vorrei poterti abbracciare e accarezzare tutti i giorni, anche solo per il tempo necessario a donarmi quella fiducia e quella vitalità che rendono bella la vita e degna d’esser vissuta. Sei con me sempre, da quando riemergo dal sonno e per tutto il tempo in cui mantengo una coscienza. Sei una presenza imprescindibile, ormai, senza te non riesco a immaginare il procedere della vita.

 

Efficienza etica

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L’accumulazione del capitale continua ad avere un valore primario. E non potrebbe essere altrimenti, visti l’epoca e il mondo in cui viviamo. Mondo economico in cui – scriveva Keynes – non sono assicurate né la piena occupazione, né l’equa ripartizione della ricchezza e del reddito, che è arbitraria. Da qui la grande distanza che si è creata fra etica e capitalismo. Finché l’economia sarà una scienza di stampo matematico, in cui si applicano modelli in un contesto sperimentale asettico, riferiti a un puro concetto di economia di mercato, qualsiasi considerazione di tipo storico-istituzionale o etico sarà poco influente. A dispetto del fatto che il capitalismo è comunque una forma di organizzazione storica, quindi ben suscettibile dei cambiamenti che l’evoluzione storica imprime al mondo. E poi, l’economia non è autonoma come scienza in sé, ma è interdipendente con lo Stato di diritto, col quale forma una specie di corpo unico. Quindi, se lo Stato non può dissociarsi dall’etica, non può farlo neanche l’economia. E l’idea che l’economia sia capace di auto-regolarsi, al di là dei fattori politico-sociali, è un’illusione. Imporre l’etica ai mercati attraverso le istituzioni finanziarie è un’altra illusione: l’attività finanziaria lecita non si è poi rivelata moralmente superiore ad altre sue forme illecite, penalmente sanzionate. Insomma, l’assunzione delle regole di mercato come precedenti a tutto, anche alla politica (che vi si deve conformare), non funziona. Almeno, non funziona per creare un mondo in cui si possa combattere la povertà. Forse la povertà non la si vuol combattere perché, se non esistesse povertà, allora non esisterebbe nemmeno la qualifica di “benestante”, e lo status di “ricco” sminuirebbe la potenza del suo significato. Resta il fatto che, stando al buon senso, sarebbe il principio economico a doversi assoggettare alla politica, e non viceversa. Le riforme che vengono proposte dovrebbero rafforzare la partecipazione dei cittadini alla gestione politica del bene comune, e non perseguire solo criteri di efficienza economica, anche a danno dell’interesse dei cittadini.

 

tornare indietro

pier augusto breccia


Devo smetterla di pensare all’ipotetica, fantasiosa, irrealizzabile possibilità di tornare indietro nel tempo — anche solo di poco — per adottare i comportamenti giusti e ri-arrivare a oggi con i vantaggi conseguenti. Facile, sarebbe, come sarebbe facile viaggiare nei secoli con la Macchina del Tempo dell’omonimo romanzo, che ho appena finito di rileggere: si sale sulla macchina e si muovono le leve in avanti e poi indietro, per tornare ai nostri giorni e raccontare ciò che si è visto. A me piacerebbe viaggiare all’indietro, di molti anni, ma devo convincermi una volta per tutte che il semplice pensiero è una sciocchezza, che non merita di esser presa in considerazione nemmeno come puro esercizio di fantasia.
Se le cose sono andate in un certo modo, che a posteriori ci è apparso intollerabile, a un certo punto bisogna farsene una ragione. Se poi lo scorrere della vita si stabilizza, nel senso che una serie di cose torna a posto, allora si potrebbe anche usare la spugna e dare il proverbiale colpo che cancella tutto. Perché non farlo? Non mi risulta ci siano norme cogenti che lo escludono, quindi resta una facoltà di cui ci si può avvalere. Tirare una riga e andare accapo, dice qualcuno; buttarsi tutto alle spalle, dice qualcun altro; rimettere i nostri debiti e quelli dei nostri debitori, dice qualcun altro ancora. Insomma, ricominciare si può.

 

· 64


Qui sembrava
che dovesse venire un temporale e invece poi non è successo niente. Quest’anno non ha piovuto quasi mai: anch’io, pur non possedendo della terra, sono preoccupata per la siccità…
In certi momenti oggi mi sono sentita un po’ triste. A volte mi sembra tutto inutile quello che faccio. E poi questo mondo non mi piace, se ci penso bene. Però dentro me c’è lo stesso una felicità sotto la tristezza: sono felicissima di vivere, anche quando sono triste.
E quando sono tornata a casa ho trovato la tua lettera nella buchetta della posta: è stupenda e mi piacciono moltissimo i tuoi disegni! Ma sai che quell’albero è identico al “mio” albero, quello su cui mi arrampicavo sempre? C’era anche una panchina proprio in quella stessa posizione rispetto all’albero! Comunque, anche tu meriti tanto, non dubitarne più. A volte ti senti un po’ fuori posto, ti vengono dei dubbi, ti senti inutile: ma sarebbe molto peggio se fossi ottusamente convinto di non sbagliare mai, come tanti arroganti che ci sono in giro. Tu sei sensibile e questo un po’ ti fa star male, ma se non lo fossi non sapresti neanche riconoscere e godere delle cose belle che hai intorno. Non smettere di scrivermi: per me le tue lettere sono come un alimento, se restassi senza mi sentirei disidratare. A volte mi commuovono, come ora: che bello quando mi rincuori così, mi dai qualcosa che mi accompagnerà per sempre, mi dici cose che mi resteranno stampate nel cuore e nella consapevolezza di me.
Oggi, nonostante tutto il lavoro da fare, ho trovato il tempo per leggere un racconto di Woolrich assolutamente tremendo e disperante, e una cosa che sto notando è che nei suoi romanzi e nei suoi racconti lui parla sempre d’amore, anzi spesso l’amore è la molla da cui parte tutta la storia. Siccome sono un po’ romantica, la cosa non mi dispiace affatto, anzi (solo che finisce quasi sempre male…!).


· 53

In realtà ho sempre il dubbio di sbagliare, perché troppe volte m’hanno fatto sentire inadeguato. Avere te ora, che invece m’incoraggi incondizionatamente, è una specie di miracolo. Mi sembra d’esser stato baciato dalla Fortuna, o dalla Provvidenza: sapere di essere considerato, con tanta passione e tanta stima, mi fa sentire che il mio posto nel mondo non è immeritato. Allora posso starci senza vergognarmi, e questo è fondamentale! Allora posso ricominciare a costruire. Così continuerò a scriverti, manderò pezzetti di me che resteranno nei ricordi per sempre. Sono preziose queste testimonianze: e quanto preziosi i tuoi consigli, così equilibrati e rispettosi! Ora che ci penso, oltre a tutto il resto, una cosa molto importante che mi dai è il rispetto (come tu l’hai sentito nei tuoi confronti). Tu mi rispetti davvero, in tutti i sensi, con convinzione e trasparenza, come nessuno — da anni, ormai.
A questo punto, ho bisogno di ricuperare l’entusiasmo che ho perso. Ma devo applicarmi di più, senza dispersioni, e devo azzeccare la formula giusta, il passo giusto. Devo trovare in me, finalmente, la cifra che sto ancora cercando. In questo sono incoraggiato dal fatto che sei completa, lo sei irriducibilmente, con il tuo candore e la tua coerenza che mi commuovono sempre. Oggi anche tu ti sei commossa mentre ti parlavo, ma non ricordo più cosa ti stavo dicendo…