La comunicazione grillina

Se per Berlusconi il mezzo fu la televisione, per Grillo sappiamo che è il web, usato però in modo innovativo rispetto a quanto visto finora. Si sono visti altri movimenti nascere ed arrivare fino al Parlamento partendo da internet, soprattutto all’estero, quello che però stanno facendo Grillo, e soprattutto Casaleggio, è un vero e proprio controllo delle aree sensibili per raccogliere consenso al movimento, mediante l’uso di tecniche e persone dedicate al progetto, vuoi per mero spirito di servizio o, peggio, perché pagati per farlo. Non ci sono al momento prove su questa seconda ipotesi, anche se è difficile pensare che si tratti di puro attivismo non remunerato, visto che si tratta di passare ore ed ore davanti al computer a setacciare la rete in cerca di fastidiosi oppositori da emarginare (se non peggio). Così come è ipotizzabile vi siano aree ad accesso riservato nelle quali si prendono le decisioni più importanti, tenendo all’oscuro e fuori dal dibattito buona parte dei sostenitori.

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Vi chiedete cosa c’entra il Tossico (aka il Fatto Quotidiano) in tutto ciò? Beh forse venivan via a poco, le copie languono da tempo a 70mila, gli abbonamenti calano, nemmeno i like su FaceBook aumentano, appoggiare Grillo smaccatamente era un’ opzione da cogliere al volo, magari dopo il primo turno delle amministrative, semmai andassero male.
Gli articoli pro Grillo quelli sì ormai sono un Fatto Quotidiano, la moderazione pure, è probabile che fino alle politiche la rotta sia già tracciata.
Per un quotidiano nato sbandierando la propria indipendenza politica, non è proprio il massimo. Hanno un anno di tempo per dimostrare il contrario.

leggi tutto: http://casarrubea.wordpress.com/2012/06/02/la-comunicazione-grillina

 

IL BAVAGLIO

Il Disegno di legge attualmente presentato in Parlamento — Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., p. 24, alla lettera a) del comma 29 recita:

«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»

Secondo l’allarme lanciato oggi da Wikipedia, i pilastri del suo progetto in rete — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto “DDL intercettazioni”:

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.

Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.

L’obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell’Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l’abbiamo conosciuta fino a oggi.

Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell’onore e dell’immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall’articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.

Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all’arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per “non avere problemi”.

http://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Comunicato_4_ottobre_2011