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Spesso mi sorprendo a sorridere, anche se sono intento ad altre cose o mi trovo in mezzo alla gente. E noi siamo molto attenti alla nostra interiorità. Le mie esperienze sono state importanti per farmi crescere, e le tue anche: perché tu sei cresciuta molto con quello che hai passato. Me ne rendo conto, e credo che il mio giudizio di osservatore sia affidabile. Hai sofferto, e questa sofferenza ti ha forgiata, ti ha resa forte e affidabile, sicura di quello che fai, anche se a te non sembra, perché ti senti quasi regolarmente — canonicamente — insicura. La tua insicurezza è un retaggio, ormai: un retaggio che secondo me ti sta già lasciando, non ti appartiene quasi più, ed è presente solo come “canone” di vita che vedi come tuo. In realtà questo canone è solo illusione, perché la tua vita sta prendendo un’impronta in cui la “insicurezza permanente” non ha più cittadinanza. Questo è ciò che vedo io, guardandoti, ascoltandoti e leggendo quello che scrivi. Tu stai diventando donna, una donna che si assume le responsabilità e non ha paura di quello che si trova di fronte. Sei grandissima, per me. Un esempio e un dono assoluto.

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Una cosa
che mi è piaciuta molto è stata quando, parlando di noi, hai detto che la nostra amicizia non dev’essere chiusa in se stessa ma dev’essere uno stimolo per entrambi (per coltivare la serenità e la realizzazione dei progetti di ognuno di noi). Un po’ come quando avevi distinto tra l’infatuazione che si prova per una persona e il nostro pensarci, che ci aiuta a stare meglio e a lavorare con più entusiasmo. È una solidarietà partecipata che si alimenta di noi, del nostro esistere e pensare. Poi, spesso la tua opinione rispecchia il mio pensiero: abbiamo idee simili e siamo umili entrambi. Ma anche consapevoli delle nostre capacità, sia io che te, sebbene l’insicurezza continui a insidiarci più o meno assiduamente. Io credo che in fondo tu sia consapevole delle tue grandi capacità, solo che non riesci a percepire chiaramente questa consapevolezza. Sei troppo timida e insicura. Ma hai un’intelligenza così chiara e “serena”, così potente che non potrà non vincere la timidezza e l’insicurezza, che sono avversari deboli, se li guardi bene.

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Le cose che vedo in te sono vere, esistono. Se dovesse capitarti ancora di star male o esser triste, di avere le lacrime e il nodo in gola, potresti (se vuoi) chiamarmi: così, forse, potrei aiutarti. Non voglio più che tu stia male. E quell’espressione di cui parli, quella che dici di non riuscire a trattenere, la muta richiesta di tenerezza che ti si dipinge sul viso nei momenti più inattesi, la vedo anche in molti visi altrui. Poi, capita anche a me di provare la sensazione (il timore) di non farcela, ogni volta che mi accingo al compito impegnativo che sai. Perché è un compito difficile e incerto, se ci pensi, quindi questo timore latente rimane sempre. Ma ormai ho imparato a conviverci e a non prenderlo più sul serio: quando fa capolino, continuo a far le mie cose con fiducia, perché ormai ho capito di avere la padronanza del mezzo, e andando avanti si può solo migliorare. Questa consapevolezza finisce per sopravanzare e smentire questo timore, la “vocina” subdola e onnipresente che non si stanca di suggerirmi che forse quel compito è troppo difficile, che forse non ce la farò. Quella vocina non si stanca mai di apparire, ma nessuna parte di me le dà peso. È vero che resta un fondo di insicurezza, il residuo delle grandi insicurezze giovanili; ma i fatti, la pratica, l’esperienza mi permettono di esorcizzarlo e renderlo inoffensivo.