masso erratico

DCF 1.0

Pensa che l’altro giorno da un angolo del tetto è caduto un masso enorme, largo e piatto, che stava lì a fermare le tegole marginali contro eventuali ventate troppo forti. Scivolando insieme alla neve che si scioglieva a blocchi, e quindi funzionava come zattera, è caduto giù con un gran tonfo (attutito, ovviamente, perché s’è conficcato nello strato di neve bella alta). Pensa se ci fosse stato qualcuno sotto!

 

notte

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Da sempre ho il sospetto che alzarsi col nero della notte che ti accompagna per un certo tempo non sia un privilegio. Per me (e per chissà quanti) l’intera stagione invernale non è un privilegio; ma nemmeno una (periodica) condanna: è qualcosa di non ben definito, che mi domando ad esempio perché sia toccata solo a una parte dell’umanità, quella che vive in certe latitudini e non in altre. Poi mi domando: perché il freddo d’inverno? E perché lo spirito tende a soffrire nel grigio del rigore? Dove vivo ci sono colline aspre e spigolose che a volte sento di detestare, quindi mi capita di pensare che preferirei stare in pianura; ma le immagini del grigio e bidimensionale, del freddo periodico, spalmate sul “piatto” non so che effetto mi farebbero. Forse mi darebbero più respiro, chissà.