Ah, sì? (7)

L’Italia non è divisa tra Nord e Sud, ma tra parassiti e produttori di ricchezza. Non ha importanza il grado e il ruolo di ciascuno nel vivere quotidiano, quello che conta è se produci ricchezza oppure se sei beneficiario di una rendita che non ti spetta in relazione a ciò che produci o quello che hai accantonato nella tua vita lavorativa. Dovete pensare all’Italia come ad una nave divisa in due sezioni. Sotto coperta è una galera dove si rema e si lavora duro, , sopra coperta è un nave da crociera di lusso dove si fa festa e si ingrassa.  L’intera nave funziona grazie al lavoro di chi sta sotto coperta e la cui paga viene tassata per mantenere anche la festa che si fa sul ponte. Chi fa festa sul ponte è ben consapevole di quanto è dura la via sotto coperta dunque non rinuncerà mai al proprio privilegio, fino alla fine, anche se la nave fosse sul punto di affondare.

[…]

In conclusione signore e signori, amici produttori di ricchezza (gli altri brucino all’inferno) oggi siate consapevoli, preparatevi a combattere e per intanto mettete al sicuro il frutto del vostro lavoro e del vostro ingegno. Sappiamo che i parassiti faranno di tutto per sopravvivere, sono come un pesce in un secchio con poca acqua, si agitano per mancanz di ossigeno e distruggono tutto quello che hanno intorno. Dunque la soluzione si trova fuori dal secchio. Chi può delocalizzi se stesso e la propria famiglia, chi non  può metta almeno in sicurezza i propri averi e rifugga, per quanto gli è possibile, dal possesso di beni registrati in Italia. L’Europa in questo senso offre opportunità inimmaginabili fino a quindici anni fa.

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http://www.rischiocalcolato.it/2012/06/il-punto-della-situazione-la-bussola-di-rischio-calcolato

 

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Tutte le
volte che mi scrivi di provare questo smarrimento, il mio unico impulso è lo stesso che dici tu… vorrei accarezzarti il viso mentre ti parlo e ti rassicuro… e mi sembra un’ingiustizia dovermene stare qui, lontana.
Lo provi ancora? Sai benissimo che è reale quanto ingiustificato. Non sei affatto inutile, guardati intorno e pensa quante persone allora dovrebbero sentirsi inutili, me compresa. E invece no! E non devi avere paura, di cos’hai paura? Devi stare tranquillo. Cerca di provare a lavorare, o al contrario prova a distrarti, fai qualcosa di riposante o divertente, leggi la mia lettera, gioca col tuo cane e senti quanta vita respira intorno a te e in te. Come puoi avere paura quando non sei solo? Sei parte come me e come tutti di un tutto che ci sostiene quando abbiamo paura o ci sentiamo fragili, dobbiamo solo ricordarcene sempre e riconoscerlo oltre le nostre paure. Forse ti sembrerà che questo sia un pensiero superficiale o ingenuo, e forse lo è, ma a me consola molto quando sono io a sentirmi smarrita. Anche solo guardare le colline, un torrente, o il mare quando sono in villeggiatura, o il cielo e poi me, il mio corpo e il mio spirito, che sono parte di tutto questo, mi rinfranca, non mi fa sentire più sola. A tutto questo, poi, ora si aggiunge il pensiero di te. Resta il fatto che la “cura” migliore, almeno temporaneamente, sarebbe quella che vorremmo entrambi: scacciare insieme quella brutta ombra che si è permessa di turbarti.


Screwed

MILANO, 9 giugno (Reuters)

“The man who screwed an entire country”, l’uomo che ha fregato un intero paese, per usare una traduzione ancora edulcorata del termine usato in copertina nel numero in edicola domani dell’Economist.
Un termine che peraltro in inglese ha varie sfumature.
A otto anni dal celeberrimo ‘unfit to rule Italy’ – inadatto a governare l’Italia – del 2003, è ancora Silvio Berlusconi l’oggetto delle critiche dell’Economist, che in uno ‘special report’ sull’Italia giudica il premier alla luce di un decennio di tassi di crescita definiti molto deludenti per il paese.
L’Italia ha bisogno di un cambio di governo per far ripartire l’economia. È questo in sintesi il messaggio lanciato dal rapporto del settimanale britannico, alla vigilia di una consultazione referendaria che, dopo le amministrative di maggio, potrebbe mettere in ulteriore difficoltà la maggioranza.
“C’è molto in Italia oltre Berlusconi, ma lui è stato la persona chiave della politica dalla metà degli anni novanta, con la promessa di far ripartire l’economia, e, al di là degli aspetti di colore, sull’economia ha fallito” ha dichiarato stamane a Milano John Prideaux, l’autore del rapporto, che auspica un nuovo Risorgimento per l’Italia.
“Berlusconi è un politico brillante, ma se nel 2003 ritenevamo che il conflitto di interessi gli avrebbe impedito di essere un buon premier, oggi possiamo dire che ogni cosa avvenuta da allora ce lo ha confermato” aggiunge Prideaux.
Tra le numerose riforme di cui il paese ha bisogno l’Economist ne individa alcune prioritarie: il mercato del lavoro, giudicato troppo corporativo, la giustizia, troppo lenta, il fisco, da semplificare e alleggerire, e nel medio termine il sistema scolastico.
Ma l’Italia, emerge dal report, può anche contare su numerosi punti di forza: l’imprenditorialità diffusa, una elevata preparazione tecnico-ingneristica (comparabile solo a quella della Germania), l’interesse che a livello internazionale continuano a suscitare i prodotti italiani e le numerose pesonalità brillanti, di mentalità internazionale, attualmente all’estero che potrebbero rientrare con i primi segnali di ripresa dell’econonomia.
“Senza contare che dopo dieci anni di non crescita c’è un grosso potenziale da recuperare” conclude Prideaux.

Quattro mani


Mi è piaciuta molto questa tua incursione nelle scritture “a quattro mani”. È un argomento che ancora non avevo visto affrontare così. Condivido in pieno ciò che dici: quasi tutte le scritture in collaborazione s’inquadrano negli schemi del “genere”. Credo che il motivo sia la sostanziale laboriosità del processo creativo: laboriosità intesa come mettersi al tavolo, stendere un progetto — spesso per blocchi –, discuterlo, confrontarsi, ragionare, cercare, trovare e scartare, provare e riprovare. In definitiva, credo sia un processo creativo che implica necessariamente una laboriosità artigianale, che non può evitare d’inquadrarsi in schemi codificati. Ma l’estro artistico è individuale, non si potrà mai ridurre a un esercizio che, per quanto virtuosistico e ispirato, dovrà sempre esser governato da pragmatiche regole operative. Come giustamente dici, la necessità è quella d’imbrigliare all’interno di strutture fisse una fantasia altrimenti incontrollata. Ma non solo. Se le teste pensanti e creativamente “partorienti” sono due, sono necessari anche altri esercizi: di generosità; di capacità di rinunciare — in tutto o in parte — ai propri impulsi creativi e ideologici per avvicinarsi a quelli dell’altro; di “abdicare” al proprio statuto (illusorio o reale) di artista creatore, per misurarsi in un’altra dimensione, che prevede una comunione d’idee, d’intenti, di visione, di metodologie, di sensibilità.
Ci sono poi le coppie che scrivono per puro esercizio dettato da ragioni commerciali: come certi “noiristi” — della prima o dell’ultima ora — che, stimolati dai propri editori o agenti, si dividono i compiti creando ciascuno la sua parte e poi cucendo i blocchi. In quei casi ci si accontenta di rimediare (ma non sempre) le disomogeneità facendo un lavoro finale sulla cifra stilistica. Ma questa è un’altra storia, che qui non credo c’interessi. Insomma, scrivere in due non è facile, e difficilmente lo si può conciliare con le sublimi categorie dell’Arte.

Paradossi II

BERLINO, 12 gennaio (Reuters) – Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha detto che la Fiat avrebbe buone ragioni per lasciare l’Italia senza l’accordo stretto con alcuni sindacati per ottenere una maggiore flessibilità nelle condizioni di lavoro.

“E’ assolutamente positivo lo sviluppo della vicenda con la possibilità di un accordo tra sindacati e azienda per una maggiore flessibilità nei rapporti. Molto positiva per una maggiore flessibilità del lavoro”, ha detto il Presidente del Consiglio nel suo primo commento sulla vertenza Fiat.

“Se non accadesse, le imprese e gli imprenditori avrebbero buone ragioni per spostarsi all’estero”, ha aggiunto nel corso della conferenza stampa congiunta con il cancelliere Angela Merkel al termine del 18° bilaterale italo-tedesco.

Pretese

Si sa che la pretesa di far tutto da sé — il bisogno di far tutto da sé — è incompatibile con il progresso nella scala delle responsabilità (cioè nella carriera). Più è importante e impegnativo ciò che si fa, più si ha bisogno del supporto di qualche collaboratore; e i collaboratori bisogna saperli guidare, motivare, riprendere o gratificare in modo corretto. Spesso ho visto persone che pretendevano di far tutto da sé, oppure che fingevano di delegare ad altri per poi restar lì a controllare tutte le fasi del processo, come se le stessero facendo loro. Un errore comportamentale che rende il tutto inutile, a volte ridicolo. Di solito è per la mancanza di fiducia negli altri, o per il timore che i collaboratori non siano all’altezza del compito; oppure, al contrario, può essere un complesso d’inferiorità che rende insicuri e fa temere che i collaboratori possano svolgere il lavoro addirittura meglio: in questo caso li si controlla proprio per accertare che il temuto surclassamento non si verifichi.
Un po’ come fanno gli scrittori quando corrono a leggere l’ultimo libro dei loro colleghi e concorrenti: non leggono per il gusto di farlo, ma controllano, a volte con un velo d’ansia che preme allo stomaco. Controllano che il loro concorrente di turno non sia stato più bravo, che non abbia sfruttato vantaggi che possono metterlo in luce e fargli vendere più copie. Oppure che non abbia copiato. Basta uno solo di questi sospetti, che il velo d’ansia diventa prima disagio e poi sofferenza, rovinando le giornate. Brutta cosa, la competizione.

TIPI D’ACCUSO

Dunque, i disoccupati. A novembre la disoccupazione in Italia ha raggiunto l’8,3%, quindi è cresciuta del 1,3% rispetto a novembre 2008. Pare che sia il livello più alto dall’aprile del 2004: significa che prima  di quella data il tasso di disoccupazione è stato anche superiore. Ma questo è il dato generale: vediamo quello riferito ai giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile è arrivato al 26,5%, cresciuto del 2,9% rispetto a un anno fa. Dunque, a patire gli effetti della crisi sono soprattutto loro, visto che il valore è triplo rispetto a quello generale. Che vogliamo fare? Vogliamo aiutarli, ‘sti giovani? E allora comincino a mollare la presa quei vecchi che, dopo aver avuto tanto, restano artigliati al loro posto: potrebbe comunque essere un inizio, mi sembra. Continua a leggere “TIPI D’ACCUSO”

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busta+per+lettera I “piccoli esercizi quotidiani” di cui parlo servono a ricostruire su una specie di tabula rasa. Se per anni ti sei dedicato a un lavoro molto impegnativo e difficile, centrato sulla continua gestione dell’incertezza e dell’emergenza, un lavoro necessario al punto da non potertene mai staccare — rinunciando alle comuni prerogative concesse ai lavoratori — e che ti costringe a quotidiani rapporti problematici al limite del litigio e dell’ostilità, e che ti toglie la forza di sorridere quando riesci a rientrare nel tuo privato, e che ti fa muovere in situazioni piene d’insoddisfazione, diffidenza, sospetto e doppiezza, dove l’operare quotidiano s’impronta a continui tentativi di sopraffazione dell’avversario, finalizzati alla sopravvivenza, dove la dissimulazione, la dilazione, l’inganno, le false intenzioni servono a raggiungere gli obiettivi, e tu hai la responsabilità di farlo, e devi affinare le tecniche per spuntarla sempre — ripeto: sempre, perché soccombere anche una sola volta significherebbe non riuscire a portare a buon fine la missione complessiva che hai accettato, a cui quindi ti sei votato; se, dicevo, ti sei dedicato per troppi anni a un lavoro come questo, in cui ogni giorno tutti ti guardano perché si aspettano da te la soluzione, e la pretendono, perché l’hai sempre trovata, e non concepiscono la semplice possibilità che ciò non riesca per motivi oggettivi, ebbene, se hai fatto tutto questo, hai danneggiato in misura sensibile i tuoi meccanismi interiori e la geografia dell’anima che ti abita, trasformandola in qualcosa di simile a una contea devastata dal passaggio di un esercito.
Quindi, partendo da una tabula rasa di questo tipo, per uscire dallo smarrimento, dall’angoscia cronica, dalla disabitudine a rapporti normali e trasparenti a cui ogni uomo avrebbe diritto — visto che le amicizie, per altri e più lontani motivi, le hai perse da tempo — bisogna appunto ricominciare da “piccoli esercizi quotidiani”, che possono essere i più semplici e diversi. Si comincia col passeggiare respirando l’aria mossa dal vento, accompagnati dal cane, guardando il disegno delle colline; far visita ai vicini che stanno potando le viti o aggiustando il trattore; sedersi, ricominciare a leggere i libri che non si frequentavano da tempo. Questo è un modo per cominciare. Poi viene il resto, di cui – se vuoi – continueremo a parlare. Sul modo pratico di avviare questo percorso le soluzioni sono diverse, ma bisogna ovviamente averle predisposte prima. Ad esempio, prendersi un anno sabbatico per fermarsi, riflettere, scoprire che i rapporti umani e intellettuali si possono ricostruire. Anche da una tabula rasa.