Bookblister: L'editoria è chi l'editoria fa

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Editori che chiudono strozzati dai debiti e lasciano dietro di sé una scia di fatture non pagate lunga quanto la Recherche (poi riaprono con un altro nome o, date le competenze, vanno a fare i consulenti). Autori che non trovano case editrici disposte a pubblicarli, a meno di non proporre progetti sicuri, magari sponsorizzati. Autori che credevano di aver trovato l’editore ma poi il libro non esce una, due, tre volte… si sa, il mercato editoriale è volubile. Agenti che non incassano le royalty e diventano agenzie di recupero crediti. Agenti che vedono contratti firmati “saltare” perché la parola non vale più e pure la firma ha i suoi problemi. Traduttori che se lavorano, non vengono pagati o non lavorano proprio, perché sostituiti da chi chiede meno (meglio se chiede nulla).

http://bookblister.com/2015/02/03/leditoria-e-chi-leditoria-la-fa

Il lettore moderno

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Anni fa si diceva che il lettore moderno deve ottenere — nel senso che ne possiede il diritto — una formazione scolastica adeguata, che gli insegni non solo a leggere, ma anche a saper leggere.

Significa che il lettore dev’essere in grado di riconoscere e capire — poiché l’ha imparato e introiettato — il sistema di norme linguistico-stilistiche che costruisce l’oggetto letterario che sta leggendo e a cui si sta dedicando.

La letteratura, dunque, è fatta così: di intenzioni espressive e di strumenti adottati, che possono venire dalla tradizione, o dagli usi attuali, o da applicazioni originali e poco (o niente) sperimentate, per dare a queste intenzioni espressive sostanza e forma, ovvero corpo e aspetto.

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Questa tua descrizione di cosa può essere la malattia oggi è così precisa e intensa che mi ha tolto il fiato: per un attimo il cuore ha smesso di battere. Adesso è tardi, ma mi ha suscitato tanti pensieri e interrogativi, e soprattutto la voglia di stringerti forte. Mi sono venuti gli occhi lucidi dalla commozione, anche perché, conoscendoti, ho integrato queste tue parole con quello che mi hai raccontato a voce e ho capito ancora di più quanto hai sofferto. Quando parli di come le cure non solo ti lasciano dei segni interiormente ma anche esteriormente, nel volto e nello sguardo, mi sono venute in mente tutte le volte che mi hai detto di sentirti brutto. E, da amante di Kafka (ma pensa anche al ruolo fondamentale della malattia ne “La montagna incantata” di Mann, e in tante altre opere dell’epoca), mi ha molto colpita la differenza che poni tu fra la malattia come poteva essere vissuta nel passato (appunto: la tisi, per es. come strumento conoscitivo o interpretativo della realtà) e la malattia oggi, con tutto il carico che comporta in termini di terapie, aspettative, illusioni e delusioni, sofferenze e così via… È un discorso complessissimo e non avevo capito quanto a fondo tu avessi riflettuto e avessi interrogato la tua malattia, perché sì, me ne hai parlato spesso, ma non da questa prospettiva “interiore” che hai usato qui. Ecco perché ho avuto quel tuffo al cuore. Di nuovo, ti conosco un po’ di più. Perché parti da una situazione tua, ma per trarne una riflessione generale e incisiva. Grazie per avermelo fatto leggere, e ne parleremo ancora, voglio esserti vicina e capirti fino in fondo. Dio, ora che ho letto questa cosa mi sembra che i miei sentimenti per te abbiano fatto un salto in alto!

 

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Questo mi piace: allora il mio essere abitudinaria serve a qualcosa! Sì, ho bisogno che un certo ritmo scandisca le mie giornate e che certi riti si riconfermino quotidianamente, perché mi dà sicurezza e mi aiuta a non perdere la rotta nel mio oceano d’incertezze. Prendendomi in giro, mi dico spesso che il mio ottimismo e la mia regolarità poggiano sul loro contrario, cioè sulla mia visione apocalittica della vita, di fronte alla quale o si sprofonda nel dramma oppure si sorride. E io preferisco sorridere, soprattutto da quando ho consistenti motivi per farlo. Be’, io sarò il tuo esempio per la disciplina e tu lo sei per me per così tante cose che sarebbe lungo elencarle. Anche le mie giornate sono basate su di te: scriverti al mattino, al pomeriggio e alla sera; pensarti, immaginarti, ricordare di noi… desiderare e immaginare il momento in cui ci rivedremo, quando ti correrò di nuovo incontro e tu allargherai le braccia, sorridendo in quel tuo modo irresistibile!
Sì, prenderemo un sacco di tè insieme, vedremo belle cose, fantasticheremo e scriveremo. Ci divertiremo, anche, e ragioneremo sul mondo. Non chiedo di meglio, assieme a te. Stamattina ho poi finito “L’uomo a rovescio”; l’ho letto rapidamente, piuttosto coinvolta, però non lo ritengo niente di memorabile. Certo, sono un po’ curiosa di seguire le vicende dei personaggi. Tra l’altro, questo è precedente a “Parti in fretta”, non successivo, come credevo! Vorrei leggere quello successivo a “Parti in fretta”, lo cercherò in biblioteca. Sì, questo è più adatto ai ragazzi ma forse si annoierebbero; dopo un po’ secondo me perde mordente; all’inizio, nella prima parte del viaggio, c’è più ritmo e più curiosità nel lettore; dopo diventa tutto più lento, più confuso… secondo me non piacerebbe. E in quanto a plausibilità, anche qui… ce ne sono di cose un po’ strane!

 

Leggibilità


Leggibilità di un testo: il grado di leggibilità

Il grado di leggibilità dà una valutazione di un testo in proporzione alla complessità delle sue frasi. Si tratta di un parametro inversamente proporzionale alla lunghezza media delle frasi del testo. In linea generale, il grado di leggibilità varia come indicato nella tabella qui sotto.

leggibilità

Ciò significa che, se scriviamo frasi con una lunghezza media troppo elevata, la leggibilità si abbassa in proporzione. Quindi, solo pochi lettori comprenderanno quello che abbiamo scritto. Attenzione però a non ricadere nell’estremo opposto: in effetti, una lunghezza media delle frasi troppo bassa rende un testo troppo elementare.

Qual è dunque il punto di equilibrio tra leggibilità e ricchezza dei contenuti? Se la lunghezza media delle frasi del testo è di 16 parole, riusciremo a raggiungere il 75% circa dei lettori.

Leggibilità di un testo: il grado di comprensibilità

Un altro fattore che determina la leggibilità di un testo è il suo grado di comprensibilità. Esso è funzione del numero di parole presenti nello scritto esaminato che sono composte da tre o più sillabe. Ecco che cosa bisogna fare per calcolarlo:

  1. Contare le parole del testo con almeno tre sillabe.
  2. Dividere il risultato per il numero totale di parole del testo e moltiplicare per 100.
  3. Sommare il risultato ottenuto al precedente punto alla lunghezza media delle frasi del testo e moltiplicare infine per 0,4.

Il numero che si ottiene esprime il cosiddetto indice di difficoltà del testo o del contenuto web. Da esso, attraverso la tabella riportata sotto, si ricava il grado di comprensibilità. La situazione ideale si ha quando l’indice di difficoltà è intorno a 20, valore che consente al testo di essere compreso da circa l’80% dei suoi lettori.

leggibilità

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http://comunicaresulweb.altervista.org/scrittura/leggibilita-dei-testi