John Elkann e Jeff Bezos

Corriere della Sera, pag. 21: riuniti i vertici di alcune delle testate più importanti del mondo per i 150 anni de La Stampa. Dalla selezione d’interventi, ne pesco alcuni.

«Il rapporto tra i nostri media, Facebook e Google? Loro sono i padroni di casa, noi siamo gli inquilini. Ci stanno alzando l’affitto.»

«Abbiamo il dovere civico di rendere le notizie interessanti.»

«Nei giornali dobbiamo ricreare ogni giorno “Il Trono di Spade”: una storia così interessante che non possiamo restare fuori.»

«Le redazioni saranno più piccole, agili, non formate necessariamente da soli giornalisti.»

«L’indipendenza editoriale è fondamentale, ma giornalisti e aziende devono imparare a lavorare insieme.»

LA PUNTATA IMPERIALE

vespaberlusca

Dunque, “la puntata imperiale dedicata alla consegna delle prime case ai terremotati abruzzesi” (citando dall’articolo di Nazione indiana) si è svolta secondo le previsioni. L’ho guardata stimolato dalle polemiche politiche e di libertà degli ultimi giorni, altrimenti l’avrei ignorata come al solito — Raiuno in primis, ma anche la televisione nel suo complesso, salvo qualche eccezione indotta dalla noia o dalla disattenzione verso il mondo (nel senso che, quando sento un disinteresse verso il mondo, potrei anche trovarmi inopinatamente davanti allo schermo, portato dalla risacca). Ma in fondo un po’ di tv la guardo, ad esempio quando mi preparo la cena e mi siedo al desco a riempirmi la pancia.
Dunque, Berlusconi ha fatto il suo classico show, mentre Vespa tentava di accennare — per esigenze di scena — qualche alzata di testa e osservazione pseudo-critica, ovviamente fiacca come la recitazione nelle fiction meno riuscite. In particolare Piero Sansonetti, della cui inopportuna partecipazione tanto s’è discusso, ha pesato molto poco come fattore del mix, complice anche la sua fede calcistica (avete capito bene), che coincide con quella del premier: non ha mancato di sottolinearlo Bruno Vespa, ed è bastato questo per inficiare in buona parte (so che sembra incredibile, ma a volte basta poco per indebolire un fattore oppositivo) il portato delle sue posizioni, ovvero il suo stesso esserci. La comunanza di fede calcistica, messa astutamente sul piatto da Vespa, secondo me ha stemperato agli occhi del telespettatore la sua contrapposizione di partenza, depotenziandola e addirittura autorizzando l’idea di cameratesche pacche sulle spalle, per quanto immaginarie. A volte l’immaginazione è tutto, e il nostro premier è un grande ipnotizzatore, al punto che ha finito per ipnotizzare anche me — almeno fino a quando mi son alzato da tavola con lo stomaco strapieno e una digestione tutta da affrontare.